‹ Piccole note sul teatro di prosa a ParigiChapitre 2 sur 5 · ALEXANDRE DUMAS · texte numérisé non relu

ALEXANDRE DUMAS

vate a giudicar la produzione ; e gli articoli recano la firma di Catulle Mendès, d’Enrico Fouquier, di Félix Duquesnel, d’ Octave Mirbeau, di Romain Coolus, d’Edmond Sée, di Camille le Senne, di Lucien MuRlfeld, d’ Henry Bauer, di Richard 0’ Monroy, di Gaston Leroux, d’André Picard, di Gaston Deschamps, di Léon Yerst, e d’ altri scrittori cari al pubblico che legge e va a teatro 1). Perchè la critica drammatica, a Parigi, è affidata — non come da noi — a uomini di grande ingegno, di vasta dottrina, di secura esperienza. L’ appendice settimanale del Temps porta la firma di Gustavo Larroumet, direttore dell' Academia di belle arti , che succedette a Francisco Sarcey: quella del Journal des débats d’ Emilio Faguet, academico, professore, scrittore illustre. Nella Revue des deux mondes le rassegne drammatiche sono dettate da Jules Lemaître.

L’ ufficio del « critico », nella Ville lumière , è tenuto nella più alta considerazione, ed è anche de’ più ambiti e de’ meglio rinumerati.

In Italia, in vece, solo i maggiori giornali politici dedicano a mala pena qualche colonna al resoconto d’ una commedia nuova; e pochissimi pagano il redattore drammatico. I più si contentano di dar notizia a’ lettori del « successo », o dell’ « insuccesso », della commedia nella solita rubrica de’ teatri, e ne affidano la redazione a giovinetti imberbi, ricchi di presunzione, ignoranti più del verosimile ; quasi sempre biliosi, fegatosi, maleducati : autorelli incompresi, scolari bocciati.

J E non basta: oltre a’ critici titolati, ogni giornale francese ha i suoi bravi « courriéristes », e « soiristes ». — I primi, son incaricati di scrivere, ogni giorno, il così detto « courrier des théâtres»: i secondi, di far la cronaca della serata, di descrivere la sala , di parlar delle toilettes delle signore, di ripetere i motti-arguti còlti a volo negl’ «intermezzi » ; di ridirci le ansie e le gioje dell’Autore, che, nel foyer del teatro, riceve gli amici e gli ammiratori, distribuendo baci, abbracci; di parlarci degli attori, delle attrici, di ciò che accade ne’ camerini durante la rappresentazione, e via dicendo.

Certo, anche da noi, le eccezioni non mancano ; ma si contano sulle dita. E per un Roberto Bracco, un Giovanni Pozza, un Jarro , un Edoardo Boutet, un G. P. Zuliani, un Federico Musso, un Domenico Danza, un Sabatino Lopez, un Jorickson, un Gaspare Di Martino, un Ottavio Cenacclii, un Antonio Cervi, un Riccardo Forster, un Giorgeri-Contri, un Arnaldo Vassallo, uno Stanislao Manca, un Giuseppe Baffico, quanti e quanti Cameadi !

La cultura di un popolo si giudica anche dalla critica che ha. La forza e la vitalità d’ una letteratura derivano, per gran parte, da coloro che son chiamati a intenderne la bellezza, e commentarla al volgo.

I Francesi — e che il Signore li benedica! — hanno con sè, e per sè, una gran forza: certi di valere, sanno imporsi. Il loro chauvinisme li conduce a dichiarar hello e buono tutto ciò eh’ essi fanno e producono : brutto e cattivo quel eh’ è fatto e prodotto dagli altri. Cotesta coscienza del proprio io, impedisce loro di studiar la lingua e la letteratura delle altre nazioni. Par che dicano a tutto il mondo: « siamo qua noi, e basta ! » Nè la taccia d’ « ignoranti in casa d’ altri » li tange , una volta che si sanno fortissimi in casa loro.

In fatto, poi, di teatro sono d’ una intransigenza assoluta. Ostentano quasi il vanto di conoscer poco lo Shakespeare: d’ignorar che Carlo Goldoni visse in Italia, e morì a Parigi: che Wolfango Goethe e Federico Schiller diedero de’ capilavori drammatici alla gran patria tedesca.

