VINCENZO CRESCINI
lanue et Riperie que Comuni lanue pertinent omni anno reddere rationem de toto sale qui per eos emptus fuerit et receptus et venditus... et de eo quod restabitur in voltis et in cahellis eorum successoribus reddere rationem... «
Cosi, via via^ caheUatorcs, cahelkrins (c. 78, 81, 86, 89, ma nel titolo [156J : « de gabell cri i s »; 90) : cosi ancora, c. 78 : cabella; mentre c. 80 : a 138. Ouod aligna persona non emat salcin nisi in gabellis. » E nel testo qui si ripete « m gabeUis y> .
Ivi sempre, 219 : « Item oîhcmm. cabeUoti cabeik salis lanue appretiatum in libris viginti ianuynorum. Item aliud officium aherius ca bel loti dicte cabeik appreciatum inlibris viginti ianuynorum. Salarium dictorum cabeUaioruiu, pro quolibet in anno, est libras septuaginta ianuynorum. Item scribania dicte c^//W/^ appreciata in libris viginti ianuynorum... »
Cosi, ivi : « officium unius cabeUoti cabcUc salis Saône
aliud ofiîcium alterius cabcUoti tcc. ecc. » Ivi sempre : (■<-... cabcUoti cabcUe... » Ed altrettali esempî offre la col. seg.
Non c'è dunque nessun dubbio : cabella è tutt' altro che forma accidentale ed arbitraria. E non basta : importantissima riesce la promiscuità, nel testo délie leggi genovesi, circa l'uso délie due forme : cabella e gabella, cabellator e gabellator, cabelleriiis e gabellerius ; promiscuità, la quale non ci si présenta punto isolata e propria solo di Genova, come si vedrà più oltre '
Ma è facile persuadersi che il suono arcaico è quello di ca-; e che cabella è da stimareanteriore a gabella. Non occorre infatti sapere molto più in là degli elementi délia grammatica romanza per esscrne pienamente sicuri. Se non è inam-
I . Per Genova, v. anche Rezasco, Di^. del linguaggio itul. stor. ed amuiinistr., s. v. gabella : dalla Inslitutio Cabellarum Genuefisium un altro es. di cabella (^ « s'ha da riscuotere la cabella de' cambj »). Genovese è pure il casato Cabella. Non potrcbbe esscre l'arcaico cabella fossilizzato in cognomc ? E l'altro cognome, fuori di Genova, Gabelli non rappresenterebbc, alla sua volta, la forma più récente ?
missibile lo scadimento da ca- a ga-, del quale più testimonianze ci si porgono, impossibile è, per contro, il trapasso inverso da gn- a ca-. Su questo punto ci accadrà di tornare. Per ora, crediamo di poter asserire, che se gaheUa è caheUa, con lo scadimento avvertito ; forma dunque seriore da quella primitiva dipendente, com' è verisimile, anzi ovvio ; vuol dire che non è l'origine di gaheUa da cercare nel gruppo gafolgabuJiim. Si tratta invece di forme (gabitliim e gahelkt), che si ravvicinarono nel suono e nel senso, casualmente, da opposte plaghe.
Poichè ora cade in acconcio ripensare ail' etimo arabo. Donde venne caheUa ? Da cahâJa dell" arabo, la cui a lunga sonava anche e ; per cui poteva cabâla (grazie alla cosî detta iinâla) risolversi mcahela '. Il senso ? Quadra stupendamente, corne, del resto, è risaputissimo : « imposta, tassa » ; accontentandosi dell' accezione prédominante e generica - . E la radice, onde il nome si spicca, vale : « ricevere, prendere » ; per modo che se gafol si spicca da gifaii (ted. mod. gdvii), ossia dair ideadi « dare >^,çahela muove invece da un verbo dénotante « prendere ». E la medesima cosa sotto due aspetti : sotto quello del contribuente, che dà, e sotto l'altro dell' esattore, che prende : la tasca privata, che si vuota, e la tasca pubblica, che si riempie. E sono due voci, la germanica e
1. Cfr. DozY, nella cit. 2 éd. del Glossaire dell' Engelmann, p. 75. H V. pure Ch. Seybold, Die Arah. Spr. in deii romanischen Lândeni, nel Grundriss del Grôber, I% 3, p. 520 : « Lang a : à wird im Westen, besonders in Granada, zu ê î (sogen. Imâle); daher â, span. meist e, i (selten a, 0). » L'Eguilaz, Glosario cit., p. 403, pensa anche ail' ar. « rhawéla, gabela... ».
2. Q.UATREMÈRE, nel Jouni. des Savants (a proposito di A. P. Pihan, Gloss. des mots français tirés de l'arabe, etc.), 1848, p. 49; Engelmann, Glossaire cit., p. 18; Dozy-Engelmann, Gloss. ^, p. 74; Devic, Dictionn. étym. cit., nel Supplément del Littré, s. v. gabelle ; Eguilaz, Glo- 5a;'/o cit., s. v. alcabala- Per le particolari accezioni v. opp. ce.
