‹ Œuvres complètesChapitre 74 sur 372 · Comptes rendus de Védition française · texte numérisé non relu

Comptes rendus de Védition française

A. — Dans le Bullettino ecclesiastico ; Bénévent, 1876, p. 178-181, par le chanoine Feuli :

Vincenzo M. Orsini, arcivescovo di Benevento, fu uno dei piu operosi prelati che mai si ebbe la Ghiesa. Ne fan fede l’orario che egli constantemente osservo in tutti i giorni délia vita sua ; il prezioso Diario nel quale giorno per giorno son registrati gli atti dell'ecclesiastico suo ministero; le sue lezioni sulla sacra scrittura, le sue prediche e gli opuscoli da lui publicati ad istruzione del popolo e del clero délia sua diocesi. Tra questi va distinto per importanza il Metodo délia sacra visita.

Quando sia stato messo in luce la prima volta questo metodo, non mi è riuscito scoprire. La piu antica edizione che mi è venuta fra le mani, è quella del 1714 ed ha per titolo : Methodus S. Visilationis, localis, realis et personalis, ad usurn S. Beneventanæ Ecclesiæ,jussu Emi et Rmi Dni Fr. Vincentii Mariæ , ordinis prædicatorum , cardinalis Ursini , archiepiscopi , secundo édita ; Beneventi, ex archiepiscopali typographia, 1714. Questa edizione, corne si vede, è la seconda ed ha in appendice VItinerarium S. Visitationis , biennio complendæ juxta antiquum morem hujus S. Ecclesiæ , ad tenorem edicti sub die 2 julii 1698 emanati.

Assunt o al supremo pontificato l’Orsini nel 1 724 col nome di Benedetto XIII, non seppe staccarsi dalle braccia délia sua sposa, com’egli medesimo dichiaro, ab amplexibus hujus dilectissimæ ecclesiæ divelli e quindi voile ritenere la Ghiesa di Benevento, costiluendovi suo vicario Filippo Goscia, abate di Paduli, ordinato poi vescovo di Targa nel febbraio del 1725. Seguendo il costume délia Ghiesa Beneventana e otfemperando agli ordini di Benedetto XIII, il Goscia, al 24 agosto del detto anno 1724, celebro il sinodo diocesano, che è il trentesimonono di Orsini, e al titolo Y, deparochiis, publico il metodo délia sacra Visita col seguente decreto :

« Ut autem annui visitatores à nobis destinandi recte ministerium impleant, in appendice hujus synodi melhodum sanctæ Visitationis objecimus, ab ipso Sanctissimo D. N. suo periculo formatam. Advertant quidem

ne diœcesim, ob vastitatem in duas regiones divisam et circumscriptam. transiliendo pervagentur, sed omnino fines primæ vel secundæ tabellæ observent, ut non solum ordinale procédant, sed parochi et quorum interest» expeditiores sint ad reddendam ralionem. »

Il metodo Orsiniano fu in scguito ripublicato, in Roma, nel secondo anno del pontificato di Benedetfo XIII in un libro intitolalo : Opuscula varia , variis temporibus pro Beneventana archidiœcesi vel calamo vel jussu Fr. Vincentii Mariæ, ordinis prædicatorum , S. R. E. cardinalis ZJrsini , archiepiscopi, nunc Sanclissimi Dornini nostri papæ Benedicti XIII in lucem édita, in unum tandem collecta novisque typis excusa; Romæ, typis Rochi Bernabo , anno Dornini MDCCXXVI , sumptibus Francisai Giannini, suæ Sanctitatis bibliopolæ .

A questa edizione, che fu la quarta, successe l’altra con la versione italiana, da me veduta in un paese di questa archidiocesi e fattami accuratamente trascrivere da un sacerdote mio amico. Mancava ln essa la notizia délia tipographia e dell’anno, perche consunta dal tempo, ma il frontespizio era questo : Metodo délia S. Visita, locale , reale e personale , stampato in latino sotto il pontificato di Benedetto XIII per uso délia sua Chiesa Beneventana, ristampato per comodo de’vescovi e visitatori da esso destinati, tradottojmche in italiano per intelligenza de’subalterni e servienti delle chies e.

