SONETTO LXXXIV
Laura impallidisce alla novella ch' egli debba da lei allontanarsi.
Quel vago impallidir che '1 dolce riso D' un' amorosa nebbia ricoperse, Gon tanta maestade al cor s' offerse, Che li si fece incontro a mezzo '1 viso.
Conobbi allor si corne in paradiso Vede r un 1' altro ; in tal guisa s' aperse Quel pietoso pensier, ch' altri non scersc, Ma vidil' io, ch' altrove non m' affiso.
Ogni angelica vista, ogni atto umile
Che giammai in donna, ov' amor fosse, apparve,
Fora uno sdegno a lato a quel ch' i' dico.
Chinava a terra il bel guardo gentile, É tacendo dicea (com' a me parve) :
Chi m' allontana il mio fedele amico ?