‹ Lettres du Cardinal Mazarin pendant son ministáere (volume 4)Chapitre 48 sur 125 · Voy. ci-dessus, p · texte numérisé non relu

Voy. ci-dessus, p

4 Achille II de Harlay fut nommé procureur général du Parlement de Paris en 1 66 1 ; il mourut en 1671. (Voy. plus loin l'éloge que Mazarin fait de ce magistrat.) Son fils . Achille III, devint Premier Président.

Sept. i65i. dine, cli'io doveva attenderne, sarà prudenzad'havere sempre l'occhio à suoi andamenti, et di avvertire la Regina ch'io non posso prendervi confidenza, sinche Sua MaesLa medesima riconoscà in efl'etti che la di lui intentione verso la mia persona et interessi étale come lo protesta.

E vaglià il vero, se il detto Mareschal continua d'havere una stretta amicitia con la Beaumont1 e col commendatore di Jars2, che, per quello intendo, non perdono alcuna occasione di nuocermi con la lingua, giàche non possono in altro modo, havrei giustissima ragione di dubitare che le dichiarationi, che si fanno dal sudetto Mareschal di volermi servire, non fossero sincère, ma che si avanzassero solamente con fine di rendersi con queste apparenze grato alla Regina e di poter cosi più facilmente accreditarsi e provedere meglio à suoi avvantagi.

M. d'Harlay è un huomo d'honoré et in concetto universale di puntualissimo osservatore délia sua parola e di zelante e constantissimo con i suoi amici. Io sono molto tenuto aU'affetto che mi dimostra, sopra di che Bluet3 m'hà scritto moite particolarita. Vorrei percio che, per mezzo del detto Bluet e de! duca di Mercurio medesimo, sapesse ch'io me gli professo ohligato, ch'io non rivochero mai in dubbio le cose, délie quali saro assicurato per sua parte, e che desidero con passione havere campo di servirlo.

M. Bluet m' assicurà ancora in termini assai precisi délia buona volonta di M. di Ghasteauneuf , e mi dice che dimandavà d' haver meco una intiera unione, e si offerivà d'intraprendere tutto quello ch'io havessi desiderato per mio servitio, in che m'accennà che havevà ancora operato M. d'Harlay. Voi sapele in che maniera-hô servito M. di Chasteauneuf, e percio è superfluo di stendermi nella materia, tanto più che di gia è nelposto che desiderava4, ethavra saputo dalla Regina con

1 Voy. sur M"" de Beaumont, ci-dessus, 4 Nous avons déjà dit que Châteauneuf p. 26, note 7. avait été nommé chef du Conseil après la

2 Voy. 1. 1, p. 9 3 4, des Lettres de Mazarin. déclaration de la majorité du Roi; mais on 1 II a été question ci-dessus, p. 371, ne lui avait pas accordé la charge de garde

note 5, de cet avocat, qui était un des cor- des sceaux qu'il désirait, et qui avait été respondants les plus zélés de Mazarin. donnée à Mathieu Mole.

DU CARDINAL MAZUtIN. 449

chefervore io l'habbià supplicala à mettervilo. Intanto godo in estremo Sept i65 di vedere buoni sentiment! che ha per me, e desidero che si gli ne rendano alVettuose gratie;ma non altro che gTeffetti potranno persuadermi à lidarmi di lui, giache délie parole non nie ne sono ben trovato; egli sa meglio di nessun altro quello si possà e debbà prcsenteinente lare per sollevanni in qualche modo da inali trattamenti, che sopporto do|>po otto inesi, et io non dubito ch'egli pensi seriosainente à farmene godere gTeffetti, unito con M. il Coadjutore e col Primo Présidente. Ad ogni modo sarà bene di comminciare à prcgarlo instantemente. per mia parte, ad impiegarsi per condurre à fine con pronlezza il negotio di Brisach, tanto più che sono slato per parte sua più voile assicurato che. nella minorité medesima, il duca d'Orléans havrebbe acconsentito ch' io mi vi potessi rilirare, et hoggi che il Re è padrone, non mi pare che possà nascere grand' inconveniente quando Sua Maestù mi permellesse di andarvi, benche S. A. R. non vi desse intieramente le mani.

