SONETTO XXVI
Morta Laura, ei perdette ogni bene, e nuUa più gli avanza, che sospirare.
Soleasi nel mio cor star bella e viva, Com' alla donna in loco umile e basso : Or son fait' io, per 1' ultimo suo passo, Non pur mortal ma niorto ; ed ella è diva.
L' aima d' ogni suo ben spogliata e priva, Amor délia sua luce ignudo e casso Devrian délia pietà romper un sasso :
Ma non è chi lor duol riconti o scriva;
Che piangon dentro, ov' ogni orecchia è sorda, Se non la mia, cui tanta doglia ingombra, Ch' altro che sospirar, nulla m' avanza.
Veramente siam noi polvere ed ombra; Veramente la voglia è cieca e 'ngorda; Veramente fallace ô la speranza.