Dopomolti anni di travaglio, il chiarissimo Pio Martinucci, prefetto delle cerimonie apostoliche, diede fuori, dal 1870 al 1873, il suo Manuale sacrarum cæremoniarum. Percorrendone i volumi, m’imbattei nel metodo délia sacra visita compilato da Orsini, sostituito a quello proposto dal Gavanto.

Confermato cosi dell’importanza del metodo Orsiniano, venni tosto nel divisamento d’inserirlo nel mio Bullettino ecclesiastico, avvalendomi délia edizione più compléta che mi parve quelia del 1726, seguita dal Martinucci, con quei pochissimi cangiamenti che il dotto autore credè opportuno di recarvi per isvestirlo di cio che alludeva a speciali disposizioni diocesane o veniva indicato con denominazioni non note altrove. Stimai altresi di corredarlo di qualche aggiunta e lasciarvi la versione italiana, che ne rende più esteso l’uso nelle nostre diocesi. Questo metodo fu anche stampato a parte ed incontro le simpatie di molti vescovi e non pochi altri illustri ecclesiastici, tra i quali principalmente Monsignor Barbier de Montault, che voile ancora onorarmi di parole molto lusinghiere, facendone rivista nel Journal de Florence. Comprese pero egli di quanta utilità sarebbe riuscito quel metodo, laddove fosse dichiarato con breve comento compilato sulle opéré stesse dell’autore. Non pose indugio, non euro spese e fatica e qui, ne’ piu caîdi mesi dell’anno 1875, fu veduto passare le lunghe ore ne’ nostri archiviper attuare il suo disegno. Ed ecco che il suo lavoro già vede la iuce nel periodico Analecta juris pontificii , con tanta scienza diretto dall’egregio nostro amico Monsignor Chaillot. Al metodo Beneventano va innanzi quello dallo stesso cardinale Orsini publicato nel

1680, in forma di editto, per la diocesi di Gesena, délia quale in quel tempo egli era vescovo. Interessanti note accompagnano questo editto, nelle quali Mgr Barbier de Montault ha con molto accorgimento inscrito delle formole, dei decreti di sacra liturgia e delle nozioni di usi speciali délia nostra diocesi, che pure tornerebbe a gran Iode introdurre in altri Iuoghi. E qui vorrei pregare il mio dotto amico di permettermi una osservazione. Egli appunta di troppo rigore il cardinale Orsini per la minaccia di gravi pene che faceva sovente seguire aile sue ordinanze et rammenta la nota glossa del dritto :

« Qui nimis emungit solet extorquere cruorem Et violenta facit correctio deteriorem,

Sed moderata nimis correctio gignit amorem. »

Magnifica massima, da tenersi sempre présente da tutti i superiori che non vogliano abusare delloro potere. Ma corne v'ha il tempo délia dolcezza, v’ha pur quello del rigore; e se questo, inopportunamente praticatoè fonte di gravi inconvenienti, quella, ove non sia temperata dalla prudenza, produce il più delle volte non curanza delle leggi e rilassamento délia disciplina. I tempi di Orsini non furono cosi scevri di difticoltà corne per ventura si crede e solo un uomo di carattere energico e fermo poteva ridurre uomini e cose a quell’altezza di scienza, di morale, di ordine, che ora forma il nostro stupore e che ci fa cercare avidamente le disposizioni ed i decreti che partirono tanto bene.

