Du Mcril, Pois, mÙ. rfu m. i., p. J53, f
3. Veraroenle le suc parole porterebbero ad ammcttere la seco»
Invide qui pâlies, negat hic comicula ri^um : Qui nitct his plumis est meus ilk color. Ma è da riflettere che i pœti Utmt del medio evo ripongono f loro vanto nella forma; per6 Matteo poleva benissimo par anche si fosse contenlato di rivestire a nuovo un modeilo non '
UNA VERSIONE RIMATA DEI Setle Sav'l 25
fatto dell' albero il posto culminante, ed avremo l'orditura di Matteo. Al quale par anche d'intravedere donde possa esser venuta l'idea di quegli allri esperimenti : dai Tentamma dei Seîte Savi, o da qualcosa di sitnile. La somiglianza tra ruccisione dello sparviere e quella del levriere conforta il sospeito.
Ma lorniamo a noi. Non credo probabile che ait* autore dei îiostri Savi sia da attribuire Tintroduzione délia novella dell' albero nella Gara delU tre mogli, Già per se la cosa non è verosimile ; un argomenio d'altro génère lo aggiunge il faiio, che il racconîo îrova posto anche nella Gageure del Lafontaine. Questi nell' esposizione segue, corne ho ricordato, il Boccaccio; ma sarà mo caso ch' egli abbia messo la mano sopra un tema, che già molto tempo innanzi appatîva ne! quadro ? L'ipoiesi più verosimile par ben essere che il novelliere francese conoscesse una versione délia Garj, dove appumo l'albero avesse luogo; ne cotai versione furono i nostri Savi, no di sicuro 1
Eccoci ora alla terza beffa. Essa pure ha riscontro nelle varianli popolari siciliane ; stavoita peraîtro in quelle di Palermo (Li tri burîi) e di Cerda {Li tri cumpari), non nella solita di Borgetto. E accanto aile versioni oralî. ne abbiamo una versificata e scritta da oramai quaitro secoli^ che costhuisce il canto XXV del Mambriano. Al Liebrecht è sfuggito che il Cieco da Ferrara avesse ragione di figurare nel suo studio ; ma l'H/ftoria nova di tre donne che ogni una feu una hefa al suo marito per guadagnare una anetlo, di cm egli riporta il titolo dal Pitre e che questi notô stampata ripetutamenie nel secolo decimosettimo ', non è poi altra cosa che quel medesimo canto XXV del Mambriano => riprodoîto a parle e scnza nome d'autore, per consumo del popolo,
E in realià il popolo, iniermediarii probabilmemeicantastorie, doveiie abbeverarsi a questa fonte ; e le due redazioni siciliane raenzîonatc qui sopra pajono essere echi più o meno fedeli délia redazîone del rimatorc ferrarese. Convengono tutte e tre leprove, convengono moltiparticolari. Il fatto verrebbe ad aggiungersi ai tanti, che oramai dimostrano in maniera luminosa, corne, insieme colle fonti orali délie narrazionî scritte, sieno da siudiar bene anche le fonti scritte délie narrazionî orali. Abbîamo qui pure condîzioni analoghe a quelle offerte dalla poesia popolare ; guai a cedere ail' illusione che tutto quanto si raccoglie tra il popolo sia roba
1 . Già s'era peraltro stampata anche nel XVI ; e l'edîzione fiorentiîia del 1^58, che i bibliograii registrano, non sarâ di certo stata la scb. Le biblîûgrafie tgnorano anche l'edizione veronese (Mirh), che ho sollo gli occhi in un esera- )Urc ambrosiano; non porta nota d'anno, ma sembra appartenere al seiccnto. Jna récente ristampa s' ha tra le Quattro novdk scelle, Co^mùpoVi^ 186^ ; libretto
tirato a novanta soli esemplari, non messi in commercio.