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da i Francesi che di cuore mi difendano contra di tali monstri senza ^iuditio et maligni con tutle le circonstantie. Ma pcr non esser eglino autori délia invidia, bisogna perdonargli la villania di si comune peccato, che assai mi vendicano con si f^itta sorte di bcstie l'opère con che pongo in ammiratione gli huomini di ammiranda doltrina, come è la vostra ; che solo basta a testimoniare ch'io sono di qualche momento, con il mezo de i libri di mio, tradotti dalla penna vostra in lingua gallica, che se non ci fosse stato il mcrito, la circospetta di voi prudentia non l'havrebbe al re et alla regina dicate. Ma, per esser pazzia il non ridersi délia libéra licentia del parlar d'altrui, più toslo mi compiaccio dei diversi pareri di chi s'ingrassa in tassare hora celui et hora costui, che me ne conturbi, conciosia che quegli istessi che mi lacerano vcngono a confessare. tacendolo, che io quai cosa sono, che se niente io fussi non porrebbono bocca al mio nome. Hora lasciamo cotali satrapi da parte et entriamo in M. Battista da Parma libraio ', il quale tengo in laffetione da figliuolo, che in vero egli è di buona creanza et gentile creatura al possibile; ne vi crediate che non mi habbi presentato il dono per cortesia, che certo è pur troppo cortese; ma la bellezza del disegno in miniatura disteso gliene fece venire uno appetito simigliante alla ingordigia che fa ladri i cestaruoli di quel frutti che a casa d'altri portano. Di poi tutlo di si usa il prevalersi di cosi fatte gentilezze ; onde, dopo un poco di colera, è grandezza il pigliarsi tali furli in ischerzo. Mandai una mcdaglia d'oro che passava il prezzo di XXV scudi al duca Ottavio * et la consegnai qui al maestro de i corrieri con obligo di pagarmela perdendosi ; ne si diede a chi ella andava, ne si è mai pagata a chi si deveva; il che mi sono rccato in pacientia, si che, in luogo di punitione, rendete la pace vostra al sudetto giovane, che ve ne supplico in gratia di quella fraterna carità di amicitia tra noi conlratta per mezo dclla virtù et délia bontà vostra et mia. Di Maggio in Vinetia. M. D. XLVIII.
» Il richiedcrmi voi di alcuna mia compositione per il re Henrico, mi ha incitato a mandarvi la Horatia, Iragedia, pcrdonando il suo non esser' legata realmente alla sollecita partenza del provinciale, la reve-
* Le libraire s'était probablement rendu aux foires de Lyon, et Jean de Vauzelles avait pu lui remettre un paquet pour Pietro Aretino. On trouve dans le recueil des lettres de l'ArcHin (1609, II, fol. 26) une lettre adressée, le 22 juin 1638, à « Battistino da Parma ».
* Ottavio Farnese, né en 1524, duc de Parme en 1547, mort en 1586.
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renda paternità dei quale, pcr le moite importantie delle dispute al capitolo, tardi mi appresentô le vostre '. »
Les lettres, souvent confiées à des voyageurs peu pressés d'arriver au but, ne parvenaient souvent à destination qu'avec un long retard ; aussi ne fut-ce que le 20 novembre que Jean de Vauzelles répondit à Pielro Aretino :
« Al signor il signor Pietro Aretino.
» Quei gran favori e carezze faltemi da principi e principesse in questa sontuosa intrala fatta al nostro re Arrigo in quesla sua città di Lione (i mirabili trionphi, ordini e dissegni délia quale spero mandarvi subito che saranno scritti e ridotti nel loro ordine 'j, i detti favori, ne quante altre accoglienze, non m'hanno dato tanto contentamento quanto la minor affettion di quelle, che messer Malheo Sufferone ^ mercatante fiorenlino, m' ha delto che mi portate, essendo lui venuto a visitarmi in nome vostro, et al quai cosi al favor vostro monstrai il mio cabinetto pieno di quelle singularilà e taie che lui vi potrà dire. E non ho io ragione di stimar piii quel buon ricordarvi di me, di voi dico, che sete re dei divini spirti, che di tutti i re delle cose temporale, conciosia che non c'è nessuna comparatione dal spirituale al temporale ? Or ve ne ringratio io di quel cuore, chi ebbi le vostre con VHoratia *, che mi degnasle mandare, poco fa, per il générale deir ordine carmelitano *, il quale similmente m'assicurô forte dei buon voler che portate a me, che non merito d'esser, non dirô scritto nel cervelle pieno delle fede.
' Lettere di P. Aretino, 1609, IV, fol. 275 vo-276.
* L'entrée du roi Henri II eut lieu le 23 septembre 1548; la relation n'en fut publiée qu'en 1549.
^ Matleo Sofferoni fut maître des postes à Lyon,- mais il ne l'était peut-être pas encore. On possède une lettre à lui adressée par Pietro Aretino en date de février 1548 [Lettere, 1609, IV, p. 15 i).
* L'Horatia || di M. Pielro || Aretino. || Con Gratia & Priuilegio- 1| In Vinegia Appresso Gabriel \\ Giolito de Ferrari \\ MDXLVI. In-8 de 56 fî. chiffr., car. ital.
Le f. qui suit le titre contient une épUre « A Paolo terzo, gran vicario di Christo », en date de Venise, 1®'' septembre 1546.
Cat. Rothschild, II, n° 1465.
Le volume envoyé à Jean de Vauzelles était sans doute la réimpression de 1548.
* L'ancien provincial de Narbonne, dont Pietro Aretino parle dans sa lettre du mois de mai 1548 (p. 150).