Tutta la gloria del teatro antico — eccezion fatta per i Greci — e del teatro moderno, si concentra nella gloria del teatro eh’ è il loro: Corneille, Voltaire, Racine, Victor- Ugo, Molière, Scribe, Labiche, e giù giù sino a’ contemporanei. Ed è già molto se — grazie agli sforzi eroici d’ un attore d’ingegno, l’Antoine; e a quelli, non meno eroici, del fondatore del Teatro dell’ œuvre, il Lugné-Poe, han finalmente imparato a conoscere 1’ esistenza d’ un Tolstoï

drammaturgo, d’ un Bjoernstjerne-Bjoernson, d’ un Ibsen, d’ un Hauptmann, d’ un Sudermann 1).

Del resto, basta pensare che 1’ Amleto e 1’ Otello aspettarono anni e anni prima di forzar le ben chiuse porte del Tempio di Molière; il quale Molière — per ogni francese mediocremente colto — Yale tutti gli Shakeaspeare del mondo !

In questo esclusivismo feroce va, sopra tutto, ricercata la forza e la vitalità del teatro di Francia.

— S’aprano pure a’ liberi commerci tutte le porte; ma le si chiudano risolutamente in faccia alle commedie delle altre nazioni!

— Qui regniamo noi soli!... Rie manebimus optime! — 2).

q Dell’ Ibsen, l’Antoine recitò gli Spettri: il Teatro dell' Oeuvre, «Nora», che fu anche data da Gabriella Réjane al Vaudeville, ma, con iscarsa fortuna; Solness il costruttore , Peer Gynt ; tutte però per una sola sera , e con mediocre godimento de’ più, che la possente arte ibseniana non erano in grado nè di ammirare, nè di comprendere: del Bjoernson, l’Antoine rappresentò il Fallimento , e il Lugné-Poe la duologia dell1 Al di là delle forse umane , che diede la stura a polemiche infinite, e fu, del resto, assai poco gustata anche da’ Mendès, e dagli snobs in letteratura: dell’ Hauptmann, l’Antoine diede, superbamente e vittoriosamente, i Tessitori , Il Vetturale Henschel: del Sudermann, Sarah.-Bernh.ardt Casa paterna; l’Antoine, Il onore.

Assolutamente, il genio nordico non simpatizza col gallico genio latino !

begli scrittori italiani, solo Giuseppe Giacosa — nella traduzione di Paul Alexis, morto or è poco, s’ ebbe, con i Tristi amori , 1’ onore d’ essere recitato al Vaudeville. Ma la maravigliosa commedia piacque poco; e, non ostante i giornali ne attribuissero la paternità quasi esclusivamente all’autore di Madame Betzy, tenne per poche sere «.il cartello ». — Non parlo nè dell’ Amica, e dell Alleluia di Marco Praga; nè degli Occhi del cuore del nostro grande Giacinto Gallina; nè de’ Diritti dell’anima dello stesso Giacosa; nè de’ Disonesti del Rovetta, perchè recitati, o sopra piccole scene — come la Bodinière — o in salotti privati.

2) Ma, a quel che sembra, io esagero; e come!... In fatti, H. Harduin alza la voce, nel Matin, contro la invasione della letteratura straniera in Francia. Uditelo!

Del rimanente — e come negarlo ? — gli scrittori drammatici contemporanei, che nascono in Francia, e dimorano a Parigi, son ricercati e rappresentati in tutto il mondo. Le due Americhe, la Germania, 1’ Austria, la Spagna, il Portogallo, T Italia — l’ Italia sopra tutto — vivono, in fatto di teatro, per tre quarti, della produzione francese ; o, permeglio dire, parigina.

Non appena una commedia, un dramma, un vaudeville, un’ operetta , una pochade, ottengono mediocre successo a Parigi; Berlino, Vienna, Londra, Madrid, New- York, Buenos- Ayres, Poma, Milano, vanno a gara per acquistarne la proprietà. Gli autori intascano varj biglietti da mille, si fregan le mani, e continuano a produrre per il commercio in patria, e la esportazione all’ estero.

Nugoli d’ agenti inglesi, americani, viennesi, berlinesi — veri uccelli di rapina — si gettano sopra le Zazà, le Madame Sans-Gêne, le Dame de chez Maxim’ s ; i Coups de fouet, le Petite fonctionnaire , le Mouche , le Pohe-rouge, le Remplaçantes, i Torrenti, le Coralie et C.ie, e fanno a chi

«Nous sommes en proie aux romanciers polonais, russes, italiens. Pans nos théâtres, défilent des troupes espagnoles, italiennes, allemandes. Au théâtre Antoine , on inaugure, après les pièces Scandinaves, la comédie berlinoise. L'Opéra , qui est l'Académie nationale de musique, nous sert, en fait de musique nationale, des tas de Valkyries , de Lohengrins , et autres produits wagnériens.

