‹ Œuvres complètes (volume 2)Chapitre 127 sur 138 · AL SIGNOR PIETRO RONSARDO · texte numérisé non relu

AL SIGNOR PIETRO RONSARDO

Gentil-huomo Vendomese Eccellentissimo Poeta francese

uando avido huomo, e industre L’inteste merci sue di seta e d’oro Crede alla dubbia fè di mano illustre, Che mal dispensa il ricco suo tesoro , i mesi e gli anni Di promesse e speranze vane ogni hora ,

Per ristorare i suoi passati danni ,

Nuove merci e nuovo oro arrischi ancora ;

E con novello inchiostro E nuovi patti rotta fè risalda ,

Che si raro si trova al secol nostro Ne i superbi palazzi intera e salda.

Tal l’humil Musa mia Credette un tempo che novello carme Desteria il sovvenir , che in te dormia Delle promesse tue di chiaro farme Con le tue dotte carte,

Quai da me furon gia con fosche note

Ode.

Le degne lodi tue dipinte e sparte ,

E fatte, se non qui, cantando, note,

Al men là d’ Arno ail’ onde,

Dove nacque il canoro Cigno, e raro, Delle cui opre , à nulF altre seconde, Imitator sei tu sublime e chiaro.

Ma di tal speme al fine Caduti i vanm al mio lungo desire,

Mirando le tue Muse alte e divine Spesso honorar del mio piu scabro dire,

Fei quai rozzo pittore,

Sperato in van d’essere al vivo espresso Da man più dotta , e con più bel colore , Ch’ allô specchio figura al fin se stesso ;

Cosi me stesso hagg’ io Pinto nelle mie carte al terso speglio De gli occhi del mio Sol sereno e pio ,

Si ch’ altri non m’ haria ritratto meglio ;

Se pur del nostro oprare Tosca chiara Academia il ver m’accenna, Dicendo che ’l mio stil basta à impetrare Quel che indarno io sperai da la tua penna.

ELEGIA

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