‹ Opere varie, italiane e francesiChapitre 115 sur 122 · AL CH. SIG. AB. DON MELCHIORRE MISSIRINI · texte numérisé non relu

AL CH. SIG. AB. DON MELCHIORRE MISSIRINI

DEDICATI

Il Visconti scrisse questi versi in varie occasioni , come dai loro titoli apparisce; e quantunque Peti nostra si mostri schiva delle poesie di cotal fatta, delle quali troppo era fecondo il secolo precedente, nondimeno abbiamo creduto di potere impiegare un piccol numero di pagine della nostra collezione nel dar luogo a questi frutti delP ingegno di un uomo che, grande in altra parte dell'" umano sapere, avrebbe pur voluto spiccar qualche ramo delFalloro poetico, le goùt des uers paraissait alors ( nella sua gioventù ) Iv dominer: des Sonnets et d'autres petits poèmes variaient ses travaux et récréaient son imagination. Il a conservé et dissimulé ce penchant toute sa vie. Così scrive di lui nella Biographie universelle ancienne et moderne il sig. Emc'ric-David. — In qualche Canzonetta, e singolarmente in quella che ha per titolo II triangolo , si ravviserà il fare di quel celeberrimo poeta che a richiesta del Visconti scrisse la bellissima Prosopopea di Pericle. Dopo le poesie originali poniamo la versione délVEcuba di Euripide fatta sul testo greco dal N. A. nella età di tredici anni. Essa fu impressa in Roma presso Arcangelo Casaletti nel 1765, ma P edizione riusci scorrettissima, e gli esemplari non vennero posti in commercio. Noi , mercè 1' amicizia onde ci onora P insigne archeologo Bartolommeo Borghesi , abbiamo potuto averne una copia tratta da quello che conservasi nella Biblioteca di Savignano, sopra il quale è scritto di carattere dclP Amaduzzi: a Opera non mai pubblicala, essendo anche senza ti frontespizio, ch''è stato supplito da me colle stampe di Propaganda. « — Gli Editori.

SONETTI

Festeggiandosi la solennità della Vergine del Rosario in Castel Sani? Angelo,

Freme il re di Bisanzio, e la marina

Con cento e cento Odrisie navi ingombra 3 Già di Leucate l'onda e la vicina Batte col remo, e colle vele adombra.

Ma tu, Vergin celeste, aura divina

Spiri , che della guerra il nembo sgombra. Siccome il Sol la nebbia mattutina, 0 come face della notte P ombra (*).

Or se tuo solo aspetto avvien che vaglia Più che torre munita, e più che forte Campo schierato in ordin di battaglia^

Di questa mole, albergo già di morte.

Or difesa del Tebro , o Dea , ti caglia ^ Tu veglia armata sulle ferree porte.

(*) Allude alla grande vittoria riportata contrai i Turchi dalle armi cristiane il giorno delia Vergine del Rosario li 7 ottoLre iSji.

6o4 POESIE

Sullo stesso argomento.

Fra la soave che al favor dell'ora Educa il vario aprii tremula schiera Che col tiepidi raggi il Sol colora , Gioja dell'anno, amor di primavera,

L'intatta rosa, ond' è Gerico altera,

Scegliamo, o il giglio che le valli onora, E con grata 1' offriam mente sincera A lei che fu del giorno eterno aurora.

Ma quale nel pensier mi siede inganno ? Fior caduchi a Colei eh' è Donna in cielo , Cui luna ed astri fan corona e scanno ?

Preci, del nostro cuor fervida prole.

Che allo sdegno divin spezzate il telo , Nuovo formate a lei serto voi sole.

Per la nascita del primogenito del principe Don Andrea Daria Pamphilj.

0 di ligure pianta almo rampollo Nato al favor del puro aere latino , Cui rispetta Fortuna, educa Apollo, Dolce cura di Giano e di Quirino^

All'ombra tua dall'ire del destino Di stancar la virtù non mai satollo Fia che si celi un dì lo stuol divino Dell' iddie per cui morte ha giogo al collo.

Così Roma esultava, e in lui tenea Fisse le luci dall'augusto monte Onde il fato del mondo un dì pendea.

Rise Ligui'ia ai lieti auspicj: l'onte Sue previde, e sen dolse Invidia rea , E Italia afflitta serenò la fronte.

POESIE 6o5

Per io stesso argomento.

Odij eccelso Bambin: felicitade

Non di tetto real negli atrj alberga,

Né in chi vanti avi egregi in lunga etade,

E il nome suo dell' altrui gloria asperga.

A quegli sol di lei fruire accade

Che in desir vero di virtù s' immerga:

Questi i titoli son, queste le strade

Ond' uomo a fama eterna avvien che s' erga.