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laraba, che l'uaa non sa dell' altra, e quasi s'incontrano, senza conoscersi, generando per via, ciascuna, il suo manipoletto di termini neolatini, che rimangono, mi parc, indipendenti. La Spagna ed il Portogallo, com'è pur notissimo, conservarono la voce araba con l'articolo annesso, nel loro alcalmla, alcavaJa, che rimangon fedeli ail' ordine délie significazioni tradizionali, per entro ail' uno ed ail' altro dominio iberico '. Ma l'ital . caheUa non potè certo uscire di costi ^ : vo' dire da alcakiJû, aJcavala dell' ispano-portoghese. O non ebbe, d'altra parte, ancor essa l'Italia i suoi speciali e immediati rapporti con gli Arabi ? La Sicilia conobbe e conosce la forma originaria con ca-^ accanto all'altra seriore con ga- '. Genova, alla sua volta, fu agli Arabi allacciata per più modi. La voce le venne dal mare, di mezzo aile guerre ed a' commercî. Ma non s'ha a credere solamente siciliana o genovese la nostra parola caheUa ; poichè ci vien dato d'incontrarla ancheaSiena ed a Pisa^ per laquai' ultima perô torna il pen-
1. Du Gange, s. v. alcavaU ; Diez, Etym. Wôrt. 5, II/;, 417; Korting, Lat.-Rom. Wôrt. 3, 533. Cfr. inoltrei noti lessici dello sp. e del pg. ; c le opp. poco fa citate. Alcabala s'introdusse anche nel catalane : cfr. il Diccionaridela Ikngiia ait. del Labernia, s. v.
2. Fu asserito che l'ital. ebbe cabnUa, insieme con caheUa (Dozy, nella 2 ed. G/055, deir Engelmann, p. 75 ; Devic, Dictionn. étym., nel Snpplciiienl del Littré, s. v. gabelle ; Scheler, app. ail' Etym. Wôrt. s del Diez, Le.) ; ma non m'accadde finora di trovare esempî di codesta forma.
3. L'Amari, St. de' Mustiliiiani di Sic, III, i, Firenze, 1868, p. 330, menziona la calwlla hiicbcrie, notando che la denominazione si palesa corne normanna ; ma cio valc pcv hnchcria (Du Gange, s. v.) ; non pcv cahclia . Vedasi infatti, op. cit., 111,2, Firenze, 1872, p. 887, gahella tra le voci di provenienza araba. Presso il Rezasco, Dl:^. del linguaggio ital. star, cd aiiimiiiistr. s. v. gahella, da' Capitol i del re Martine di Sicilia, del 1403 (Capitula Regni Siciliae, t. I, Panormi 1741) : « Spacciranno li litteri spectanti alla Secretia, cahelli c patrimonio regali. » Ivi stesso : « Se li cabellotti interse... hanno questione... » Ho riscontrato il passo nell' ed. de' Capitula, che potei aver sotto muno (Cap itnlor. regni Siciliae etc., reguui Martitii et Ferd. I, t. III, Panormi, M.DG. XIV, pp. 328-329): e v' ho letto, per verità, in più moderna forma, gabdli e gabelloti. Gfr. poi Mortillaro, Nuovo di~io)i. sicil.-ilal. ?, s. v. cahhella.
siero a' tramiti escogitati per Genova. Dal marc tuttavia s'inoltrô la parola dentro terra, nel comune uso italiano ■.
Ed è parola abbastanza antica anche per noi. C,\\ escmpî recati, massime i genovesi, la fanno risalire per lo mcno al secolo XIII. Quanto agli Arabi, ne' cui scrittori si trova nssai spesso. sebbene i lessici non la registrino, appare la nostra voce gicà dal secolo x -, mentre gahnJiiut, gnbliini, in che si tradusse gafol, e donde più direttamente vennero le forme francesi gicà ricordate, rimontano, probabilmente . secondo s'avvertiva, solo a' primi re normanni d'Inghilterra.
S'aggiunga finalmente che cabeUa entra nel novcro d akri notissimi termini d'origine parimentearaha, i quali tutti concorrono a rappresentarci l'influsso de' dominatori musulmani del bacino occidentale meditcrraneo nell' ordine finanziario, amministrativo, economico. Anche se mancassero dirctte notizie délia signoria degli Arabi in Ispagna, in Sicilia ed in qualche parte del continente italiano, ce la attesterebbero que' termini. Non sono voci arabe dogana. per esempio, iiiaga:^- :^/;/(), tarijfa, x^ccca ? Basterebbero voci consimili a rievocarci tutto un organisme diretto, fra l'altro, a regolare i rapporti
1. Statut i seiu'si scritti in volg. ne secoU XIII e XIV ccc, per cura di FiLiFPO-LuiGi PoLiDORi, BologM, 1863 (Colle~. maggiore délia r. Commissione péri testi di lingua), pp. 318, 319, e « spoglio délie voci », p. 394: « CahcUa. Gabella... Una tal forma dovrebbe registrarsi nel modo e dove più placera, come più prossima ail' origine dacui dériva. » Cfr. Rezasco, /. c, donde traggo pure quest' altro esempio trasceho nel Libro délia Catena, cod. membr., Arch. di Siena, contenente le provvisionidcl reggimento popolare dal 26 nov. 1405 al i luglio 1409 : « Niuno Camarlingo di vino ne' Cordieri possino ne debbino cahellare niuna botte se non piena. » Per Pi sa, V. i Ricordi di Miliadusso Baldiccioiic de' Casalberti, pisano, nell' app. al t. VIII deir Arcb. star, ital., Firenzc, 1850, p. 28 (anno 1355) : «... quando io v' era [a Massa] cahellotto per lo Comune di Pisa... » Ivi stesso perô, pp. 18, 21, 22 ecc. : gabella, gabelle. Cfr. ancora Rez.\sco, î. c, ove da' capitoli délia resa di Fo/ano del 1452, Miscell. stor.lett., t. III, Firenze, 1849, si trae pure quest' es. : « Omne intrata, pasqui, silve, piani et omnealtracafe//fl menuta... » Y. poi anche Crnsca s, s. v. gabella.
2. Per la storia dell' etimo arabo or ora accennata, v. Engelmann, Glossaire'-, p. 18; e Dozy-Engelmann, Gloss. \ p. 74.