Âmor, che nel pensier mio vive e régna
£*1 suo seggio maggior nel mio cor tene,
Talor armato nella fronte vene,
Ivi siloca ed ivi pon sua insegna.
Quella ch* amare e soiïerir ne *nsegna,
£ vuol che *1 gran desio, Taccesa spene,
Ragion, vergogna e reverenza affrene ;
Di nostro ardir fra se stessa si sdegna. Onde Âmor paventoso fugge al core,
Lassando ogni sua impresa, e piagne, e tréma
Ivi s^asconde, e non appar pih fore.
Che poss' io far, temendo il mio Stgnore,
Se non star seco infin ail' ora estrema?
Che bel fin fa chi ben amando more.
« Tanto è grande ed intralciata la selva délia scienza amorosa, che chi
Varchi commente avec le même scrupule chaque \ers, chaque mot de son auteur. Il se livre sur celui-ci au môme travail d'analyse que Dante accomplit sur luimême dans les déductions dont il accompagne sa fameuse
senza la scorta di gran dottrina temerariamente vi s*iinbo3ca, dopo non lungo viaggio conviene che per essa awolgendosi si smarrisca ; e quinci è avvenuto che molti, nel dare la deflnizione ad amore indistintamente procedendo, non hanno compreso ed abbracciato ciascuna spezie di quello sotto un medesimo génère, o dagli effetti diversi che da quello resultano descrivendolo, non hanno investigato la vera natura sua; laonde non sarà in tutto senza cagione, se, per chiarezza délia prima e più necessaria parola di questo sonetto, che è amorc, non già per presumere molto sapere, ma per accomodarci a dire il concetto nostro più acconciamente che possiamo, noi andremo, non diffinendo, che troppo superba impresa sarebbe, ma distinguendo le spezie deir amore, attribuendo a questo luogo quella che ne parrà più verace. Divideremolo adunque in quattro principali spezie, Tuna délie quali chiameremo amor divine; la seconda, naturale e comune; la terza, umano nomineremo, e la quarta, ferino ovvero bestiale. Amor divine diremo noi quello che ha Iddio in amando egli tutte le cose fatte da lui con volontà ch* elle si conservino, e si augu^ mentino. U naturale e comune, come che tutti procedano dal voler divino, quello che muove le cose celesti alla provvidenza délie terrene, come il rivolgimento de' cieli e de' pianeti, e le terrene ad aspirare a quella provvidenza, come nelle piante il desiderio del sole e délia luna, e le simili e compatibili al comunicarsi tra di loro, siccome la calamita al ferro, ed il grave al centre. L'amore umano è quello che è in noi, il quale ridivideremo in intellettivo, ed in sensitivo, chiamando intellettivo quello che, rivolgendosi alla contemplazione di Dio e délie sue fatture, ama lo stesso creatore. Il sensitivo, che è di grade minore, riâguarda gli obbietti piacenti ed amabili, solo a fine di arrecare diletto a' sensi per lo mezzo degli stessi obbietti. E questo sensitivo, ovvero sarà intenzionale e mentale, per dir cosi, cioè, che consiste nell' intenzione e nella mente senza nullo atto esteriore apparente, e che creandosi solamente col vedere o coir udire cosa che piaccia, non desidera dilettare a niuno altro sentimento, che air udito ed alla vista, e che puote aver la mira cosi aile cose celesti, come aile mondane : ovverro sarà corporale, cioè, che con tutti i sensi del corpo aspira di godere umana bellezza, di cui si com^ place ; ma perché questo alcuna volta ritrovasi senza desiderare il natu- 'rale congiugnimento, ed altro consimile desiderio, sarà da dividere in queste due parti. Quello poi che appetisce la congionzione, ovvero è
314 LES MËDIGIS.
Canzone à Guido Gavalcanti^ Le génie nouveau de l'Italie tient encore au Moyen-Age par ces scolastiques attaches. Varchi note avec soin la thèse poétisée dans le premier quatrain du sonnet :
Non ha l' ottîmo artista alcun concetto Ch' un marmo solo in se non circoscriva Col suo soverchio, e solo a quello arriva La man che obbedisce air intelletto.
Cette thèse n'est autre que celle d'Aristote sur les Idées : — Forma agens respectu lecti est in animo artificis (la forme agissant en vue d'un lit est dans l'Ame de l'artisan).
coniugale,eper conseguente onesto, owero risguarda a qualunque obbictto, e questo è ancora comune aile bestie, ov? ero ad obbietto particolare, che a dismisura aU* amante piacendo trae da quelle tutto ranime, e lutta la liberté, traportandola neU' amato; e questo, perché ingiustamente ama, è biasimevole, e di pena degno, ed è quello onde noi diciainD veramente altnii essere innamorato. Il ferino amore e bestiale è quello che, senza riguardare a bellezza veruna, naturalmente appetisce sfogare il suo desiderio, e questo indifferentemente è proprio di tutti gli animali senza ragione. Ora di quale di questi cotali amoriil nostro Poeta amasse non dee da veruno dubitarsi, perciocchè essendo uomo non poteva amare in altra guisa che umanamente ; ma a quale umano amore egli avesse piegato il pensiero, voglio che al présente avvisiamo, che a quello che not dieemmo intenzionale e mentale egli fosse rivolto, il quale, come che da natura sia diritto e buono, nondimeno è pericoloso di corrompersi, e di divenire disorrevole e pessimo, come al suo luogo ci affaticheremo di dimostrare. »
(Letione di Mighelagnolo Bdonarroti, néil^ Accademia délia Crusca detto VImpastato, sopra il sonetto del Petrarca che comvnda : Amor che nel pensier mio vive e régna. — Rime di Mighelagnolo, ec, col coroento di G. Biagioli; Parigi, 1821, p. 298-301.)