E ben di lei fu il cielo a te fecondo, Germe d'eroi , non perchè in te riunisse Dovizia e onor di regal sangue illustre^

Ma sol perchè nel presentarti al mondo , Ai genj tuoi nel genitor prefisse Di virtù esempio , onde tuoi giorni illustre.

Per Cantatrice (i).

0 reina de' cuor , bella Armonia , Figlia di Citerea, d'Amor germana, De' numi in ciel conforto ed allegria, Ristoro in terra d'ogni cura umana:

Per te dell' uom la ferità natia

Cesse all' arpa treicia e alla tebana ^ Te un dì madre d' eroi chiamar s' udi'a L'attéo sapere e la virtù spartana.

Tu guidi in giro le rotanti sfere ^ Tu da' fen-ei voler Pluto rimovi, Ministra di contento e di piacere:

Ed ora in modi peregrini e nuovi

Cotanta in Rosa infondi arte e potere, Che i più famosi esempli tuoi rinnovi.

(i) La signora Maria Uosa Coccia.

6o6 POESIE

Per monacazione della sorella Beatrice.

Città di mura inespugnabil cinta

Ch' onta non teme di nemico assalto , Spesso tentata indarno , e non mai vinta , Fondata in sasso solitario ed alto:

Candida greggia su la variopinta Erba adagiata e sul fiorito smalto (L'ovil sicuro che la tien ricinta Non mai le fere violar col salto ) :

Pianta gentile di leggiadra fronda

Che dolci frutti in sua stagion fan bella , Cui siepe impenetrabile circonda:

Immagini son tutte , alma Donzella , Della solinga tua sede gioconda Che il mondo menzogner prigione appella.

Per monacazione dell'altra sorella Matilde.

luvan, ciechi mortali, in voi si desta Caldo desio d'esser felici appieno^ Invano ai nappi che Babelle appresta Bevete il dolce di un letal veleno.

Come cerva ferita alla foresta

Non fugge dallo strai che fitto ha in seno^ Cura in voi siede torbida e molesta Che de' più chiari dì tuiba il sereno.

JVè volger d'anni o variar di clima E cercar lidi d'altro mar bagnati Può dai' calma al desio che il cor vi lima.

Sol chi (gli affetti al primo ben serbati) Fé , qual tu , Vergin forte , a Dio suljlima , Trova lungi dal mondo i dì beati.

Per Monaca.

Mii'a colei che l'orride ritorte

Franse all'egro Israel col suo ferire : Ve' come lieta addita al guei-rier forte Il fatai chiodo e il memorando ardire.

E lei che innanzi alle assediate porte Fé' l'arbitro inuman dell'arme assire Con le grazie negli occhi, e in man la morte Sulle barbari coltri ebbro dormire.

Vedila allor ma in van , Francesca invitta ,

Onde l' idea di tua virtìi si desti , Di Giael mi rammento e di Giuditta.

S' elleno i duci delle genti felle ,

Tu i dolci inganni , tu il piacer vincesti , Più forte di Giuditta e di Giacile.

Sullo stesso argomento.

In qual parte del ciel splendea la bella

Fiamma che in un mi strugge e mi conforta ?

No, non è fiamma della tua facella ,

0 cieco Amor, che a tristo fin sei scorta.

Dio con questa mi accende e a sé mi appella, E fa eh' i' tenga in lui mia mente assorta , Pura colomba sua, sua fida ancella, Sol viva ai santi affetti, ai sensi morta.

Soave ardendo si bel foco, ha spinto Tenera Verginella a crudo fato Con volto di speranza e pallor tinto.

Mentre Ottavia così plaudiva al giorno Ch' apriva il varco al suo destin beato , Cento Angeletti le fean eco intorno.

6o8 POESIE

Per P esaltazione alla sedia pontificale di Qemcnlc XI y .

Quando il reo Ghibellini scuoter fu visto Col braccio infame il sacerdozio, il regno, Francesco in dubbio sogno al ver commisto Porger mirossi al Lateran sostegno.

Né in van si attese di salute un pegno Da' suoi seguaci uelP ovil di Cristo , Se andar fregiati del roman triregno E Nicola, e Alessandro, e Sisto, e Sisto.

Ma il bel presagio sta sospeso ancora, Ch' oggi del Vatican sedendo all' ombra La Fé languente il gran soccorso implora^

E tanta via d'onor Clemente ingombra, Che dell' alto destino in sull'aurora E Alessandro, e Nicola, e i Sisti adombra.

Per Laurea.

Temi incorrotta di Giustizia amica, Figlia de' saggi ed arbitra del vero, Io (con volto seren parmi che dica) Posi freno al Latin Genio guerriero.

Io fui ch'esposi, al falso ognor nemica, Or con placido labbro or con severo Dall'alta reggia di Bisanzio antica Le dubbie leggi del Romano Impero.

