X. — JEAN DE VAUZELLES
délie più smgulare preciosità dal mondo, nel mmor luoco di vostn sensi naturali, i quali per contemplalione gli rappresento nelli occhi délia mente mia cosi al vivo, che mi par hor hora esser in Vinegia nello allogiamenlo del signer Pietro Aretino, dove alla sembianza et al parlar io veggo una maestà più grande che quella riputata nei suoi scritti sopra tutti quanti soprana, di modo ch'io confesse (come ancora quelli che l'hanno visto l'affirmano) che la vostra presenza non scema nuUa del vostro nome. Ma sopra tutto mi mette nel spavento deir admiratione a non veder nella caméra vostra libri nissuni, ne cosa altra che solo carta, inchiostro e penna, non mi potendo facilmente persuadere che da questi instromenli soli potetene cavar un cosi gran mar di tante eloquenze e saper che ne derivano e si spandono per tutto il monde, tal che l'origine di tanti vostri libri è a tutti quei che vi cognoscono assai più incerta che quelle del Nilo. E chi ne vorrebbe disputare più oltra, bisognarebbe conchiudere il vostro saper non procedere da questo monde basse, come fa quel gran tiume, anzi d'una divina intluentia, la quai non si pote acquistar ne per fatiga de studi, ne per instruttione umana. Ma a che voglio io rhettoricar dinanzi la istessa Rhetorica ? Certo ch'i non potrei fuggir simile reprehensione a quella che da Hannibale ricevè quel philosophe Formione, il quale, lasciando sua lettura ordinaria di philosophia, volse ancora raggionar délia guerra dinanzi tal capo délia militare disciplina, il quale Io giudicô assai più pieno di pazzia di quanlo altro ch'havesse mai visto. Ma essendo io assicurato di quella voslra umanità grandissima verso di me, imputarete a un desio ch'i ho di non rappresentarmi veto dinanzi a voi (ch'io tengo per un altro mio re) come n'era la costuma di non comparire dinanzi i re di Persia. Per questo vi mande per questo portatore un tonde piccolissimo di santo Antonio, simile a quelle ch' altre volte vi mandai e non ricevuto da voi '. Et qui dope mille saluti per V. S. pregarô Die vi doni cento anni di sana e felice vita, ripregandovi ancora si degni mandarci qualche cosa uscita del modello vostro per riverirla come anchora io v' honore. Di Lione, a' XX di novembre.
* Il s'agit vraisemblablement d'une assiette avec une figure de saint Antoine, ou la tentation de saint Antoine, peinte en émail. Nous avons la preuve que Jean de Vauzelles faisait travailler les émailleurs. Benjamin Fillon possédait une couverture de livre en émail sur laquelle on voyait les armes des Vauzelles (un vol), accompagnées de la devise : Sub umbra [alarum tuarum] protège me. Voy. le Catalogue raisonné de l'exposition des beaux-arts, etc., organisée à Nantes en 1872, série IV, no 10.
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» Vi prego humilmente non dimenticar mandar qualch'una operelta vostra, vecchia o nova, pur che ancora non vista.
* Del vostro divino spirito lo divotissimo :
» Je. DE Vauzelles,
» Prior de Montrottier ^ »
Les étranges flalleries que le prieur de iMontrollier adressait à Pietro Aretino exprimaient peut-être des sentiments que Vauzelles partageait avec beaucoup d'autres. Giuseppe Orologgi, écrivant, de Rouen, à Pietro Aretino, le 13 octobre 1550, lui dit que, s'il a des détracteurs, il n'a qu'à venir en France :
« lo giuro a Vostra Signoria che non vado in luoco chio non trovi de l'opre di lei sopra le tavolc, e non parlo con huomo che, sapendo ch'io sia Italiano, non mi domandi de '1 divino Aretino. E se Vostra Signoria non me lo credessi, gli manderei La Vita di Maria vergine^ quella di santa Caterina *, La Humanità di CristOf I Salmi et II Genesi, tradotte in questa lingua. e sono iette con tanta sodisfattione che non si polria dir più. Crederô bene che, se venissi mai in aninio a Vostra Signoria di veder le grandezze del sire Cristianissimo, prencipe scnza pare, e questa région felicissima, che la entrala sua ne le città di Franza, ollre le statue che se le sacrerebbero, si potria aguagliare a quella di Sua Maestà in questa città, la quale è stata superbissima, e potria andare con molti trionphi antichi, onde si puô veritevolmente dire che questo sia i! primo prencipe de '1 mondo ^ »
* Lettere scritte a P. Aretino da molti signori, ecc. (Venezia, Marcolini, 1551-1552, 2 vol. in-8), II, p. 414; éd. de 1874-76, in-16, II, ii. p. 323.
* La Vita di Maria vergine avait paru vers 1540 ; La Vita di Catherina vergine avait été imprimée en 1539 et 1541; les bibliographes ne citent pas les traductions françaises de ces ouvrages ; cependant il est à croire que ces traductions ont existé. Au mois de décembre 1550 TArétin écrit à l'architecte SebasUano Serlio à Lyon :
« Saluta monsignore di Monlrotlieri il mio cuore, pregando voi che vogliate mandarmi le tre opre da lui tradotte di mio, con La Vita di Maria vergine et di Caterina santa, pur tradotte in francese » {Lettere, 1609, VI, fol. 34, vo). L'Arétin était très fier de ces traductions. Dans une lettre écrite en janvier 1553, il exprime la joie qu'il éprouve en pensant que plusieurs de ses ouvrages sont ou vont être traduits en allemand et en latin {Lettere, 1609, VI, fol. 131).
^ Lettere scritte a Pietro Aretino, 1551-1552, II, p. 369; éd. de 1874-76, in-16, II, II, p. 251.