DiEZ-ScHELF.R, Elyui. ll'ôyl., cit., p
2. Nel Traite (]e ta foi-mal ion lie la taiiouc Jr .,a.ggianto al Diclionii., § 22, jrahelle è registrata, senza più, nella lista délie voci d'origine araba ; ma d. § II, ov'è pur collocata negl' imprestiti dal provenzale ; si che l'origine araba sarebbe data anche qui corne indiretta.
3. V. il suo grande Dictionnaire, s. v. gabelle; e poi, sotto lastcssa voce, le additions et corrections.
4. Lateinisch.-Rom. Wôrt. ^, 4112. Dello stesso Kôrting v. YElyin. IVort. dcrfrauios. Spr., Paderborn, 1908, s. v. gabelle. Fra noi, la Cnisca^ spiega la medesima risolutezza in riguardo invece ail' origine araba, alTermando : « dalP arabo qabela. Tassa, Iniposi^ione... » V. s. v. gabella. Lo Z.'iMBALDi, Voc. clim. it., Città di Castello, 1889, 558 d-e, preferisce l'etimo germanico. Si comporta allô stesso modo lo Zacc.^ria, Ueleiuento grnii. nclla lingiia ital., Bologna, 1901, s. v. gabetla. Per l'etimo arabo propende, ail' incontro, il Pianigi.\ni, Vocab. etim. delta lingiia ital., Roma- Milano, 1907, s. v. gabella. Ed araba aveva affermata già la nostra voce il Narducci, Seconda saggio di voci italiane derivate dal F arabo, Roma, 1863 (estr. dal Giorn. Arcadico, XXXIII, N.S.), pp. 19-20.
Si : l'anglosassone ebbe gûjol, i^'cijcl, f^njnl, nel senso di « tassa, tributo, rendita, interesse, usura )i '. E con che si connetta questa voce è troppo chiaro e noto : con gijan dello stesso anglosass. (cui risponde nell' ingl. to givé) e quindi col got. giban, corne con tutti gli altri consimili esiti germanici, fi no al moderno ted. ^t'/'t';/. E del moderno ted. si ricordano subito, anche per il significato, gahc, ahgabc, in quanto dicano appunto « imposta, tassa ». Il latino médiévale ci dà varie forme, in relazione con le anglosassoni predette : gabiilum, gabhnu, gûviiliim, gavluni, gabaJiun. gavahan, gavelum, gavel-, gaveiia. E il senso équivale : ccusiis, tribniuiu, rcditus, qcc. ^.
Foneticamente, di fronte a -y- délia base anglosass. è legitlimo -V- di gavitht m, gavel-, e sim. : qu^mo cl gaveiia , poichè il termine sorse entro la giurisdizione del conte di Fiandra, si pensé a gave, gavcn (« dono, tributo ») del fiammingo '.
Men limpido è -b- di gabulitiii, gabliiiii, che, qualora -bavesse più che un valor gratîco, sospingerebbe il pensiero ad un' età molto antica del germanico, anteriore ail' affievolimento anglosassone. Anzi, a dir vero, non si riconosce b intervocalico, come schietta esplosiva lab. sonora, neppure al gotico '^. AUora si pensa all'altotedesco ; maqui.non c'entrerebbe. Comunque si voglia, il rapporte fra ^^/o/, gafiil egabiiliim, gabhiin è indubitabile.
Se infatti si esamini un po' da quali territori derivino gli esempî raccolti dal Du Cange e da' continuatori, si scorge
1. H. SwET, The sliident's Dictionary oj Anglo-Saxon, Oxford, 1897 ; J. BoswoRTH, An anglo-saxon Dictionary, enlarged by Toller, Oxford,
2. Du Cakge, Gloss. vii'd. et inj. Lalinitalis ^, s. v. gahluni e l'altre citate. Per gavel- cfr. anche ingl. gavel.