‹ Œuvres de La Bruyère (volume 4)Chapitre 225 sur 257 · REPONSE APOCRYPHE DE LA BRUYERE · texte numérisé non relu

REPONSE APOCRYPHE DE LA BRUYERE

Al Signor Gregorio Leti, Geneva.

Mio Signore ,

Il suo nome ed il suo spirito m' erano pienamente conosciuti^ e sarebbe cosa difficile di non esser del tutto straniere nella Republica di lettere, per poter ignorare il luogo che V. S. tiene in questa. Ma ben si questo è vero, che io ignorava sino a quai grado arrivasse la sua amorevolissima bontà, e la mia sorte hà voluto che ne venissi instrutto dalla lettera amorevolissima che m'hà fatto la gratia di scrivermi. Bisogna che tal sua bontà sia straordinaria per poter giungere sino alla mia persona, e posso ben' assicuraila di questo, che nel corso délia mia vita, non sono stato mai ne più sorpreso ne più sodisfatto. Se pure è vero che V. S. consente che io entri nel numéro de' suoi araici, darù principio ad baver qualche picciola stima di me stesso già che infinitamente la stimo.

Ma, cai-issimo mio Signore, io non devo in maniera alcuna dubitare délia sua sincerità, che perô da questo momento istesso entro a considerar la sua amicitia, corne una particolar beneficenzf» che da Lei ricevo, la quale m'accusarebbe d'una estrema ingratitudine , se io non procurassi di metter tutte le mie applicattioni maggiori per rendermene degno ed a ben conservarmela. Stimo a mia somma gloria, che a tutto il mondo sia noto l'honore che

I. Voyez VÉpiire de saint Paul aux Romains^ chapitre v, verset 20»

V. Signoria si è degnata di farmi, e pretendo che di tutto ne venga înstrutto da me stesso.

Del resto, inio Signore, sono stato informato che va al présente scrivendo la vita del famoso Rè Filippo Seconde ^ . Questo Rè veramente è stato un gran politico, se per esser taie, sia sufficiente d'esser furbo, senza fede, senza humanità, senza tenerezza, senza sangue, e senza religione. Non hô minima difficoltà di persuadermi che non sia dalla sua penna scoperto alla svelata, senza mascbera e senza colori, e senza ombre le sue virtù et suoi vizi. Son più che certo, clie non è possibile di trovar penna alcuna più propria per una taie opéra délia sua.

Francesco Primo , del quale intendo che V. S. si è proposto di scriver ancora la vita 2, era un prencipe nel quale vi era di che condannare, e di che ammirare. Un' huomo particolare del carattere di questo Rè sarebbe un heroe.Uno de'miei amici^hà scritto la sua vità sopra le raemorie, délie quali io ne ho visto una gran parte nella bibliotheca del Signor Primo Présidente di Lamoignon; ma non hanno voluto permettergli di darla al publico, e la ragioue di ciô è che ne porta délie verità che gli sono poco favorevoli ; e non si vuol consentire che si dechiari indegno del titolo di Grande. Se V. S. crede che io sia capace d'aiutarla in qualche cosa, la prego di non risparmiarmi, e d'esser persuasa che io sono perfettamente, D. V. S.

Humilissimo ed ubbidientissimo servidore,

De LA Bruyère.

Parigi, 4 giugno 1678.

1 . La Fie de Philippe II, par Leti, a paru en 1679 à Genève sous ce titre : Vita del catolico Re Filippo II ^ rnonarca délie Spagne.

2. Leti n'a pas écrit la vie de François P'', mais celle de son fameux rival, l'empereur Charles-Quint, sous le titre de Fita del invitissimo Imper adore Carlo V^ AustriacOf Amsterdam, in-12. Cet ouvrage, où les événements du règne de François P'' tiennent nécessairement une grande place, ne parut qu'en 1700. Il serait possible que Leti eût formé dès 1678 le projet de raconter l'histoire de cette époque ; mais est-il bien vraisemblable que ce projet ait été dès lors connu de la Bruyère ?

3. Ainsi que le dit très-justement M. Fournier, dont nous nous séparons d'ailleurs encore ici, car il admet l'authenticité de cette lettre [la Comédie de la Bruyère, tome I, p. 21, 32, 33, etc.), il s'agit de Varillas et de son Histoire de François /*'". La première édition de cet ouvrage, composé d'après les manuscrits de la bibliothèque du Roi, de la bibliotlièque de Lamoignon, etc., parut à la Haye en 1684, sans l'aveu de l'auteur. On reprochait à Varillas, comme on le fait dire à la Bruyère, d'avoir porté atteinte à la réputation de François I", et l'impression de l'ouvrage ne fut permise en France qu'en

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