‹ Opere varie, italiane e francesiChapitre 116 sur 122 · ODI · texte numérisé non relu

ODI

Le Muse. — Per nozze Braschi.

Vusiido la bionda Ermione (i) Cinta il bel crin di rose Giove air eroe Fenicio In nodo aureo compose,

Le figlie di Mnemosine Carme scioglieano arcano Della prole di Venere Sul talamo Tcbauo.

La Dea del mar, cui cernie Rifulgon le pupille, Quando il fatai connubio Strinse, onde nacque Achille,

S''udìan sul lido Emazie Le nove Dee del canto Predir le glorie Tessale E di Larissa il vanto.

Gli altri Imenei sdegnarono Le Ninfe di Elicona; Più de' mortali ai talami Non intrecciar corona ;

Benché anelanti e rauchi I sacri vati spesso Chiamin le altere vergini Dal margo di Permesso ;

Che le importune suppliche Lascian le schive indietro Per le danze Castalie E gli ozj di Libetro.

Oggi al bel suolo Ausonio Ufficio alto vi chiama, Muse al bel suolo Ausonio, Che tanto ancora vi amat '

Ma ohimè che di Tersicore (2) Le figlie seduttrici Di cultori spogliarono Le vostre are felici;

E i lusinghieri cantici Che presso il vulgo han palma, Della sorpresa Italia Vinser Porecchio e Palma.

Deh torni ai Cigni Esperii Il canto almo e pudico :

Dive, alla Tosca cetera Rendete il suono antico.

Pur qui al Cantor di Rudia (3) Deste la tromba annosa.

Qui pure i vati crebbero Di Manto e di Venosa.

Deh Tombre omai v'' increscano Dell'aurea Fiordiligi; Vi sia più caro il Tevere Dell' Istro e del Tamigi.

S' altro non giova, ah dissipi Il dubbio e la dimora Pio, che d'un nuovo tempio Sul Vatican v'onora (4).

(t) Secondo i mitologi l'imeneo di Ceidmo, fondatore di Tel)e, con Ermione figlia di Venere, e quello di Pelco con Tetide furono celebrali coli' intervento delle Muse figlie di Giove e di Mnemosine. f^. Teognide, v. 14, e Coluto, sS, ad.

(2) Le Sirene fi;^lie di Tersicore e d'Acheloo.

(3) Q. Ennio Calabro nato in Rudia , primo poeta epico in Italia.

(4) Si allude al Musco Pio nel Vaticano edificato dal regnante sommo Pontefice con sovrana munificenza. In una delle gran sale di questo si ammirano le nove Muse di greco scalpello , trovate fra i ruderi della Villa Tiburtina di Cassio»

6iC)

Come le vostre immagini Vive in spiranti marmi Par che i bei genj invitino Al dolce suon de' carmi !

Oh idea sublime! oh Principe Nelle grand' opre esperto !

All'arti che languivano Il Vaticano è aperto.

M' inganno? o già propizie Si appressan le Camene?

L'aura che spira è l'aura Che spira in Ippocrene.

Snivclc, o Dee; le rosee Dita sull'immortale Arpa Eolia accompagnino La pompa nuziale.

Salvete, e i voti pubblici Recate e la speranza, E il fausto vaticinio A Luigi ed a Costanza.

E tu celeste Urania , Chiama il tuo figlio Imene Ch'arda la face eterea, Stringa l'auree catene;

E se mai lento l'Esperò Tratlien l'ore felici , Lo fughi del Gianicolo Dietro l'erte pendici.

Tu dotta Clio (i), tu candida Nunzia dell'alte imprese.

Dell'alma Coppia ai posteri Fa la virtù palese :

Di' del Garzon magnanimo Il maestoso aspetto , L'alma sincera, i nobili Sensi che chiude in petto.

Ma lascia solo ad Erato (2), Germana più vezzosa, Tutte narrar le grazie Della novella Sposa.

Essa farà le amabili Rare sembianze conte , I cari occhi cerulei E la serena fronte.

