A Florence
Francesco alias Urbino, quai so V. S. cognosieva, e non per altro senon per valersene quando li occurriva per le cose de questi miei fîglioli, essendo lui curatore. Havendo fatta lui quella spesa aposta per questi fîglioli, desideraria che V. S. me compiacesse de detto testamento cavato de mano de publico notaio; quai testamento a miei fîglioli poteria giovare as[s]ai, e a V. S. non li fa servilio alcuno detto istrumento, chè so non saperà che farne. V. S. sia contenta, per l'amor che so che portava a Urbino, fare uno présente de detto istrumento a questi miei fîglioli, essendo chè, comme (sic) ho detto, a V. S. non faccia servitio alcuno, acciô questi fîglioli non habino a fare quella spesa in rescotere uno altro testamento. De la quai cosa io insieme con esso loro haverimo (sic) obligo perpetuo. Occurrendole cosa che nui [sic) pos[s]iamo per V. S. in queste bande, la recomandi (sic). Non essendo per altro questa mia, faccio fine bacciandoli (sic) insieme con miei fîglioli le mani. Di Castel[duran]te, alli 12 de Aprile 1564.
Di V. S.
Servitrice
Oornelia, già moglie de Urbino de Oastel[duran]te.
Al Magc0 sr mio sempre ossermo messer Leonardo Buonaruoti (sic) da Firenze. A Roma1.