SONETTO LXXXI
Se veder potesse la casa di Laura, i sospiri le giugnerebbero più -X spediti.
Se '1 sasso ond'-è più chiusa questa valle, Di che '1 suo proprio nome si dériva, Tenesse volto, per natura schiva, A Roma il viso ed a Babel le spalle ,
I miei sospiri più benigno calle Avrian per gire ove lor spene è viva; Or vanno sparsi, e pur ciascuno arriva Là dov' io '1 mando, che sol un non falle.
E son di là si dolcemente accolti,
Com' io m' accorgo, che nessun mai torna :
Con tal diletto in quelle parti stanno.
Degli occhi è '1 duol ; che tosto che s' aggiorna, Per gran desio de' be' luoghi a lor tolti, Danno a me pianto, ed a' piè lassî affanno.