AL SIGNOR PIETRO RONSARDO
Gentil-huomo Vendomese Eccellentissimo Poeta francese
uando avido huomo, e industre L’inteste merci sue di seta e d’oro Crede alla dubbia fè di mano illustre, Che mal dispensa il ricco suo tesoro , i mesi e gli anni Di promesse e speranze vane ogni hora ,
Per ristorare i suoi passati danni ,
Nuove merci e nuovo oro arrischi ancora ;
E con novello inchiostro E nuovi patti rotta fè risalda ,
Che si raro si trova al secol nostro Ne i superbi palazzi intera e salda.
Tal l’humil Musa mia Credette un tempo che novello carme Desteria il sovvenir , che in te dormia Delle promesse tue di chiaro farme Con le tue dotte carte,
Quai da me furon gia con fosche note
Ode.
Le degne lodi tue dipinte e sparte ,
E fatte, se non qui, cantando, note,
Al men là d’ Arno ail’ onde,
Dove nacque il canoro Cigno, e raro, Delle cui opre , à nulF altre seconde, Imitator sei tu sublime e chiaro.
Ma di tal speme al fine Caduti i vanm al mio lungo desire,
Mirando le tue Muse alte e divine Spesso honorar del mio piu scabro dire,
Fei quai rozzo pittore,
Sperato in van d’essere al vivo espresso Da man più dotta , e con più bel colore , Ch’ allô specchio figura al fin se stesso ;
Cosi me stesso hagg’ io Pinto nelle mie carte al terso speglio De gli occhi del mio Sol sereno e pio ,
Si ch’ altri non m’ haria ritratto meglio ;
Se pur del nostro oprare Tosca chiara Academia il ver m’accenna, Dicendo che ’l mio stil basta à impetrare Quel che indarno io sperai da la tua penna.
ELEGIA