«Enfin — et ceci est le comble! — voilà le Japon qui nous brave. Oui, le Japon! O mânes de Louis-Philippe! O perron de Portoni !, que diraient tes habitués s’ils revenaient et apprenaient qu’on joue le drame japonais à Paris, eux qui, en bons Parisiens, ignoraient jusqu’à l’existence du Japon? »

Sì, sì! Proprio cosi!? .

offre di più. La concorrenza per l’estero è oramai salita a tal segno che i prezzi crescono, ogni giorno, a dismisura. Nè si bada al valor della merce — spesso cattiva e disastrosa — ; ma solo alla marca di fabbrica , proprio come per il Liebig, il Borrii , il Quinquina, V Odol. E la « pochade » è in onore tanto sulle rive del Tamigi, del Danubio, della Sprea, del Beno, del Tevere, quanto su quelle della Senna.

A Berlino, e a Vienna, una mutilata Dame de chez Maxim’’ s — pressoché irriconoscibile — s’ebbe duecento rappresentazioni consecutive. . E dire che la môme Crevette s’ era trasformata in una volgare ballerina.... viennese !

Tornando al mio proposito, avvertirò anche come i critici drammatici francesi gareggino in cortesia e indulgenza nel dar conto delle commedie nuove. E davvero un accordo commovente ; e poche note stonate non tolgono nulla al gran coro delle laudi. Come spiegare il fenomeno, eh’ è pur raro? In un modo assai semplice. A Parigi — come da per tutto — vivono e prosperano que’ cenacoli letterari, che hanno la pretensione di dettar la legge, e d’imporre il proprio giudizio. In essi si stringono relazioni spesso fraterne. Ogni scrittore salito in fama ha attorno a sè un nugolo di giovani letterati, che giurano in verba magistri; e' spingono, sopra tutto a teatro, l’adorazione al Nume sino al feticismo. Ma non basta. Per i critici parigini — quasi tutti autori di drammi e di commedie — l’ hodie mihi, cras tibi — è la prima pagina del Vangelo. « Chi giudica oggi, sarà giudicato domani». Non far dunque agli altri, ciò che non vorresti fatto a te stesso!

Oltre, poi, a un innato senso di bontà verso coloro che producono, e dànno prova d’ industre ingegno, 1’ « affar commerciale », per essi, va innanzi a ogni altra considerazione. Una commedia che riesca, e sia recitata cento o duecento volte, costituisce per l’Autore una vera fortuna. E chi vorrebbe fargliela perdere? I giudizj acerbi, feroci, non mancano ; ma son susurrati, a fior di labbro, tra colleghi e colleghi, tra amici e amici, neg ~Y intermezzi, sorseggiando una tazza di moka, o fumando un avana. Il « compte-renclu » ,

del domani, non reca nemmeno le tracce delle acerbe polemiche di poche ore prima. Onde — non di rado — chi ha assistito a una première , e ha còlto sulle labbra del principe della critica la fresca impressione del momento, e, poi, legge quel ch’egli ne scrive nel suo giornale, casca proprio dalle nuvole.

Una commedia del Donnay, del Brieux, dell’ Hervieu, del Lavedan, del Capus, del Gruinon, dell’ Ancey, del Porto- Riche, che mal si regga sulle gambe, è giudicata bellissima : se, poi, ha un atto, o due, veramente lodevoli, e qualche scena potente, s’intona l’osanna, e si grida al capolavoro , al miracolo !

Così accadde, ultimamente, per La Veine d’ Alfedo Capus ; una eccellente commedia, che però non rinnova proprio nulla, e non segna certo una data negli annali del teatro francese ; e per L’ Aiglon d’ Edmond Rostand, un « melodramma da poeta di second’ ordine » , proclamato, dalla critica, « sublime opera d’ arte » 1).