Del tempo struggitor non ressi all'onte, Di barbarie mi asperse il Goto e l'Unno, E l'ignoranza mi velò la fronte.

Dal ben sparso sudor gli allori augusti Tu che fai pullular, mio grande alunno, Tu mi rendi i perduti onor vetusti.

POESIE 6v()

Sullo stesso argomento.

Fausto arboscello di sua mano un giorno Commise al suol la bella Dea dell'armi, Di quella fronde che fa il capo adorno Per le valli di Tempe al re de' carmi.

Ti aleggi 5 disse , il venticello intorno , Né Borea o crudo gel contro te s'armi ^ Cresci lauro gentil d' invidia a scorno , Premio a virtù, miglior che bronzi o marmi.

Parve a quel dir, che a nutricarlo industri S'unisser gli elementi, e premio alfine Garzon l'ottenne di fatiche illustri.

0 caro a Temi, che ti cinge il crine, Tassoni egregio, in così pochi lustri.

Chi toccò mai di gloria egual confine?

Sullo stesso argomento.

Non perchè vaga vergine fugace

Le caste membra in voi cangiare elesse ,

Ed al valor ne' guerrier campi audace

Cara crescete ed invidiata messe :

Non se per voi de' sommi vati in pace

Sacro alle dotte fronti onor s' intesse,

Né v' oltraggia del ciel fiamma vorace

Il verde eterno delle chiome spesse; Fama voi, lauri, a ogni altro arbor prepone^

Ma perchè n'ombra il crin chi saggio apparse

Nelle scienze di Numa e di Solone.

E scuotete or superbi oltre l'usato

Le cime di fulgor nuovo cospai'se;^

Che del serto di Temi è Belli ornato.

Visc. Op. var, T. IV. 89

6lO POESIE

Per nozze del duca Mattei colla principessa Corsini. Del mar ceruleo sulP algosa sponda

Di vaticini empiendo e l'aere e il lito, Nereo sì giacque, e sciolse la faconda Sua voce , fatto ai Dei del mare invito: Bella Italia , di eroi madre feconda , Oh qual prole vegg' io di genio avito Cingerti il crine dell'antica fronda, Mercè del Latin sangue al Tosco unito!- Al presagir delle future cose

Volse ogni Dio la mente , il ciel sereno Si feo , la torva Invidia il volto ascose ^ E ne gioir degli ampj Elisi in seno

De' Lidii e de' Roman' 1' ombre famose , Rise Romolo e rise il Re Tirreno.

Per nozze Marescotti.

Poiché vedea da giovanili ardori

Sol palestre di guen*a in pregio aversi , Tal Giacinta parlò , dai suoi fulgori I pii lumi al garzon prode conversi (^ ) :

Figlio, deh! non voler che i tuoi sudori Sien nelle scuole del furor dispersi^ Crudo è il genio dell' armi , e i tristi allori Sorger non sanno che di sangue aspersi.

Mira qual del tuo Reno in sulla sponda Cresce Donzella cui virtìi governa , Come culto arboscel nutrica 1' onda:

A te nutronla i Fati, a te gradita

Sposa , e ailor fia che per voi spiri etema Aura di pace a serenar la vita.

(l) Introduce ;t parlare la Beata Giacinta .Marescotti

POESIE 6ll

La Messa novella.

È questo il dì felice in cui dal forte Levita invitto il testimon s'udi'o Che se lo trasse in su le vie di morte , Nuovo sentier di sangue al ciel gli apri'o (i).

E questo il fausto di che all'alta sorte Appella te dal sacro uffloio e pio, Per cui disceso dall' eteree porte S'offre in ostia di pace il Figlio a Dio.

Oh mistero ! oh memoria ! oh lieto gioi'no ! Giorno d'immensa gioja e di onor degno: Memoria onde di fé l' alma si veste :

Mistero eccelso , incomprensibil pegno Dell' etcìuia alleanza , onde ritorno Feo l'uom perduto al Genitor celeste.

Per V Assunzione di Maria tergine.

Posa ai sospir de' miseri mortali

Son io , dcgl' infelici estrema aita ,

Termine ai lunghi error, confin de' mali,

Temuta scorta di - tranquilla vita. Io cara ai giusti , a te guido i fatali

Bramati istanti della tua partita -,

Dicea la Morte ^ e dibattendo l'ali ,

Maria, che langue, al gran tragitto invita. Ma Amor: T'arresta: il dolce ufficio è mio^

Ver l'alte sedi andar costei non puote

Per via funesta che la colpa aprio.

Sopor soave ne' bei lumi infuse,

D'un pallor di viola ombrò le gote,

Indi all' etra un sentier nuovo le schiuse (2).

(1) Allude al Protomartire Santo Stefano, del quale celebravasi la festività nel giorno di tal messa novella.