L'arte ridica e i facili Moti del pie leggero La Dea vivace ed ilare (3) C ha della danza impero:

Musa amica di Venere, Compagna del piacere.

Su in cielo il giro modera Delle lucenti sfere.

Qui alle donzelle cupide Gradita, e agli amatori Gode stancar le giovani Membra in notturni cori- Musa della Memoria (4) In vaghe fole industre A ricrear Polinnia Viene la Coppia illustre.

Vieni, e compagna recati La facil Pantomima, Che le avventure tragiche In molle danza esprima.

O severa Melpomene (5) , Seguace degli eroi ; È ver che poco al Lazio Piacquer gli studi tuoi :

Pur se avvicn che sui dorici Modi rattempri EuterpeJ(6) Quel lutto che negli animi Dalle tue scene serpe ,

fi) Musa dcVa sioria.

(ï) Musa drlla poesìa amorosa.

(3) Tersicore Musa della danza.

(4) Polinoia Musa della memoria, delle favole « dt

(5) Musa della l^a^edia.

(6) Musa che [iresicdc alla musica.

pantomimi.

Allor men truce e rigida Rassembri nelPasprtto , Cagion le illustri lagrime Direngon di diletto.

Tu a^!i alti Sposi artefice Di nobili diporti Mentre alle note armoniche Confidi i tuoi trasporti.

Se calti, o Dea, la gloria Del coturno latino, Ai teatri Romulei Dona un novello Artino (*).

De' costumi degli uomini Ridente emendatrice (0 Tali'a ravviso: d'edere L'avvolta Fronte il dice.

Oh come di letizia Ha le pupille accense; Gode alle tazze, e al giubilo Pelle gioconde mense.

I sensi avvince e inebbria L'alme coi versi egregi La purpurea Calliope (2) Che si trattien coi regi.

Questi dell'alma Coppia Grati saranno al core Più eh' inni epitalamici O dolci inni d'Amore;

Del metro altero ed epico Domator dell'obblìo

Se gli argomenti irradia Collo splendor di Pio.

E , o per le vie che libere Al peregrio son tutte, O scorra di Pomezia Per le pianure asciutte,

Il suo stil, ch'è del merito De' sommi eroi custode, Norma farà de' secoli Di Pio la giusta lode.

Su dunque al grato uffizio Tutte accorrete, o Muse, Tutte alle sponde eburnee Del talamo confuse.

L'arpe celesti s'armino Di corde più sonanti :

Serto di fiori Aonii Fate agli eccelsi Amanti.

Ma poi sagaci e caute Sul limitar restate :

D'amor gli ascosi e placidi Misteri non turbate.

Così di Lacedemone (3) Le Vergini leggiadre Alla prole di Tindaro Più bella della madre

Imene alto cantavano Sulle regali soglie, , Plaudendo al figlio d'Atreo Per la vezzosa moglie.

(*) Ari ino nome y4rcadico di Pietro Melastnsio. —

(i) Musa della commedia e de' coavili.

(a) Musa del poema eroico.

(3) f^, Teocrito, Epitalamio di Eiena ^ Idillio 18.

Gli Editori.

6iS

Il Triangolo (0

Del celeste Triangolo

Genio che veglio in cura,

Splendo su voi propizio

Con aurea luce e pura', Clic (P influssi benefici

Sul talamo beato

Un largo nembo a piovere

Oggi mi chiama il Fato.

Ei che d'' inesorabile

Necessità su Tornie

Trae le cose insensibili

E le animate forme: .

Ei che i decreti ferrei

Mai non cangiare ha vanto,

Né per svenate vittime

Né per versato pianto.

Pur ne' vetusti secoli •

Col germe uman cortese

I suoi segreti a svolgere

Le stelle in ciclo accese.

Al cliiaror fioco e tremulo

Degli astri erranti e fissi

DelPavvenir recondito

S'illuminar gli abissi.

Unomo allor qnelo e intrepido

Con guardo più securo

Fissò V inevitabile

Aspetto del futuro.

Contro il destin di rigida

Costanza il petto armava,

E i guai Tattesa immagine

Dell*'avvenir temprava.

