Du Cange, s. v. gavena
4. V., p. es., E. Mackel, Die Gerni. Eleni. in tler J'iani. 11. proveni- Sprache, Heilbronn, 1887, p. 179 : « Intervokales Z» giebt es im Germanischen nicht. »
l8o VINCENZO CRÈSCINI
tosto como ci s'aggiri per l'Inghilterra, per la Fiandra, per la Francia di settentrione : e ci sisenteallettati a credere chedall' Inghilterra siensi gabulum, gahhim, e il più de' congeneri termini, diffusi ne' documenti dell' altre due contrade. Sembrano, ancor meglio, codeste voci comparire prima ne! le leggi de' re inglesi, come traduzione délia corrispondente parola nazionale.
Eilglossario ducangiano è cosî aile mani di tutti, che non ho bisogno di recare prove di quanto avverto, potendo ognuno^ che lo voglia, percorrere i luoghi citati e riscontrare la giustezza délia mia osservazione.
Ma perché limitarsi a sfogliare il Du Cange, se possiamo aprire, senz' altro, la raccolta délie leggi anglosassoni ? Di parecchie tra queste, accanto al testo, ci si spiegano innanzi le versioni latine. A quale tempo spettino codeste versioni, di chi sieno, rimane ignoto. Probabilmente furono eseguite sotto i primi re normanni '. Semplice o composto con parole, che determinano la qualità del tributo, gafol è per lo piùtradotto con gahlnm ^ Si tratta dunque d'una voce giuridica anglosassone, che si ft latina, al pari d'altre, come puô, e di li trasmigra ovesi stendonoi possessied i rapporti inglesi, dopo che i duchi di Normandia si sono elevati, con l'armi, alla dignità di re d'Inghilterra. Per questo tramite la parola isolana si comunicaa' documenti latini continentali, non varcando perô, salvo errore, i termini già indicati délia Fiandra e délia Francia nordica.
Ne solamente latina si fa codesta voce : si fa essa anche neolatina : più precisamente divien francese. Gavele, gavle, gavrc, gavcne, guavenc sono le forme, che intanto c'importa considerare.
1. R. ScHMiD, Die Gcsel;i' ckr Aiigehacbsc'ii,Li^\y>/Àg, ICS58, p. xix.
2. Ivi, pp. 22-23 (leggi di Ine, 6, § 3) ; pp. 30-31 (leggi di lue, 23, § 3), pp. 52-53 (leggi di Ine, 67); pp. 362-363 (App. I, 9); pp. 372-373 (App. III. 3) ; PP- 374-375 (App. IH, 4, §§ i, 2); pp. 376-377 (App. III, 4, § 4, 5, 6); 396 (App. VII, 2, § 7). Si vegga poi nelle leges Henrici privii, 56, §3, p. 460.
Quest' ultime, gavene, guavene, fan riscontro a gavena, che fu già, poco sopra, ricordata.
Perô gavena, si diceva, non discende forse da gafol, gafel. Nasce probabilmente fiamminga ed ivi, nella terra natiya, riman ferma. Il valore è, press'a poco, quel medesimo, poichè gavena si denominava il dono, il tributo feudale^ che, nel territorio cameracense, veniva offerto al conte di Fiandra, di su' raccolti grani, da parte délie chiese e de' vassalli, che quegli proteggeva ".
Ma gàvne non poteva produrre gavre ^ ? Per verità, gavre puô essersi svolto anche da gavle ; si che verrebbe ricondotto a gafel, gavel-.
Certo queste varie voci si equivalgono nel rispetto idéale e risuonano su quegli stessi terri torî K De' dialetti appunto coslituenti il tipo picardo è infatti sicuro indizio l'incolumità di o^ainiziale, ond' è riconfermata a que' territorî lapertinenza di codeste voci.
Un altro riflesso francese di gafol, gablimi è gable, che hauno de' sensi primitivi del termine anglosassone : « interesse, usura ». E cosî ne vengono gahleor e gablier, « usuraio », gabier, « esercitare Tusura »4.
Ma qui la parola discende un po' giù nell' isola di Francia, se troviamo con gable anche jable ^ .
1. Du Gange, s. v. oavena ; Godefroy, Diclionn. de Vancienne l. fr., s. V. gavre. Il Du G. legge m-Aa.m.tnit gauliim'çitv gavluvi : cosî, nel suo G/055. fr., gaule per gavle.
2. Gfr., per es., Schwan-Behrens, Granivi. îles Altfrani. ^, 5 188, pp. 109-110. Del resto, si tratterebbe d'un ben noto fenomeno : cfr. W. Meyer-Lûbke, Htst. Gramvt. der fraiii. Spr., Heidelberg, 1908, p. 114,