Se il negotio di Brisach fosse aggiustato ô in procinto d'esserlo in pochi giorni, senza apparenza di poter presentemente oltenere che almeno mi fosse permesso di vedere secretamente e per poche hore le Loro MM" , mi si polrcbbe spedire in diligenza per dirmi di avvicinarmi alla delta piazza prima che si entri nel rigore dell'inverno. Pono certo che madama di Chevreuse et M. il Coadjutore s'impiegeranno elïicacemente à mio avvantaggio, M. Bartet havendomi, per loro parte, scritlo quanto havrei mai potuto desiderare in questo proposito, et io corrispondendo in ogni miglior modo à servirli, penso, in una memoria à parte, accennare quello m' è venuto nel pensiero che si potrebbe lare per mia giustificatione, accio si consideri da miei amici se il camino, che io propongo, fosse buono per conseguirla.

Io mi trovo grandemente intrigato con i continui dispacci, che ricevo dal conte di Brienne, per i quali mi stringe gagliardamente di andare à Roma, e vi assicuro che tanto nellesue letlere, quanto in quelle del Re, usa termini assai stravaganti; lui è in possesso di non sapere quello si dica e di esplicarsi cosi maie per lettere, che necessitano più di glosa

.1LME ->AllO>

Sept. 1601. et d'intrepretatione che l'Apocalisse, e benche M. Bailet, per parte délia Regina, mi scriva qucsto medesimo e mi dica di non mettermene in alcuna pena, e di farc quello più mi piaccrà, ad ogni modo vi confesso d'essere grandemente piccato del procedere di Brienne, il quale ha voluto, in qnesta occasione, havere più riguardo à quello che, per opéra di madama d'Aiguillon, di Ghavigni et d'altri, si fa proseguire contro di me dal duca d'Orléans, à chi danno artificiosamente continui spaventi del mio ritorno, che alla riputatione délie Loro MM1" et alla nécessita di far conoscere al mondo, col riparare in qualche modo il mio honore, che la Regina, nella minorità del Re, è stata sforzata à chiudere gl'occhi aile persecutioni, che mi sono state fatle per evitare inconvenienti maggiori. Questo conte di Brienne hà il talento che voi et ogn' uno sa, è leggerissimo, è governato intieramente dalla moglie l, cosi stravagante nella divotione, come in tutto il resto. Sô di certo che Ghavigni e madama d'Aiguillon dispongono di lei e del marito, come più loro piace; sic che vilascio pensarese devo attendere alcuno avvantaggio, mentre il conte di Brienne s'intrigherà délie cose mie. Io ho riposto, col senso che doveva, aile impertinenze, che m'hà scritto con una passione, che vi giuro che, se Chavigni e madama d' Aiguillon havessero fatte le minute délie lettere, non ne haverebbero mostrata tanta; ma se seguita questo stile, io lo mortificherô in modo che riconoscerà, in effelti, che la stima, ch'io faccio di lui, è quella medesima, che io gli esplicai in presenza délia Regina, la sera che partii da Parigi, perche volendogli, ail' instanza di Sua Mtà, fare qualche civiltà, e participarli la risolutione che havevapresa di partire, mirispose in un certo tuono, che mi obbligô à dirli le sue verità, et à trattarlo come meritava; e confesso ch'io hebbi gran torto à condonarli l'errore et abbracciarlo ad instanza di M. Le Tellier, che me lo condusse in caméra à farmi scuse, e non lasciar eseguire à Sua M& la risolutione, che havevà presa di farlo ritirare2.