Io, in vero, quando assisto a una « prima rappresentazione »; e, il giorno dopo, leggo ciò che i critici ne dicono, sento una vampa di rossore salirmi al volto. E penso — malinconicamente — a’ critici drammatici del mio paese, che vanno a nozze solo quando possono dir corna della commedia e dell’ autore : che — tra la mezzanotte e la una — fumando un virginia , ridendo e scherzando con i compagni di redazione, cucinano il mal capitato scrittore, e gli decretano funebri solenni; ottenendo, quasi sempre, l’effetto ambito, ma ingeneroso, di far che la commedia non si replichi nemmeno una volta sola, o si ripeta a teatro semivuoto.

E quando leggo le eterne geremiadi sul decadimento del teatro italiano ; sulla miseria intellettuale degli autori ;

q Qualche egregio — come, ad esempio, il Faguet, nel Journal des Débats — disse liberamente tutto il male che pensava de\V Aiglon ; ma una voce sola nel sacco non fa farina!

sull’ invasione della produzione d’oltr’alpe ; e vedo spargere tanto inchiostro, e versar tante lacrime — vere lacrime di coccodrillo! — sopra il preteso «morto», che risuscita a ogni rinnovar di stagione, per morir poi da capo ; e paragono, rifletto, non posso trattenere la imprecazione che, spontanea, mi sale alle labbra : — Colpa vostra, o maledetti!... Colpa vostra, chè avvelenate il nostro ingegno, la nostra opera, il nostro lavoro ! —

Ma non voglio perdere la mia bella serenità; e però continuo, non senza prima chieder venia al cortese che mi legge dello sfogo forse intempestivo, ma sincero.

Alla crescente prosperità degli autori francesi, contribuisce, in gran parte, la Società degli autori drammatici, che i signori Gustavo Roger e Giorgio Pellerin dirigono, e che Vittoriano Sardou presiede con indiscussa autorità, con zelo degno del maggior encomio.

Tutti gli scrittori drammatici — fatte poche eccezioni x) — dipendono, esclusivamente, da questi due Agenti- generali . Son essi che percepiscono i diritti d’ autore in tutta la Francia, e rispondono all’offerta che viene dall’estero. Ogni Direttore di teatro ha il suo bravo contratto con la Società, e dipende da essa. La Società rifiuta, se così crede, il proprio benestare a chi, voglioso di dirigere un teatro, non presenta guarentigie materiali e morali che bastino : toglie,

l) Il Grandillot, tra i primissimi, che, da anni, scende in lizza, armato di tutto punto, contro la Società degli autori , onde svela i creduti abusi — nessuna istituzione umana, ahimè, è perfetta ! — e 1’ :< accentramento », a parer suo, troppo esclusivo.

anche per legge , che più teatri possano essere esercitati da nna stessa persona x).

Con cura, e con arte infinita, la Società salvaguarda i diritti letterarj di tutti: vigila, impedisce, che una semplice scena , un semplice dialogo, una commedia in un atto, un frammento di commedia, siano recitati senza pagare; e ciò tanto a Parigi, quanto in tutta la Francia.

La legge, poi, che governa i diritti d'autore è umana, giusta, uguale: non cervellotica come in Italia, dove ciascuno fa legge di per sè stesso.

Per ogni atto-unico , la quota spettante all’ Autore è di lire dieci : per ogni commedia in più atti — chi l’ha scritta si chiami Edmondo Rostand, o Antony Mars — i diritti variano dal IO al 12 oj0 2).

1) Vero è, per altro, che fatta la legge, trovato l'inganno; e che, di riffa o di raffa, Pietro Decourcelle — il grande manipolatore di drammi e di commedie a uso e consumo delle scene popolari, pure standosene nelle quinte, è tra i maggiori azionisti de\V Ambigu, e dello Châtelet , e però uno de’ Direttori- occulti di que’ teatri-, i quali son tenuti a recitar commedie sue, o a chiederne il beneplacido per le commedie degli altri. E se si pensa che il signor Decourcelle è uno de’ membri più influenti della Società degli autori....

2) Dal Figaro :

« Un de nos lecteurs nous demande quel sont les droits payés aux auteurs dramatiques en France.

«Voici quelques chiffres. Sur la plupart des scènes parisiennes, les prélèvements faits sur les recettes en faveur de l’auteur varient entre 10 et 12 °/0. C'est ainsi qu'Antoine éleva spontanément, il y a deux ans, les droits perçus chez lui de 10 °/0 à 12.

«A l’Opera, le droit est de 8 °/0 i à, la Comcdie-Française , de 15.