Di Zoroastro e Belesi Così fiorir le scuole, E fur gli assirj numeri Chiari ove splende il sole.

Queste arti sacre istrussero Trasillo e Petosiri; Arti che i ciechi popoli Osan nomar deliri.

0 età felice e credula!

Età del vero amica!

Qualche orma ancor calcavasi Deir innocenza antica.

Deli''uom lo spirto indocile Fcr sue dottrine r.ltere; Gli arcani lor velarono Agli occhi suoi le sfere.

Ma non però gii ascondono, Illustri Sposi , a voi ChVroi siete (PAusonia , E progenie d''eroi.

1 chiari astri, onde l'Artico Cicl si corona e luce, Su i nuziali cantici Ridon di fausta luce.

Ben del mio raggio candido Caro il fulgore avrete , Di mia leggiadra origine Quando il tenor saprete.

Quel Dio che in riva d'Inaco Argo lasciò trafitto; Quel cui tre volte massimo Chiamò l'antico Egitto;

(i) Qucslo e il Triangolo Boreale detto ciarli .inlidii Deltolon : l'Australe è osservazione e denominazione moderna. — Quest'Ode fu pubblicata in una raccolta di versi per nozze Antonelli , nella quale ogni composizione avea per argomtjjlo una delle Costellaiioui del Polo Artico. Roma, per il Casalctli 1789.

Quel Dio che la difficile (i) Arte inventò primiero, Che sa la voce pingerc, Dar sembianza al pensiero;

Ei qui mi pose a splendere Dove in lucenti chiome (2) Siderea cifra annunzio Del gran Tonante il nome;

Nome al cui suon vacillano Gli archi de'' firmamenti, E fremnn dell'oceano Gli atri gorghi muggenti;

Nome che dalle tenebre Può trar dal nulla il mondo E le cose ravvolgere Può nel nulla secondo.

Se di si gran principio Vo fra le stelle altero, Qual astro mai mi supera Nel gemino emisfero?

E ai geniali talami Influssi più felici Quale oserà promettere?

Qual più sublimi auspicj?

Fecondità mi seguita, E al mio splendor giocondo

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Grava alle spose il tenero Fianco di dolce pondo.

Lei tante indarno invocano Donzelle in mesto viso, Su le cui piarne sterili Non lampeggiai d'un riso.'

Ben di pregio sì nobile Superbo andar poss' io , Se l'ampio e fecondissimo Suol di Canopo é mio (3),

Dove moli marmoree

Menfi alle stelle innalza, E il Nil l'amara Tetide , Con sette fiumi incalza.

Su dunque, o Sposa amabile, Rompi omai la dimora.

Mira gli erbosi margini Come la Senna infiora ;

Come la bionda Urania Versa al suolo canoro Su la Cilissa cetera Di carmi ampio tesoro.

Vieni ; che alla purpurea Sponda Imeneo t'aspetta, E alla plaudente Italia Le mie promesse affretta.

(1) Tculc, o Tot, lo stesso che il Mercurio Trismrgislo iJegli Egiziani. È stato creJuto P inventore della scrittura.

(2) Qu3ntun(|ue molti vogliono che la Costellarione M Triangolo sia V immagine Jrlla Sicilia collocata da Cerere nel cielo ; pnre la mitologia di Tconc Alessandrino ne' suoi Commentar] ad Aralo, che e'* insegna essere il Della cifra del nom« di Giove, AtOÇ, posta da Mercurio fra le stelle , è slata seguila, come quella che dà maggiore dignità all' argomento.

(3) Manilio assoggetta l'Egitto alla Coslellaiionc dell'Ariete. Teone per altro nei lodati Commentar) ci fa conoscere questo rapporto dell'Egitto colla nostra Costellazione; che perciò da lui vien detta j^gypli Thesis , da allri, Nili'ìonum a causa della somiglianza della sua figura con qnclla della fecondissima provincia del Lasso Egitto chiamata Delta per esser quasi un tri angolo circoscrilloi e diviso da' varj rami del Nilo,

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