1 La femme d'Henri-Augusle de Lomé- 2 On peut comparer les Mémoires du

nie, comle de Brienne , était Louise de Béon , comte de Brienne le père (Henri-Auguste de qui mourut en 1667. Loménie), pages 128-199 de l'édition Mi-

Non ho liavuta occasione di dolermi di lui se non in questo rincon- Sepi. 1661. tro, che lia cambiato dal bianco al nero, nienlre havendonii inviali ordini precisi di non andare à Roma, adesso là tutlo il contrario per rendersi gralo al duca d'Orléans epiacere à Chavigni, à madama d'Aiguillon et ad altri, che s' interessano in queslo viaggio per trovare loro conlo nella mia perdita inticra. 0 la Regina gl' ha dato ordine cViuviarmi quelli del Re, per tre lettere consécutive, dandare à Roma, e di scrivenni cosi precisamente, conie egli ha fatto péril medesimo effetlo, senza parlare ne délia mia sicurezza, ne del mio honore, ne délia mia sussistenza, 0 l'bà fatto di testa sua. Il primo non puo essere, poicbe quando la mia disgratia fosse à segno che, in cambio d'essere protetto nella maggiorità e di vedere reparate l'injurie, che, con tanto detriinenlo délia regia aulhorità, mi sono statc latte, io dovessi essere del tutlo sacrificato e vedere authorizzati i miei persecutori, sono certo che, se la Regina si fosse veduta constretta à questo, m'havrebbe Ella medesima [fatto] sapere la sua volontà, corne hebbe la bontà di fare nella mia sortita di Parigi in quella del Regno, e nell' allontanarmi sino al Rheno, senza che ne amici, ne offerte di piazze, ne truppe, habbino havuto forza di persuadermi il contrario, essendo risoluto di obedire ciecamente, per quanto sarà in mio potere, à tutto quello che Sua Maestà mi fara conoscere desiderare, et essere di suo servitio, di maniera che concludo che il conte di Brienne, senz1 altro ordine délie Loro MMla, per compiacere à miei nemici, m'habbi scritto ne i termini, che ha fatto, et in queslo caso io ne domando giustitia aile MMla Loro, che non possono negarmila senza farmi gran torto, e pregiudicare non poco al loro servitio, lasciando di punire severamente i loro ministri, quando sono si ardili d'impiegare il loro nome senza haverne ordine.

Io vi prego, cou tutto il cuore, di fare in sorte, che M. di Mercurio, e tutti li miei amici le quali havranno conoscenza di quello vi scrivo in questo particolare, parlino fortemente alla Regina, accio si compiaccia

chaud et Poujoulat. La scène y est ra- devait s'y attendre, sous un aspect tout difconlée tout au long et présentée, comme on férent.

Sept. i65i Carrai ragione de! cattivo trattamento, che ricevo daleonte di Brienne, che di timoroso, ch'ogli era , diviene ardito à perseguitarmi et ad unirai in ciocon miei nemici, eforse havrà creduto di non poter megliopagare à inadama d'Aiguillon gl' uffîtii, che gl' hà resi per farli accordare dalla llegina la sopravivenza délia sua carica per il figlio1, che esseguendo puntualmente quanto la detta dama gl' havrà commesso di fare contre di rae, e deve considerarsi, in oltre, che il principe di Condé e Madama di Longavilla sono gl'idoli del suddetto conte, di sua moglie, di suo figlio e di suo genero2.

Mazarin s'étend encore longuement sur l'injure que lui a faite Brienne, sur son ingratitude, son incapacité' et st ridicule vanité, et demande que le Roi et la Reine lui écrivent une lettre pour déclarer que leur intention n'est pas de l'envoyer à Rome. H insiste enfin pour qu'on lui donne le moyen de se retirer à Brisach, s'il ne peut encore revenir à la Cour.

GXCIV.

Ail', étr., France, t. 268, f° 2&1 v°; t. 29 des Lettres de Mazarin. — Copie du temps.

À COLBERT

[Brùhl], 3o seplembre i65i.

(extrait.)

Me fiant entièrement en vous, M. de Senneterre et M. le Tellier pourront sçavoir de vous ce que je vous escris. Pour ne vous déguiser rien, je vous diray que le coup que Leurs Majestez m'ont donné, me déclarant, par un acte authentique3, sans aucune forme de procez, at-