(1) Questi e i segg. Sonetti sono stampali nella prima e seconda parte delle 1 Rime degli Aborigeni (Roma, 1779, nella stanlp. di Generoso Salomoni, voi. a in-8 ). L'autore distinto era in quest'accademia dal nome di Platone ateniese.

6l2 POESIE

Per la statua della Giustìzia che Pio fi disegnala Jare erigere su di una antica colonna in monte Glorio (i).

0 maestra de' regi , e delle genti

Scudo, e dell' ordin base, intatta Astrca, Per cui l'umana stirpe de' viventi In nodo social si stringe e bea:

Ove la lance tua non appresenti Feri i costumi son, la vita è rea^ Tu speme e sicurtà degl' innocenti ^ Tu degli iniqui sei terrore , o Dea.

Accogli adunque con sereno ciglio Il bronzo che sublime a te prepara Il Pio nocchiero del roman naviglio.

Ben de' l'offerta, o Diva, esserti cara, S'ei già ti eresse per divin consiglio Nel santo petto invidïabil ara.

Per la Passione di Gesìi Cristo.

Ombra del comun Padre, a cui d'intorno La fosca idea del gran fallo s'aggira, Lascia per poco il cieco tuo soggiorno , Scuoti dai lumi il feri't^ senno, e mira.

Fra le materne lacrime e lo scorno

Vedi su tronco infame un Dio che spira, E come csultin nel funesto giorno L'orror, la morte, lo spavento e l'ira.

L' ossa inquiete le lor cupe grotte Fuggono , e il Sol di tenebre velato ÌMinaccia ai rei mortali eterna notte.

Vedi il mistico velo in due squarciato, Le rupi dal dolor balzate e rotte, E poi di' (juanto costa il tuo peccato.

(0 Questa iiltj del Ponlclice riniasu (loi S(ni2^ effcUo.

POESIE 6l3

Sullo stesso argomento. — Le tenebre.

0 tlel nulla compagne , o dell' oscuro Sen degli abissi, abitatrici chete , Che i ghiacci eterni di Chiroue e Arturo E le notti semestri in guardia avete ^

Che ognor fugaci da che gli astri furo Sede incostante or qua, or là tenete, E dietro ai corpi opachi il mal sicuro Volto all' avversa luce nascondete :

Tenebre, or dalle cupe umide grotte Uscite ad onta del nemico Sole E dei dritti del giorno a portar notte:

E sparso in tanti orrori prror novello, Rassembri ai color muti , all' ombre sole Del JNume estinto la natura avello.

Sullo stesso argomento. — V Agnello Pasquale. Quale improvviso lamentare afflitto

Ha le quete del sonno ore interrotte ?

Ah son le madri del superbo Egitto

Ch'empion di strida la funesta notte.

Stringendo ognuna il figlio suo trafitto

Brama che il lume de' suoi giorni annotte ,

Se Dio per pena del regal delitto

Di Tebe e Menù le speranze ha rotte.

Ma stan l'Ebree Donzelle in lieta fronte

Sul limitar dal sacro Agnel segnato

Col fatai sangue al gran tragitto pronte. Sangue prezzo di vita e di peccato ,

Ombra di quel che verserà sul Monte

L'ultimo sagrificio insanguinato.

Gì 4 POESIE

Pli solenne possesso di papa Pio VI, la cui solenne pompa passa innanzi l'anfilealro Flauio.

Ombre Je' forti del cui sangue sparto Par che rosseggi ancor la Flavia arena , Sugli archi immoti ove il Britanno e il Parto A stupir fama e meraviglia mena^

Venite a rimirar qual gloria e parto Del valor vostro , della vostra pena , La Colomba dal nido oscuro ed arto , Che apriva 1' ale timidetta appena,

Copre coi vanni i regi e le cangiate

Cittadi, e '1 fido suo fra 1' oro e 1' ostro Scorge dal Lat erano all'are amate ^

E le sue piante tinte già nel vostro

Sangue, e in quel della grand'Ostia bagnale Sfìdaa d'abisso le tempeste e il mostro.

Pel passaggio di Pio VI dal suo soggiorno del Vaticano a quello del Quirinale, dopo essersi ristabilito da lunga malattia.

Non è , fiume roman , questo che scuote Lieto clamore d'Adriano il ponte, Non è per chi su trionfali rote Di sanguinosi allori ombri la fronte.

Or non ha più di Romolo il nepote Avido il fero cor d' ingiurie ed onte ^ L' aspetto sol del sommo Sacerdote Segno è del plauso , e della gioja è fonte^

E poiché all'egre membra almo ristoro Provvido il ciel concesse, e di robusto Vigor l'asperse e di novel decoro^

Ognun fa voti , che s' ei grande e giusto Riconduce al tuo mai'go il secol d' oro , Regni ancor gli anni del felice Augusto.

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