11 comento di M*r Barbier de Montault segue fedelmente l’ultima edizione del metodo, cioè quella del Bullettino ecclesiastico ; ha voluto pero tener conto anche delle precedenti e preeipuamente di quella di 1724, da lui detta officiale; dovendo, com’egli scrive, « riuscir gradevole di avéré in nota i tratti modificati o soppressi nelle edizioni seguenti ». Con quest’ordine l’esposizione del metodo è piena e compléta; e riesce a tutti oltremodo agevole di trovare quanto occorre a schiarire 'qualsivoglia dubio insorga intorno aile siugole parti délia visita pastorale ; e rendesi altresi utilissimo ai rettori o custodi delle chiese, i quali vi trovano una guida pratica neH’adempimento del loro uffîzio.

Pongo termine alla présenta rivista, felicitando il dotto francesedi questa nuova opéra che egli aggiunge alla già lunga sérié di altri scritti pei quali è divenuto cotanto illustre ilsuo nome. S’abbia poi la gratitudine del clero Beneventano, cui suona si cara la Iode del suo più insigne arcivescovo e benefattore. Ben si appose il distinto prelato, scrivendo che « la gloria di Orsini è imperitura, il suo nome immortale, la sua memoria sarà sempre Poggetto delle comunibenedizioni nellasuadilettacittà di Benevento ». E Benevento rammentera purè con lieto animo il nome d’uno scrittore che si dichiara « felice di unire la sua voce a questo concerto unanime di lodi, con protestare la più viva e la più santa riconoscenza a colui che in tutto il corso délia sua vita fu il modello dei vescovi ».

Se a Dio piacera e se vorra darmene l’assentimenlo il chiarissimo

Monsignore, il suo comento sara volto nella nostra lingua ed offerto ai leltori del Bullettino 1 .

B. — En 1877, p. 120, le chanoine Feuli ajoutait, à propos du tirage à part :

Ecco due altre opéré di Barbier de Montault. Dei pregi e dell’utilità délia prima abbiamo già ragionato, allorquando veniva publicandosi sul dotto periodico Analecta juris pontificn. Ora' è tulta raccolta in un bel volume in-8°, di pagine 316, sessanta cinque delle quali sono impiegate a Jichiarare VEditto del card. Orsini per la diocesi di Gesena, il rimanente è occupalo dall’erudito comento alMetodo del medesimo Orsini pubblicato ad uso délia diocesi di Benevento. La excellenza del metodo Orsiniano per compiere esattamente la visita pastorale è resa più évidente dalle dichiarazioni che il dotto espositore attinse nella raaggior parte dagli Atti delle visite délia diocesi Beneventana, eseguite dal medesimo Orsini. Ond’è che il présente lavoro riesce d’una inconteslabile utilità a coloro eziandio che studiarono questa materia nel célébré Grispino od in altri autori, massime pel corredo di ecclesiastica erudizione e di parecchi formolari di cui va sparso il présente trattato.

G. — Dans la Revue de l'art chrétien , 1871, t. XXIII, p. 243, par le chanoine Corblet :

Le cardinal Orsini, archevêque de Bénévent, publia, en 1680, sous forme d’édit, pour le diocèse de Césène, une méthode de la visite pastorale. Plus tard, probablement avant son élection au souverain pontificat, il donna à son œuvre une forme plus générale, plus scientifique et l’édita à Rome en 1724. M^r Barbier de Montault ne s’est point borné à publier ces deux documents importants et à y annexer des pièces justificatives, il y a joint de nombreux commentaires qui intéresseront les archéologues, aussi bien que les liturgistes, les canonistes, les théologiens et tous ceux qui ont à s’occuper de l’administration des paroisses. Ge n’est pas seulement une étude rétrospective, c’est encore, sauf quelques prescriptions dont les objets font aujourd’hui défaut, le meilleur guide qu’on puisse consulter pour les visites pastorales. Nous ne pouvons que nous associer aux justes éloges que M&r l’évêque de Tarentaise décerne à cette publication.

