X. — JEAN DE VAUZELLES
posporesti in gran elegantie, invention! e bei discorsi a molli vostri modérai et antichi. Ma, perché le rime nostre sono assai difficile a chi non le ha usale, non mi sono altramente disposto a mandarvene, bcnch' io non dubito che le giudicaresti degne d'esser italiane per piii gratia. Hora, sapendo che siate huomo libero, corne ci havete assicurati, ne son stato men lieto che si qualch'uno m'havessi liberato di captività ; perché credendo vostro spirto captivo in servitù d'una tal tirannia che si dice esser in moite donne, io ero già da comporre epitafi di vostro spirto sepulto nello impaccio délia stracuragine di non essaltar più quella vostra fama, se quella sin al cielo elevata si puô di più alzar. Tanto prosperiale in quella liberlà tanto da me desiderata a pari vostri, quanto il signor Sebastiano con la signora Francesca sua consorte se ne sono meco rallegrati^ Et perché io ho a questi giorni, cioé novamente, edificato un tempio a l'honor di quella benedetta Madalena, mi sono ancora deliberato di fargli un tempio spirituale intitolati II Magdalon de la Madalena, al quai voglio rinchiudere quanle Iode trovarô scrilte di lei, dove non lascio indietro quanto n'havete detto nella Humanità di Cristo, tanto dotlamente quanto elegantissimamente, di modo ché ciô mi da animo a pregarvi in favor suo e massimamente in honor di colui che tanto Tamo e tanto gli rimesse, di rimettere la dotta man vostra a descrivere la vita sua sopra tutte le pénitente santissima, perché questa vostra spiritual penna descriverà et illustrera più questo suo tempio con un sol tratto suo ch'io con quante carte saprei empire, ancora ch'io fussi (voglio dire) agiutato da i più dotti e celebrati. Et se in questo posso aver tanto favor verso di voi in gloria sua, assicuratevi ch'io non vi mancarô del debito mio a farle subito stampar quivi, cosi in lingua vostra e sotto nome vostro, come tradurrole in lingua nostra colla perpétuité di quelle opère vostre da me già tradotte, sendo sicuro ch' al sol nome vostro ci agiugneste tanta ammiratione ai lettori quanta divolione ai osservatori délie santé e pénitente orme sue'; pregandovl che di ciô e di quante altre cose ch'io possa me comandiate con quel cuore che più vi desidera e libéra e longa vita. Di Lione al di IlII di Marzo MDLI.
« Del vostro real nome sempre divotissimo :
« Jo. DE Vauzelles, Prior de Montrottier ^ »
* Il s'agit de l'architecte Sebastiano Serlio et de sa femme. Cf. cidessus, p. 154, n. 2.
' Le Magdalon que Jean de Vauzelles se proposait de publier ne semble pas avoir paru.
^Lettere scritte a P. Aretino, 1551-1552, II, p. 417 ; éd. de 1874, II, n, p. 328.
158 X. — Jean de vauzelles
Voici maintenant le description de l'édition lyonnaise, édition dont, en Italie même, nous n'avons rencontré qu'un seul exemplaire :
Ternali || di M. Pietro Aretino || in gloria di Giulio || Terzo Pontifice || christianissimamente || raagnanimo || et || délia Maestà || de la Reina || Christianis- || sima. || * || M. D. Ll [1551]. — [P. 30, au-dessous de 4 lignes de texte :] In Lione || Per Giouannidi Tournes \\ nel M. D. LI [1551]. In-8 de 30 pp., car. ital., et 1 f. blanc.
Le volume n'a qu'un simple faux titre, au v^ duquel on lit l'épître suivante :
« At divin Pietro Aretino.
» Quella traditora di Fama, hoggi (si puô dire) pi va da far ballar cittadini nonche contadini, sera mossa su tra i tromboni délie ciltà nostre di qua con una cerla musica nuova insu le Iode di non so che felice consorte délia divinità Arelina già tanto libéra; di modo che, con questo suo canto non più sentito, ognun si moveva a entrar nel ballo délia commune allegrezza delli amici vostri, et erano da fatto da gittarsi fuora del rispetto loro per rallegrarsene con voi. Ma ecco che la Syrena vostra, travestita d'un sacro manto pontificale et di una tyara di pura divinità tralucente et con un sceplro di gigli purissimi da una mano, et da l'altra con una di quelle santé palle rozze la quai sola bastava per grandezza sua a designar tuto questo nostro globbo terrestre, ci fè sentir una harmonia quale propiamente sentono quelli che odono quella de i moti délie sphère céleste. Et tanto più si faceva sentire, quanto più si alzava su la gelosia délia libertà in barba d'inimici di verità tanto tempo concessavi dalla liberalità di divini influssi liberi ; onde quella cicala del populazzo a quelli angelici accenli dispari subito in commune Ictitia di tutti, comme in confusion sua, et ci lasciô guastar adaggio quesli divini Ternali vostri, i quali havemo fatto ristampar quivi in gratia sua, come in Iode vostra, acciô sappia Italia (che) quanti sono amatori della hbertà concessa alla et à matura délia felice et immortal vita del signor Pietro Aretino, per gratia divina huomo libero. Di Lione, a di xvij aprile M. D. LL »
A la p. 3 est la dédicace en prose de Pietro Aretino « Al nostro Signore », en date de Venise, le dernier jour d'octobre 1550.