‹ Romania (volume 2)Chapitre 2 sur 282 · Tb. p · texte numérisé non relu

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Romattia^ X

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streite affiniià, fantoche dai moderni' se ne registrano non di rado te une accamo aile altre, o anche promiscaamente , le varianti molieplici. E CÎ6 non senza ragione, Il tema fondamentale deiîa triplice famiglia è realmenie il medesimo. Genitori imprudenii abbandonano ai figli o aile figlie, ammogliatisi o andate a marito, Tintera loro soslanza. Più o men presto si vedono rimunerati colla più nera în^raiitiidine, ridoili a mancar d'ogni cosa, malirattaii. Ma alla fme, o un miracolo céleste, o un rinsavimento prodotto da cause più umane, oppure anche un' astuzîa, rendono ai poveri vecchi le cure e il benessere, a cui hanno diritto.

a. Il fglh ingrato.

Un ricchissîmo e savîo borghese di Ravenna, vedovo da cinque anni, ha un unico figlîuolo, ben educato, dell' età di vent* anni, al quaîe vuole dar moglie. Molti ambirebbero il parentado; ma il padre, anzichè accogliere le proposte spontanée, mette lui gli occhi sopra una giovinetta orfana e bella, che recherebbe in dote ben venticinquemila fionni. La fa dunque richiedere ai parenii ; sennonchè quesii sono restiî, temendo ch' egli stesso possa riprender moglie, sicchè poi, nascendo alui figliuoli, l'eredità abbia ad andar divisa. Un amico stietto de! nostro borghese, in pari tempo congiunto délia fanciulla, si mette di mezzo, proponendo aile due parti, che il padre faccia donazione d'ogni suo avère a! figlîuolo. Il partito è subito accetiato, e le nozze si fan no con gran festa. — Passa un certo tempo, e viene alla luce un bambîno, La puerpera, visitata în quelP occasione da molti, vuole dal marito la caméra del suocero, la più bella e agiata délia casa, Il suo desiderio è adempito^ ed essa confina il vecchio in un' angusta soffitia , priva di focolare e raiseramente arredaïa. Il povereito sopporta pazienlemente, e se ne sta lassù a treraare l'invemo, mentre i figli si godono il fuoco. Alla fine, ridotto a non avère neppur più mantello per uscire, prega il figlio di fargliene uno; ma la nuora, sollecita, non lascia, e gli dà invece un manteilo del marito, logoro e stralogoro. Similmente, avendo egli dovuto chiedere una cohre, perché Tantica non sta più insieme, costei lo rimanda con una schiavina tutta strappata, dov' era solito dormire un cane. A tanto si arriva, che V infelice non osa nemmeno più presentarsi a tavola, e patisce anche la famé; e la lîuora spieiaia, non contenta ancora, si duole aspramente col marito, perché tolleri in casa cotesio vecchio stomachevole, che tosse sempre, e baciucchiando i bambini, li farà intisichire. Ha una casipoia cadente : ce lo mandi a vivere con ire ducati Tanno, finchè la morte si osiina a non

I. Anche ndla Scaiâ Cadi di Giovanni Juniore^ sotto la rubrîca Filiif abbiimo, proprio di seguito, tutti e tre i racconti [f" 97 o— 98 a detr edizione di Ulma, 1400},

UNA VERSÎONE RÎMXTA DEI Sctte Sdvi J

liberarli di tanto tormento. Il marito, debole, s'induce subito anche a questa nuova crudeltà. — Viene la pasqua; il povero vecchio, non avendo che mangiare, p^nsa d'andar a casa del figlio, che non gli negherà l'elemosina di qualche cibo. Ma il figlio, non appena egli bussa ail' uscio, s'affretta a far riporre un grasso cappone, che già siava sulla tavola imbandita. Dopo di cià lo si lascia entrare; lo si mette a sedere alla sinistra, e gli si danno solo cerii brodetti, di cui nessun aliro tocca. S'accorge egli bene come le cose sianno; e, mangiaio alla peggio, ri parte. Ora s*ordina di riporiare il cappone. Ma il cappone è di venta to una biscia, la quale, corae si scopre il piatto, s'av venta alla gola dell' ingrato figliuolo, e minaccia di strozzarlo. Pianti dirotti délia moglie. Un santo vescovo accorre con molto clero, e avula ta confessione del colpevole che gli si prosira dinanzi, manda per il padre. Questi accorre, e piange lui pure, vedendo il figlio a lal partito. Il vescovo gli dice, come sia rimesso in sua facolià di liberarlo, oppur no. Il vecchio non tituba; toglie colle sue proprie mani il serpente dalla gola del figlio, e quindi abbraccia chi lo aveva cosi maliratiato. Ne per verità ha poi da pentirsene; il figlio da quel giorno, ravveduto e riconoscente, rimetie in suo arbiuio ogni avère, einsieme colla moglie e coi figliuoli poneogni studio nel servirlo e onorarlo fmo alla morte.