D. — Dans le Bulletin monumental , 1877, t. XLIII, p. 794, par M. Léon Palustre :

Ge que l’on sait le moins généralement en France, c’est le droit canon

1, Mon docte ami n’a pu accomplir ce désir, sa nomination à l’archevéché de Manfredonia lui ayant fait suspendre la publication de son Bulletin.

et la liturgie. Et je ne parle pas seulement des laïques qui, jusqu’à un certain point, peuvent ignorer les choses du sanctuaire, mais des ecclésiastiques qui sont toujours prêts, quel que soit leur rang, à contrevenir aux règles qu’ils ont mission de faire respecter. Aussi, l'apparition de ce livre doit-elle être accueillie avec une grande faveur, car, si les principes qu’il enseigne étaient enfin suivis, nous aurions quelque chance de voir régner un peu d’ordre, là où n’existe aujourd’hui que la confusion la plus étrange.

Par exemple, on apprendrait qu’il n’est pas permis de placer une statue de la Vierge et encore moins celle d’un saint au pignon d’une église. La croix seule doit briller en ce lieu élevé : Crux collocanda in culmine ec~ clesiæ. La chaire ne saurait être indifféremment mise à droite ou à gauche de la nef. Sa place est du côté de l’évangile, c’est-à-dire au nord : « Pulpitum construi debet a cornu evangelii altaris majoris. » ( Décret de la S. C. des Rites.) Enfin, dans les églises cathédrales où le maître autel n’est pas surmonté d’un ciborium ou baldaquin , il ne doit pas y avoir de dais au trône de l’évêque, « car ce serait accorder au serviteur un honneur que n’aurait pas le souverain ».

Cet aperçu rapide peut donner une idée du nouvel ouvrage que vient de publier notre savant confrère. Sous un titre modeste, il renferme une foule de renseignements précieux que l’on chercherait vainement ailleurs.

E. — Dans le Mois littéraire. Paris, 1877, p. 471-472, par Charles de Beaulieu :

Cet ouvrage évidemment ne s’adresse qu a une catégorie spéciale de lecteurs, qui sont les évêques, leurs vicaires généraux, le clergé paroissial et les professeurs de séminaires chargés d’enseigner l’administration ecclésiastique. Peu de personnes en dehors de celles-là peuvent s’intéresser aux règles selon lesquelles doit être faite une bonne visite pastorale ; mais celles que ces questions concernent trouveront dans cet ouvrage un guide précieux, peut-être unique en une matière qui ne peut se négliger impunément. La mission de l’évêque, comme son nom l’indique, est surtout d’inspecter les ministres et les objets du culte catholique dans l’étendue de sa juridiction. Mais cette inspection ne peut être utile et complète que si ceux qui doivent la faire et [ceux qui s’y trouvent soumis connaissent par le détail tous les points qui doivent en être l’objet.

En 1680, le cardinal Orsini, archevêque de Bénévent, puis pape, rédigea une méthode de visite qu’il publia en 1726, la seconde année de son pontificat. C’est cette méthode que Mçr Barbier de Montault a prise pour base de son travail, lequel a consisté à traduire en français le questionnaire de Benoît XIII, et à y ajouter des réponses puisées aux meilleures sources. L’utilité d’un tel livre n’a pas besoin d’être démontrée, si l’on se rappelle cette parole de Mgr Affre, que la bonne administration temporelle des pat. v. 14

roisses peut influer aujourd’hui plus que jamais sur les destinées de l’Église.

F. — Dans la Semaine du clergé , 1878, t. XII, pag. 469, par Ferd. d’Ezerville, curé de Saint-Valérien :

Voici un livre dont le titre est nouveau, bien que la chose ne le soit pas; il traite de la visite pastorale, c’est-à-dire, [des lieux , des personnes et des choses que les évêques doivent examiner en détail, dans toutes et dans chacune des paroisses du diocèse dont l’administration leur est confiée. Ce livre, indispensable aux évêques, sera encore très utile aux professeurs de séminaire, qui enseignent aux jeunes gens ce qu’ils auront à faire plus tard; aux curés et recteurs qui, par état, sont soumis à la visite; ainsi qu'aux sacristains et aux employés des églises.

