‹ Les Français italianisants au XVIe siècleChapitre 41 sur 67 · X. — JEAN DE VAUZELLES · texte numérisé non relu

X. — JEAN DE VAUZELLES

^ Al molto mio signore, il signor Pietro Aretino,

» Signor Pietro, Monsignore Giovanni Vauzelles, priore di Montrotier e maestro de le supplicazioni de la serenissirna regina di Navara, molti giorni sono che egli mi dette la vostra Umanità e Passione di Cristo tradotta ne la sua lingua per mandarlavi, e quai sia Tintercesion sua da lui medesimo, si per le sue fatiche, si ancora per una sua inciusa, a voi, l'intenderete. Ben vi so dire che, corne persona tutta da bene e molta virtuosa, ama e reverisce e voi e le cose vostre. Perô, se vi piacerà fargli risposta, potrete daria al noslro messer Francesco Lioni *, per le cui mani arête questa; et io, corne desidero d'acquistare e rimanere ne la grazia vostra, metterô ogni opra a compiacervi in tutlo quello che penserô farvi cosa grata, pregandovi che per taie mi tegniate quai vedete essere il desiderio mio. Il signore sempre con voi. In Leone il giorno primo di maggio MDXXXIX.

« Tutto di voi :

» Bartolomeo Panciatichi *. »

Six semaines plus tard, Pietro Aretino répondit à la fois aux deux lettres de Panciatichi :

« .... Io ho ricevuto lettre da Vostra Signoria, che mai più non mi scrisse, et insieme con esse quelle de monsignor Vauselles, che mai più non viddi; de la quai cosa mi sono grandemente rallegrato, perciô che neir amicitia vostra avanzo riputatione, e nella sua acquisto gloria : benche sete tenuto di oblige eterno con si alto spirito voi anchora, perciô che, havendo egli traduite in idioma francese La Humanità di Christo composta da me, con i vocaboli che noi parliamo, dovete rin-

* Gio. Francesco Leoni paraît avoir passé sa vie tantôt en France, tantôt en Italie. Il était en France en 1538 lorsqu'Annibal Caro lui écrivait une lettre facétieuse sur la Nasea [Lettere f'amiliari del comm. Annibal Caro, 1742, in-S», l, p. 32). En 1540 il était à Rome {ibid.y p. 125). Au mois de juin 1546 il se trouvait à Florence {Lettere scritte a P. Aretino, 1552, li, p. 279; réimpress., II, ii, p. 104). Le 11 octobre 1555, il écrivait d'Avignon au cardinal Farnese (Amadio Ronchini, Lettere d'uomini illustri conservate in Parma, I, 1848, p. 562). De nombreux sonnets de Leoni sont épars dans les recueils de poésies. Voy. Hugues Vaganay, Le Sonnet en France et en Italie^ à la table.

* Lettere scritte a P, Aretino, 1552, II, p. 58; réimpress., II, i, p. 93.

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gratiarlo de l'honore fatto a la commune lingua, con la carità che lo ringralio io, che mi riputarei indegno de la vita non che del nome, non dimostrandomi inverso di si preclaro huomo con la Iode che io debbo. E perché i gran debili non si pagano con i piccoli esordii, piacciavi, doppo il visitarlo in mia vece, di far si che egli non biasimi Io indugiar io alcuni giorni a rispondere a le parole de i suoi effelti. Io ho fino a qui lenuto i doni mandatimi * dal re di Francia e dal cardinal di Lorena, splendidi e belli * ; ma il présente de la immortalità largitami de lo ingegno eletto del prior di Montrottieri annuUa la magnificentia de la loro liberalità. Di Venetia, il XVI di giugnio M. D. XXXIX \ »

Plus de trois mois s'écoulèrent encore avant que TArétin remerciât son traducteur. Le 23 septembre il lui expédia la lettre suivante :

» A monngnor Giovanni Vamelles, prior di Montrottieri.

« Per esser il giuramento una aiïermation religiosa, a la quale è testimonio Iddio, vi giuro per quella fede sotto gli ordini de la cui veritade siamo nati, che, nel veder io VHumanità di Christo da voi translata di favella toscana in parlar francioso, rifulsi nel viso con lo splendore che rasséréna la sembianza di coloro che hanno fornito di riempiere le orecchie de le voci formate in sua gloria dal grido publico. Hor ecco che la malatia, la quai suole vituperare e non essaltare l'altrui fatiche, si rimane isvergognata da la bontà che mosse la cortesia del vostro intellelto grande ad honorare la indegnità del mio ingegno piccolo, imiti la invidiail costume e la natura di voi, e da sifatto essempio impari a mirar gli studij del prossimo con la discretione che vorrebbe che si mirasseroi suoi, che ciô facendo correggerà i propri difetti con lo acquislo de la bcnivolentia. Non è dubbio che la Iode che si da a le cose che la meritano è fiore de la lingua e frutto del giuditio di celui che ne è autore ; oltre ciô chi altri commenda si usurpa l'aifetione del commendato, perochè l'harmonia de l'udirsi con ragion commendare è si dilettevole e si soave che pare al core che se ne pasce di presentar nulla donando

^ Impr. manda temi.

* Il s'agit des 300 écus remis par le roi à l'euvoyé de P. Aretino, Ambrogio Eusebi, et des 200 écus donnés au môme par le cardinal de Lorraine. Voy. ci-dessus, p. 135, n. 1.

^ Il secondo Libro de le Lettere di M. Pietro Aretino fParigi, 1609, in-8), fol. 77.

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