L*ambasdata
Era una volta in discussione a Canagine ta guerra coi Romani ; chi la voleva, chi no ; alla fine, si conviene di mandare a Roma un' ambaïdaia <f ala mutescha î), che cioè si esprima meramente con segni, per vedere se i Romani sono « savi e doli n, L'ufficio di ambasciatore è affidato ad un uomo molto accorto, che va, e fa intendere che esporrà il messaggio dinanzi al loro Cran comiglio ' . Il consiglio è adunato ; il messaggero sale in bigoncia, gira gli occhi allorno, e, stato cosî qualche terapo, alza un dito délia mano destra serrando gli altri ; quindi ridi-
1 . St. ; : « E con sua loqtieb dise e fe conprenderc Che la anbasata sua ne lo suo cran consilio In quelo volea fare con ardito silio. » Ecco un' altra confertnji di vencztjnilà.
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scende e si mette a sedere. Il serato rimane confuso; i senatori si guardan l'un l'altro e s'inierrogano ; quando, un pazzo, ch* era nel consiglio, si leva, monta in ringhiera, deslando in tutti i ciîtadini gran timoré che faccia cosa per cui sian svergogiiati, ed alza due dita. Costui ha jnteso che l'ambasciatore col suo geste Tabbia voluto minacciare di cavargli un occhio, e alla sua volta gli vuol rispondere, che lui gliene caverà due. Il messaggero si lien page délia risposta, e il consiglio, pur non comprendendo nulla alla commedia, si rallegra, e crede che i! pazzo abbia operato saviamente. Disceso il romano, risale in bigoncia il cartaginese, c per replîca alza tre dita. L'altro imer prêta che vogiia cavargli ambedue gli occhi e dargli coi terzo nel viso ; monta di nuovo» alza anch' egli le tre diia médiane, poî serra il pugno e leva pur quello, per signîficare che irarrà lui pure gli occhi al cartaginese, e gli darà del pugno nelia frontc; ciô fatto, ritorna al suo posto. I senatori continuano a non capir nulla ; ma dalF eflfeito argoraeniano che il pazzo ne sappia più di loro. Il canaginese sale nuovamente, e stavolta parla esi dichiara soddisfatto. Alzando prima un sol dito, voile significare Dio Padre; colle due dita gli fu risposto, che, oitre al Padre, c'era il Figlio; le tre sue dîcevano, Padre, Figliuolc, Spirito Santo ; le tre segulte dallo stringer del pugno dimosirarono che le tre persone costituivano un Dio solo. S'accommiata dunque, ritorna a Cartagine, e dissuade i suoi dal fare la guerra ai Romani, troppo sapienti e sottili perché ci sia da guadagnar nulla con loro. E Cartaginesi si conformano al suo avviso.
Questa curiosa disputa a segni tra un savio ed nn pazzo o scimunÎT che credono d'intendersi a raeraviglia meotre non s^intendono punto un soggetto ben noto ai comparatori di novelle. Si veda in proposiir articolo del Koehler nella Gemama, IV, 482-9 î- L'argomenio âe\b sputa, quale il savio lo propone ed iniende, è costaniemente teolo Anche stavolta il Sercambi ci somministra un riscontro (nov. p. 172), illustrato con uoa nota dal D'Ancona ; ma, corne in v altri casi^ neppur qui il novelliere lucchese, presso il quale il tem disputa si trova incasiraio con alterazioni profonde in un aliro non ha di comune se non un poco d'analogia fortuita» e, probat la provenienza orientale ' , non è per nulb affatio la fonte del redazione. ,
Con questa giova confrontare specialmente due variand : c preseniata da una glossa dell' Accorso aile PandeitCj 1. 1, tit. II jurts^, t l'âltra dei Quaranta VinriK Colla glossa concc
I. L'oa la! provenienza è probabile per ta disputa iKcelher, Op ccitissima per l'altro lema (Benfey, Orunl anJ Occident, I, 374). 4. Il Kœhler la nporla a p. 494. ir
|. Se a' haoQO due traduzioni \ una fraacese del Pétis de |
UNA VERSIONS RIMATA DEI Setit Sav'l p
esattamente la vcrsione contenuta nel Schimpf und Ernst del Pauli', e quella rimaia dall' Arcipresie de Hiîa ^, senza che tuttavia ne l'una ne l'altra derivino dal deiialo del famoso giurisia K Si puô peraliro lener per fermo che il Fauli iraduceva dal medesimo originale, donde l'Accorso prendeva la glossa con ben poche modificazioni-*; quanto ail' Arcipreie, le relazioni potrebbero essere meno dirette 5 .
La variante rappresentataci dall' Accorso è dî stampo giurîdico ] essa mira cioè a spiegare l'origine delle leggi romane. Qui sono i Greci che mandano a Roma un loro savio ; e ve lo mandano perché, richiesii dai Romani délia comunicazione delle loro leggi, prima di conseniire, vogliono far prova, se i Romani siano o no degni di averle.
Messa a confronto colla versione dell* Accorso e con quella dei Qaaranta Visiri^ la variante dei Savi si dimostra, corne già ognuno s'aspetta, più prossima di gran lunga alla prima che alla seconda. Ma nondimeno essa dà pure a conoscere col racconto orientale certi contatti innegabili. Nemmeno nel libro lurco l'occasione alla disputa non viene da una richiestâ di leggi; essa è fomita da una domandadi tributo^ ed ha quindi maggiore analogia colla motivazîone dei Savi. E corne l'esiio induce
nel volume deî MilU et un /ouri dd Loiseltur), e una tedesca del Behrnauer (/>:> vicrzig Vczicrc, Lipsia iS^ i, p, 1 1 1). Le difFerenze che si avverlono ira le duc possono esser dovute aile note tibertà del traduttore francese. j. N' J2 ; p, îj dcir edJzione Oesterley.