SONETTO LXIV
Disingannalo dall' amor suo di quaggiù, rirolgesi ad amarla nel cielo.
0 tempo, 0 ciel volubil, che fuggendo Inganni i ciechi e miseri morlali ; 0 di veloci più che vento e slrali , Or ab esperto vostre frodi intendo.
Ma scuso voi, e me stesso riprendo :
Clie natura a volar v' aperse 1' ali ; A me diede occhi : ed io pur ne' miei mali Li lenni ; onde vergogna e dolor prendo.
E sarebbe ora, ed è passata ornai , Da rivoltarli in più secura parte, E poner fine agi' infinili guai.
Ne dal tuo giogo, Amor, l' aima si parte, Ma dal suo mal ; con che studio, tu '1 sai : Non a caso è virtute, anzi è bell' arte.