1 Louis-Henri de Loménie de Brienne, Antoinette de Loménie, fille d'Henri-Au-

donl les mémoires ont été publiés par guste de Loménie. comte de Brienne, et de

M. Barrière, en 1828 (Paris, Ponthieu, Louise de Béon. 2 vol. in-8"). 3 Mazarin parle ici, comme plus haut,

1 Nicolas- Joachim-Rouhanlt, marquis de de la déclaration royale lue au Parlement, le

Gamaches, avail épousé, en j64a, Marie- 5 septembre i65i. Comparez la lettre de

I)i: CARDINAL MAX Mil Y 453

teint des crimes les plus noirs qu'on puisse imaginer et aulhorisant tout Sejpt. ■ <i.n ce <|ui a esté laid ei escripl jusqu'à présent contre imn par mes plus fiers ennemis, m'abat à un point que, si la Reyne n'a pas la bonté d'y apporter un prompt remède, comme BHe le doit faire par principe d'honneur et de conscience, quand mesmeElle auroit autant de hayne contre inov qu'Elle a de bonne volonté, je ne m'en relèvera) pas.

En un mol, il n'y a point de milieu entre la justification et le desespoir. Je vous jure qu'aprez [avoir receu] cette nouvelle, je suis si couvert de honte, que je n'ose pas seulement me monstrer à mes propies domestiques, et ayant sujet, avec grande apparence, d'appréhender que les Espagnols, à l'instance de M. le Prince, ne jouent quelque tour icy, comme ils le pourroient avec facilité, je fais estât d'en partir dans cinq ou six jours pour m'aller cacher dans le chasteau de Huv ', ou dans celuy de Dinant2; et comme Leurs Majestez sont dehors Paris3, et que la Reyne mesme a dict qu'à présent cela ne luy pourroit estre d'aucun préjudice, je m'y suis résolu d'autant plus volontiers.

En lestât où je suis, il m'est impossible de vous parler d'aucun de nies interests, et je vous déclare, en outre, que, quand tout" se perdroit. je n'en serois nullement touché. En confirmation de cela, je vous charge de ne recevoir plus aucun argent de chez Bartet, que M. de La Vieuville pretendoit me faire payer à bon compte de ce qui m'est deub, et de ne solliciter plus aucune chose, puisque la Reyne, sans en avoir l'intention, m'a reduict à un point que je n'ay plus affaire de rien, et je voudrais bien qu'il vous pust réussir de faire reprendre audict Bartet les cinquante mille livres qu'il estoit sur le point de vous donner. Je *erav bien ayse aussy que vous fassiez parvenir à mondict sieur de La Vieuville qu'il ne se doit pas mettre en peyne des choses qui me re-

Mazarin à la Reine en date du 26 septembre gique est située, comme Huy, sur la Meuse.

1 Lettres de Mazarin, publiées par M. Havenel . Elle est comprise actuellement dans la pro-

p. 999 . vince de Namur.

Aujourd'hui ville do. royaume de Bel- 3 La Cour s'était rendue à Fontainebleau,

giqtie, dans la province de Liège. d'où elle alla à Bourges, puisa Poitiers.

Mazarin écrit Dinan. Cette ville de Bel- ' Toute ma fortune.

hU LETTRES

Sept. ifi5i. gardent et que vous ne l'en importunerez point, ny en public, ny en secret; et afin qu'on ne puisse pas informer la Reyne autrement1, il sera bon que Sa Mu sçache, par vous ou par M. Le Tellier, s'il est auprez d'Elle, la resolution que j'ay prise, laquelle je vous asseure n'estre pas l'eflect d'un emportement, puisque j'y ay resvé trois jours, pendant lesquels je vous puis dire de n'avoir pas fermé les yeux.

11 y a longtemps que M. le Premier Président me faict espérer des merveilles, et cependant, au lieu de voir mon mal diminué, je le vois augmenté jusqu'à l'extrémité et dans la partye la plus sensible, qui est l'honneur, sans que pour cela aucune personne de toutes celles, qui ont esté establyes, se mettent en peyne d'y chercher des remèdes, et particulièrement le Premier Président, qui sçayt bien s'il est juste, s'il est honorable au Parlement, et si le service du Roy tire de l'advantage, de faire passer, parmy le peuple, pour un traislre et pour un insuffisant, le plus fidèle serviteur qui ayt jamais esté et qui est venu à bout de si grandes et utiles entreprises pour la gloire et le bien de la France.