Carattere distiniivo di questo racconto è la catastrofe miracolosa , che ci conduce difilaio a una fonte ecclesiastica . E difatli i più antichi riscontri ci son dati dal Diaîogus Miraculomm di Cesario d'Heisterbach , dist. VI, c. 22* y e dal Liber Apum di Tommaso da Cantimpré, I. Il, c. 7, part. 5. Entrambi gli autori pretendono di narrare casi accaduti recentemente nelle parti loro. Colla versione di Tommaso pajono accordarsi due redazioni in antico francese, una rimata, del secolo xiri, un' altra prosaica, atlribuita al xiV. E ci s'accorda altresî , salvo qualche lieve differenza e qualche mutazione arbitraria 3 , la versione compendiosa délia Scdla Caeli. Il faite culminante, in una forma che in parte risponde a Tommaso , in parte a Cesario , fu raccolio anche nella tradizione orale dai Grimm, ed inserito nei Kinder- und Hausm£rchen, al n" 14$ *.

1 . Ce&ario narra îl faUo atiche nelle suc Omelte ; ma di queste non ho a mîa portata, ne l'edtzionc a slampa (Colonia, 161^), ne alcun inanoscritto.

2. H(st. lut, de la Fr,, XXllI, igj. Qiti si accenna altresl ad una irtûralili^ intitolata Miroir des enfmz ingratz^ con parole che non mi riescon ben chiare. [Cette moralité est en effet la mise en scène du conte en question. — C. P.]

j. Inctino a riguardare come mutazione arbitraria l'aver fattoche nelF ultimo episodio al figlio ingrato si prescntî la madré, anzichè il padre. La cosa è peraltro motivata con atlettuosa ingegnosità : » ... Tandem pauperes cfFecti, cura venisset mater ad domum fiiji ut pjîrii dcbiliiaum ostendcret et subsidium postutaret t ecc. (Ed. cit., f- 98 d.)

4. [Ce récit se trouve aussi dans Etienne de Bourbon (édit. Lecoy de la Marche, Paris, [877), n* 163 ; et plusieurs circonstances sont d'accord avec la

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Anche !a nostra redazione si présenta in condizîoni analoghe a quelle délia novella popolare : essa conviene ïn générale assai bene coll' esposizione di Tommaso, ma ha pur tratti che risconîrano invece cou Cesarîo. H raostro che s'av venta al fîglio ingrato è una serpe, corne nel Diahgus Miracutomm, menire il Liber Apum e compagnia parlano d'un rospo; e quesia serpe è metamorfosî del volatile riposio per non farne parte al vecchio, dovecchè presso il Caniimpratense il rospo fa la sua apparizione avviticchiato a cotesto volatile'. Il quale nel Liber Apum — noto la circostanza, sebbene di poco rilievo — è un' oca; nel Dialogiis Miracutorum un pollo»^ pîù prossimo dunque al cappone nostro. E 11 polio, al pari del cappone, è gîà imbandito quando il vecchio sopraggiunge; l'oca, in quella vece, sta arrostendo sullo spiedoK

Per certi altri tratti la nostra versione trova riscontro in individu! pîù lontani délia iriplice famiglia, e panicolarmente nel secondo ramo, di cui si verra a parlare or ora. Viuima dell' ingratitudine è in Cesario la madré; in Tornmaso, padre e madré ad un lempo; presso di noi il padre soltanto, corne in tutti i rampoUi degli altn due rami-^. E si fa espressa menzione délia sua vedovanza, come in pio redazioni délia Houce partit, cioè nella più ampia délie due che s'hanno in francese^ e nelle tedesche'\ La richiesta di panni da coprirsi deve pur essa procurarsi riscontri dagP individui délia seconda famiglia, pronti tutti quanti a fornirgliene. E da essi bisogna pure se li procacci la parte odiosa assegnata alla ntiora,

Ma qui la rispondenza più degna dî nota, perché piii specifica, è quella che Tepisodio dell' allontanamento del vecchio dalla caméra sua trova nella redazione tedesca dell' HufFerer. Li pure il padre occupa « ain schœn kemnat » (v, 62). Trascorso un certo tempo, la nuora dichiara al mariio che, dovendosi sgravare, proprio quella caméra te è iiecessana?. E il marito subito la contenta, e fa ponare in un* alira

version italienne. Voy. encore Pauli, Schimpf und Ernst^ n« 457, et Archiv fur stavtsche Fhihtogu, UU n^. — G,P.]

i. Rispeiio a questi due tratti, la novellina popolare iramezza fra Cesario e Tomraaso : ranimalaccio, a cui la punizione è commessai è un rospo ; ma il rospo S) sosiiiuisce, non s'aggiunge al valalile.

2. Un polio anche nella novellina \ nella Scala Cadi tina gallina.

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