Ce traité de la visite pastorale se présente avec un cachet d’autorité qui le place de suite au-dessus d’un livre ordinaire, attendu qu’il ne fait que reproduire, expliquer et commenter la méthode de visite pastorale employée par le cardinal Orsini, archevêque de Bénévent, élevé plus tard au souverain pontificat sous le nom de Benoît XIII. Pendant un séjour de plusieurs mois à Bénévent, M^r Barbier de Montault a étudié de près et en détail l’administration modèle du cardinal Orsini. Cette méthode, publiée en latin, d’abord à Bénévent par l’illustre archevêque, puis à Rome en 1726, la seconde année de son pontificat, a été traduite en italien par ses ordres, afin qu’elle pût être utile, non seulement aux évêques, aux visiteurs délégués et au clergé, mais encore aux simples employés des églises. Une pratique constante a démontré la valeur de cette méthode, et Mer Martinucci, dans son grand traité de liturgie intitulé : Manuale sacrarum cæremoniarum, n'a pas hésité à la substituer à la méthode du savant Gavantus.

A cette œuvre d’un grand Pape, M&r Barbier de Montault a ajouté une interprétation puisée aux sources les plus pures. Le texte de Benoît XII lui a, pour ainsi dire, « servi de questionnaire, et à chacune de ses indications, l’auteur a répondu par un commentaire substantiel, clair, précis et pratique, de la science canonique et liturgique, confirmé par de nombreuses citations » ; de plus, il a corroboré cette étude par l’adjonction d'une série de documents qui se rattachent directement au sujet ; ce livre est donc comme un savant mémorandum des points divers sur lesquels porte la visite épiscopale.

Tous ceux qui connaissent les nombreux et savants ouvrages de M*r Barbier de Montault retrouveront dans celui-ci « la limpidité de son style éminemment didactique, l’étendue de son érudition, la puissance de sa science et de son zèle pour répandre les doctrines de l’Eglise romaine *.

Pendant plus de vingt ans, au pied de la chaire infaillible de Pierre, dans les bibliothèques et les universités romaines, dans cette patrie des hautes pensées et des saintes traditions, puis en visitant les diocèses d’Italie

les plus renommés parleur bonne administration, M^r Barbier de Montault a accumulé des trésors de la science du droit canon, de la liturgie et de l’archéologie; et ces trésors, il se fait un bonheur de les verser dans le sein du clergé, aujourd’hui si avide de renouer les antiques traditions et de resserrer, de plus en plus, les liens qui le rattachent à la chaire de Saint Pierre. Ce traité, nous n’en doutons pas, contribuera puissamment à favoriser et à accélérer ce retour à l’unité liturgique et canonique.

G. — Dans le Courrier de la Vienne. Poitiers, 1877, n° 59 :

M»r Barbier de Montault vient de faire paraître un nouvel ouvrage, d’une véritable importance, sous ce titre : Traité de la visite pastorale . La visite pastorale est au premier rang parmi les devoirs qui s’imposent à l’évêque dans l’administration diocésaine. Elle a des règles précises et des exigences formelles qui ont été, en quelque sorte, codifiées par le cardinal Orsini, devenu le pape Benoît XIII. Mgr Barbier de Montault s’est proposé de remettre en lumière, en les commentant, les écrits laissés par ce pape sur la matière et il l’a fait dans un but essentiellement pratique qu’il indique lui-même... Ce but de l’auteur a été complètement atteint. Nous n’en voulons pour preuve que l’hommage rendu par Mgp Turinaz, évêque de Tarentaise, à M&r Barbier de Montault dans une approbation qui figure en tête de l’ouvrage.

Page 1