Je vous envoyé la copie de ce que j'escrivis hyer, par l'ordinaire, à M. de Brienne sur mon voyage à Rome, et sur la déclaration, que je n'ay pas encore veue, ne s'estant trouvé aucun de mes amys qui ayt eu le cœur de me la faire tenir; mais j'ay receu plus de cinquante lettres, tant de ceux que j'ay à Paris que des autres qui sont dehors, par lesquelles ils me tesmoignent leur desplaisir, et ne pouvant pas comprendre comme quoy la Reyne a donné les mains à une chose si infamante contre moy, sans qu'il se soit trouvé aucun de ceux qui estoient dans le secret, qui ayt représenté à Sa Mi6\sl conséquence de la chose, et que je serois insensible si un tel traittement ne me mettoit au desespoir. Vous recevrez encore la copie de quatre mots que j'escris au père Paulin2 là-dessus, et vous ne communiquerez ny l'un ny l'autre en confidence à qui que ce soit qu'à M. de Senneterre et à M. Le Tellier, auquel vous ferez des excuses, si je n'envoyé pas de response à la lettre

' En lui donnant d'autres renseignements. — 2 Charles Paulin, né à Orléans en 150,3. reçu jésuite en îfiio, était, en i65i, confesseur de Louis XIV. Il mourut en i653.

1)1 CUUHNAL iM \ZA1UN. Ô55

qu'il a pris la peynede m'eseriresurco que vous m'avez dict de sa part; Sept. 166 car je n'a\ pas la force de le l'aire. Vous luy direz seulement que madame d'Aiguillon est la plus grande et la plus dangereuse ennemie que j'aye, et que je ne le puis pas sçavoir plus certainement que je le sçay. Je dissimule pourtant avec elle; mais je conjure M. Le Tellier de ne lier aucune amitié avec ladicte daine. El pour ce qui est que la Reyne devroit fixer sa confidence en quelqu'un, vous luy direz que je ne suis pas en estai présentement de me mesler de cela, et quand je le devrois faire, je luy demanderais au préalable son conseil; car, estant sur les lieux, il [Le Tellier] voit quel des ministres est plus capable de servir et qui a meilleure intention pour moy.

La Reyne m'a faict sçavoir, par l'Ondedei, que, trois jours aprez, Elle feroit revenir auprez d'Elle M. le Tellier, de façon que ce que vous me mandez de faire sur le sujet de sa demeure à Paris auprez de S. A. R. ne peut estre plus à temps, et, à la vérité, c'est un grand malheur pour moy si, Leurs Majestez faisant voyage1, mondict sieur Le Tellier n'a pas l'honneur de les suivre. Je suis ravy que M. de Senneterre en ayt pris la resolution2, et vous luy pourrez dire que, sans aucune reserve, je m'employeray tousjours, du meilleur de mon cœur, pour tout ce qu'il pourra souhaiter, et d'honorable et d'utile; car il n'y a rien qu'il ne mérite; mais faites-luy mes excuses si l'accablement, où je suis à présent, m'empesche d'escrire là-dessus, comme je voudrois. 11 peut agir fort à propos auprez de la Reyne, pour m'en faire sortir, et, de quelque manière que cela puisse estre, je luy en auray les dernières obligations.

Si la Reyne faict le voyage pour pousser M. le Prince aux exlremitez du royaume, il peut arriver aysement que ceux qui auront le principal crédit auprez d'Elle songent, pour s'y affermir davantage, [à]3 faire un accommodement avec mondict sieur le Prince, dont la principale condition soit ma dernière perte. Je vous dois pourtant dire que M. de Ghas-

' On a déjà dit plus haut, p. h 5 3, note 3, ' Ait pris la résolution de suivre la

que la Cour se rendit à Bourges pour sou- Cour.

mettre le Berry, qu'avaient soulevé les par- 3 La copie porte et; mais le sens

tisans de Condé. exige à.

/i56 LETTRES

Sep». i65i. teauneul' faict toutes les protestations imaginables de me vouloir servir; j'attends de le voir1 dans cette affaire qui regarde mon honneur.

Aff. étr. , France, t. 268, f° 23o, v°; t. 28 du recueil des Lettres de Mazarin. —

Copie du temps.

Page 1