SONETTO XXV
Rimproverato di aver tanto differito a visitarla , ne adduce le scuse.
lo temo si de' begli occhi V assalto,
Ne' quali Amore e la mia morte alberga,
Ch' i' fuggo lor corne fanciul la verga ,
E gran tempo è ch' io presi '1 primier salto.
Da ora innanzi faticoso od alto Loco non fia, dove 'l vole^ non s' erga, Per non scontrar chi i miel sensi disperga, Lassando, corne suol, me freddo smalto.
Dunque s' a veder voi tardo mi volsi, Per non ravvicinarmi a chi mi strugge, Fallir forse non fu di scusa indegno.
Più dico ; che '1 tornare a quel ch' uom fugge, E '1 cor che di paura tan ta sciolsi, Fur délia fede mia non leggier pegno.