« Les théâtres parisiens payent chaque année aux écrivains de théâtre une somme qui (en y comprenant le montant des «billets d’auteur»: de 80 à 120 francs par jours) atteint presque trois millions. Dans les départements, où les directeurs versent 6 °/0 de leurs recettes, on arrive à près de 900.000 francs. Ce qui ne ferait pas loin de quatre millions, comme salaire annuel de la production dramatique en France.

« Le temps est loin où les « entrepreneurs de pompes et spectacles » — comme disait une ordonnance de Louis XIV — offraient quelques écus aux auteurs les plus en vogue ! »

Il controllo, ne’ teatri francesi, è fatto contemporaneamente per ben tre volte. Una prima, dal rappresentante della Assistenza pubblica , che percepisce il così detto biglietto de ’ poveri , ed è un impiegato dello Stato: una seconda, dal rappresentante la Società degli autori: una terza, dal Controllore in capo del teatro x).

In Francia, dunque, non è possibile — come da noi — ingannar nessuno; e, tanto meno, presentar de’ borderaux falsificati, d’accordo col Capocomico e l’Impresa!

I diritti d’ autore son percepiti, dagli aventi diritto, il

« Nous avons dit quels étaient les droits payés en France aux auteurs dramatiques.

« A l’étranger aussi, on accorde des droits à nos auteurs. Comment en serait-il autrement? La France est le pays qui produit le plus de pièces de théâtre. Elle en inonde le marché européen. Mais il y a deux sortes de pays : ceux qui payent, et ceux qui ne payent pas.

« Parmi ceux-là, la Suède, la Norvège, le Danemark, la Hollande. Là, l’auteur ne peut prétendre à aucune sorte de rétribution si son oeuvre est imprimée — ou en dehors de ce que le directeur consent à donner bénévolement. En Scandinavie, d’ail ieurs, deux pièces françaises à peine ont réussi à s’imposer, de nos jours: Cyrano de Bergerac, et la Dame de chez Maxim’ s.

«Dans les pays où l’on paye, pas de regie fixe. En Italie, 1 auteur touche 20 % de la recette, à la première , et 10 % les autres soirs. En Allemagne, les droits varient de 5 à 10 % (le Lessing-Theater , à Berlin, donne pourtant le 12); en Hongrie, il est de 6 %. En Angleterre, une réglementation spéciale accorde à l’auteur le 6 °/0 sur les trente premières , le 7 et le 8 ensuite. En Espagne, chaque ville, et presque chaque théâtre, a son tarif qui lui est propre. En Amérique fonctionne le système des primes: tant à la première , et des droits progressifs ensuite.

«Nous allions oublier la Turquie. Il est admis qu’il y a là-bas des droits d’auteurs. Mais les directeurs ne les payent que lorsqu'ils ont le temps ! »

A' proventi degli autori francesi vanno aggiunti quelli del cosi detto «biglietto d'autore », che il Capo della Claque — come ho più sopra accennato — vende a beneficio degli Autori medesimi.

i) Il brodereau che fa legge, è quello firmato dal rappresentante della Assistenza pubblica.

27 e il 28 cl’ ogni mese, alla sede stessa delta Società : — rue Ippolyte-Lebas , n. 8.

Quante e quante volte ho veduto io stesso gli Hennequin, i Bisson, i Valabrègue, i Mars, i Feydeau incassar molti e molti biglietti da mille , contarli paternamente, e metterli nel portafogli !

I signori Roger e Pellerin firmano anche tutti i contratti per l’estero J) ; e la lor volontà pesa assai più di quella degli autori.

Alfredo Capus, sollecitato da un amico a ciò cedesse la Veine per l’Italia al solo prezzo di lire mille e cinquecento « à valoir », annuì di buon grado ; ma il signor Roger, da quell' orecchio, non volle sentire : chiese, e ottenne il doppio.

A occhio e croce, i due Agenti generali della Società — che occupano il loro posto circondati dalla piena fiducia degli Autori ■ — intascano ciascuno, ogni anno, la bella somma di franchi centomila! 2) Ma è anche giusto osservare che la Società , sotto la loro gestione, incassa annualmente quattro milioni 3).

Ù I contratti per l’estero sono fatti, per lo più, «« valoir».

2) I signori Roger e Pellerin percepiscono anche, di parte loro, il 3°/0 sur ogni contratto per l’estero.

3) Dal Figaro :

« Le vendredi 2 mai aura lieu, à la salle Charras, à deux heures précises, l'Assemblée générale annuelle des membres sociétaires de la Société des auteurs et compositeurs dramatiques.

