‹ OEuvres de Fermat (volume 2)Chapitre 164 sur 222 · DIGBY A FERMAT · texte numérisé non relu

DIGBY A FERMAT

MËHCREDI 15 MAI 1G58.

{ A'rt, p. loS-'înn.)

Iii"" Sic. Pauuon r.oV",

Avroi tomulo (rinfastidirc troppo V. S. IlUistrissima cou luiova Icttora, so la sua ultima delli 4 dol corroiitt^ non m'avosso rccata cagionc (qnantiinquc in soggctto di poco riliovo) di rondcrio qiialchc picciola sorvitii 0 piii presto ossoquio o conformità alli suoi commandi; avcndo imparato dal savio clio, comc c'è tempo di parlare, vi lo è ancho del silenzio; e dallo spiritoso Pot'ta Tosco ('), che

11 silcntio ancor siiole Havcr pricglii o parole.

Ma Ici avcndomi fatto l'onore d'ordinarmi di mandaric un de' niiei lil)i'i (lolla Physica in Ingicse (-), non i'iio voluto lasciar andare senza acoompagnamento di questc poche righe, per ringraziarla délia sua tanta compiacenza in dire che ha intento di (rascorrerlo, per avvezzarsi cosi alla nostra rozza favella; rozza in quant'al suono ed ingrata air orecchia non avvezza ad essa, ma f'orse, quanto alla copia, pro- ]irielà, ed energia dclT espressioni, ed ail' eleganza e politezza in ogni altrn génère, che non cède punto aile più eleganti e stiinate, ne délie volgari, ne délie dotte, che ahhinn mai avuto prattica nel mondo, (! che nelle poésie cli<^ ahhiamo, non solo va del pari, ma avvanza di gran lunga li migliori o Toscani, o Latini, o Greci; eccettuando péri) neir Kroica Omero c Virgilio, i qnali dui, senza contrasto, son t'uori

(') Nous n'avons pu retrouver l'aiilciir de ces beaux vers.

(-) Il s'agit sans doute du |)rcmior des T'iro trenthes cites ci-dessus, page )i'>, note I. Digby parle plus loin d'une traduction (latine?) de ce Livre, faite à Paris, mais clic ne parait pas avoir été inipriniéc. t'Uait-rlie entre les mains de Fermai, qui ne savait pas l'anglais?

d'ogni comparaziono con tutti do i socoli dopo loro, o perô prudcntcmentc feco quel Grammatico ardito Giulio Scaligero (che niaggior opiteto non gli posso concodor io, quantunque i pedanti moderni gl'afTiggliino il titolo invidioso di divino Critico), chc in vece di far censura dcir ultimo 0 forse il minore di essi, gl' crosse un altare. Onde veramento aile volte lamento la sorte che ci ha fatti

l'ciiitus toto divisos orbe Britannos ( ' ).

poi che ahbiamo parecchie composizioni poctiche le quali meritareh-

bono la lucc cd il godimento universalc, e per le quali capire, ho

conosciuto quattro pcrsone di spiriti suhlimi ed ingegnosissimi (dui

Francesi, e dui Italiani), che per aver visto dellc grossière interpro-

tazioni in prosa di certi carmi Inglesi, si sono applicali con fervore a

studiare nostra lingua, per bcver alla schietta fonte delle noslro acque,

le ([uali hanno poi confcssato avergli più sedato la loro sete in simile

materia, chc qualsivoglia abondante hume di altra rcgione in terra

ferma. Per conformarmi dunque al voler di V. S. I., ho messo in

niano dcl messaggiero di Tolosa lunedi passato un involto contenendo

il mio detto libro, dcl quale vcramente non ne avcva più copia ap-

presso di me, avendo per cii) scritlo in Inghilterra, dovc è stato ris-

lampato questo trattalo tre o quattro volte in ambedue le Università

di Oxonio e Cantabrigia; e poi che Ici si vuole penare di dar un'

occhiata a questo mio componimento, mi rallcgro molto che cii) sia

nella lingua nella quale io l'ho conceputo, per csser che quantunqu(î

il traduttore sia slato uomo dottissimo, e la sua traduzione cssami-

nata per tutto il ("ollegio dei Dottori Inglesi di questa Cittài, tutti

valenti Teologi i quali la fecero fare per servir allô studio di tutti i

loro seminarii, nientedimeno egli è cosa certa, che ci è gran differenza

tra l'original ed il transcritto, in quanto al vigor deH'cspressione, e

credo che dopo aver vissuto sempre in nostra corte polita, e conver-

sato continuamentc co'l Bacone, il Seldeno c altri maggiori lumi délia

( ' ) VlUGII.ll Eclog. f, V. 67.

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