« La commission présentera son rapport sur les travaux de l’année. 11 sera ensuite procédé à la nomination de cinq nouveaux commissaires : quatre auteurs, un compositeur, en remplacement de MM. Paul Milliet, Georges Olinet, Victorien Sardou, Jean Bichepin et Théodore Dubois, membres sortants et non rééligibles avant uue année.

« La Société des auteurs et compositeurs dramatiques possède aujourd'hui 45.834 francs de rentes. Le un pour cent qu’elle a perçu sur les droits pour la caisse de retraites et de secours a été de 40.987 francs pour la France et l’étranger. Les directeurs de théâtre ont payé à titre de redevances à la Société la somme de 38.823 francs. Versements sur apport social par les nouveaux sociétaires, 3.567 fr. 34.

G-li Agenti-privati, a Parigi, non trovano pane per i loro denti; e son costretti a recarsi in provincia, dove — tutto il mondo è paese ! — s’ affannano a scorticar più che possono quegl’ infelici attori cui non fu dato trovar scrittura nella Capitale; e s’industriano a mettere insieme quelle

Le tout formant un total de 193.066 fr. 01. La Société a payé aux pensionnaires 104.500 francs.

« Quant à la bibliothèque, elle n’aura coûté cette année que 12 francs, 10 centimes. C’est trop peu vraiment. Une Société d’auteurs devrait acheter tous les ouvrages écrits sur le théâtre, toutes les œuvres dramatiques éditées, afin que les sociétaires puissent y trouver les documents dont ils ont besoin. »

La Società degli autori — come si vede leggendo 1’ « entrefilet » del gran giornale parigino — ha, dunque, la propria « cassa di soccorso », e i proprj «pensionati».

Scrive, sul proposito, Alphonse Lemonnier, nel Français :

« La Société des auteurs , qui n’admet comme membres que les auteurs qui, dans leur vie, ont touché 20.000 francs de droits, et qui n'a que quatre cents membres, sert cent quatre pensions de 1.000 francs à ses adhérents, et distribue 25.000 francs de secours immédiats. La Société des musiciens a près de cinq cents pensionnaires qui touchent 300 francs par an. L’Association des artistes donne près de 23.000 fr., et sert 158.346 francs par an à ses pensionnaires. Nous avons aussi la Caisse de retraite de Y Opéra, la Caisse de secours de Y Opéra-Comique, la Société de la Gaîté, des Variétés, des machinistes de Paris. »

Per conto mio, ho detto della Società degli autori drammatici francesi, con la quale ebbi frequenti relazioni, tutto il bene che ne penso, e che ho udito dirne da moltissimi Autori, i quali son soliti chiamarla «la loro provvidenza ». Ma P imparzialità che serve di guida a questo mio studio , vuole non taccia della circolare a stampa che, proprio di questi giorni, leggo riprodotta dal Figaro , e che reca la firma degli onorevoli Carnaud e Cadenat, deputati des Bouches-du-Rhône:

« Monsieur,

« Les associations, ou les personnes, qui donnent des auditions, ou des représentations musicales ou littéraires, sont victimes d’ abus sans nombre de la part des Sociétés des auteurs.

« Les plaintes incessantes qui parviennent tous les jours à ce sujet aux membres du Parlement nous ont déterminés à entreprendre une campagne énergique pour obtenir la réforme complète de la perception des droits d’ auteur.

Compagnie raccogliticce , le quali vanno — in tournée — ad allietar Marsiglia, Lione, Tolone, Bordeaux, Dieppe, recitando T ultima commedia del Rostand, *) del Donnay, del Brieux, del Capus, del Feydeau, del Bisson, dell’ Hennequin; vale a dire, l’ultimo «gran successo parigino».

« Dans notre pays, si remarquable par la quantité de ses vocations artistiques et musicales, il convient de briser les entraves mercantiles qui en arrêtent le meilleur essor.

« C’est par la crainte des procès dont nous menacent les agents des Sociétés d’auteurs que vous laissez peser sur vous une dime exagérée.

«Afin d’encourager à la résistance contre un pareil système d’intimidation, notre journal la Réforme du droit d’auteur se substituera gratuitement à ses abonnés pour supporter les frais des procès qu’ils auraient à soutenir contre les deux puissantes Sociétés des droits d’auteur....

« Dans l’attente d’une réponse, nous vous adressons, etc....

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