N II
10 septembre 1870.
Depeche du ministre du roi (f Italic d Vienne.
Signor ministro ,
Mi corre obbligo di aecusare all E. V. ricevuta dei due dispacei circolari del 29 agosto e del 7 settembre, i quati riguardano la questione roraana. lo ho avuto occasione rnolte volte di discorrere di questo grave argomento , sia col cancelliere dell hnpero, sia cogli altri personaggi politici piu importanti, e le mie parole si conformarono sernpre alle istruzioni della E. V. lo mi sono sforzato di chiarire die, in mezzo alle gravi perturbazioni e a-i cambiamenti clie avvengono in Europa, non si poteva non affrontare da noi la questione romana , senza venire meno all indirizzo politico clie prevale dall epoca del nostro risorgimento sino ad oggi, e senza correre gravi pericoli; che pero il governo italiano non muta sostanzialmente il suo programma, sehbene debba adattarlo alle circostanze : e il concetto del diritto dei Romani e quello di assicurare 1 indipendenza e la liberta della Santa Sede primeggiano sempre, sopratutto per quanlo riguarda le attinenze di questo problema colle potenze estere. Senza aver fatto al governo austriaco dimande categoriche , pure dalla osservazione dei fatti e dai colkxjuii avuti mi sem])ra di potere dedurre con asseveranzi i seguenti punti :
1 La opinione clie il Governo temporale del Papa non puo ragionevolmente sussistere, rni sembra avere fatto tale progresso che oramai molti , anche fra i piu sinceri
cattolici, 1 ammettono senza dif ficolta. Rimane pero serripre una parte la quale professa idee retrive ed avverse al governo italiano, sopratutto per cio che ha fatto rispetto alia Ghiesa. Questa parte conta proseliti non solo nell aristoerazia, ma eziandio nella borghesia, nelle citta e nelle campagne ; ha una specie di organizzazione nei eosidetti casini cattolici;
3 Tutti, e cattolici e rion cattolici, si preoccupano della liberta e deU indipendenza della Santa Sede. Laonde il disegno, espresso dal governo italiano, di iritendersi su questo punto colle altre potenze , si riconosce come savio ed opportune ad evitare complica/iom future ;
3 E desiderio vivo che 1 occupazione nostra del territorio di Rorna e della citta stessa abbialuogo, al possibile, senza conflitti e senza spargimento di sangue, e che si usino al Papa tutti i riguardi, sicche possa rimanere uclla sua sede ;
4 II governo austro-ungarico rion ha intenzione di porre ostacolo alia nostra azione sul territorio pontificio e su Roma.
Gradisca , ecc.
Firm. MINGIIETTI.
378 PIECES JQSTIFICATIVES.
10 septembre 1870.
Depeche du ininislrc clu rot d Italic a Munich.
Signor minis tro,
Ho rieevuto ieri il dispacrio circolarc che 1 E. V. mi ha fatto 1 onore di indirizzarmi il 7 corrente intorno alia questione romana, e ne pigliai occasione per intratteiiermi col ministro degli affari esteri sulia grave situazione fatta all Italia per rispetto alia questione romana. L impressione die mi e rimasta di questo colloquio si c die anche quest! uomini politici oomprendono essere giunto il momento di risolvere la questione romana nel senso delle aspirazioni nazionali.
Gradisca, ecc.
Finn. MIGLIORATI.
PIECES JUSTIFICAT1VES. :J79
10 septemhre 1870.
Depeche tin minis tre flu rot rCltalie a Carlsruhe.
Signer ministro,
Col telegrarnma che Ella si compiacque trasmettermi il 5 corrente, I E. V. si faceva ad e.sprimere la speranza che il governo badese, animate qual" e da senlimenti di benevolenza e di amicizia verso 1 Italia, e penetrate della gravita delle circostanze in cut versa il paese, nonche della necessita di provvedere con ogni miglior mezzo alia eonservazione degli interessi che gli sono affidati, avrebbe di leggieri compreso ed apprezzato i motivi e le intenzioni die ispirano la politica del gabinetto italiano, di fronte alia questione romana, nell attuale congiuntura.
IIo stimalo opportune, prima di porgere una cosittalta comunicazione al barone di Freydorf , di aspettare <:he mi giungessero a mani i documeuti annunzialimi daila E. V. rol citato lelegrainniii : essi mi pervcrinei-o il 7 correnle. Recalomi in quello sh-ssogiorno alminisiero degli aft ari esteri, io mi feci a i-a|>|>i cscnlan- al signor di Fivydoif quanto slesse a cuore dell E. V. che io gli faressi pal.-si (juali fossero gli iiitendimeiili d-l regio yovrrno , a quali obbliga/ioni ,-gli si cmlrsse astretto, e finalmrnir a (j uali diritti cgli riputassr in jrinsli/.ia pretendere, al riguardo della questione romana, on<le sia posto fine ad uuo siato di cos,- oi-inai irreconciliahile coi tempi, coi bisugni della
eiviita, e dal quale viene una continua minaceia alle istituzioni, all ordine ed all esistenza stessa del reyno.
II signer di Freydorf, col quale in precedenti conversa zioni io ebbi gia occasione di toccare questa materia, ebbe allora a rispondere : parergli ben naturale 1 atteggiamento preso dal governo di S. M. di fronte ad avvenimenti dei quali riconosceva tutta la gravitu; essere primo e sacrosanl.o dovere di ogni reggimento politico 1 allontanare da se, con ogni mezzo che valga , le cause che possono indebolirne o paratizzame 1 azione; apprezzare altaniente il linguaggio franco e leale ten u to da V . E., sempre scevro di dubbiose intenzioni, sempre coerente a se stesso. II governo badese, cosi conchiuse il suo dire , come fu tra i primi a riconoscere il novello regno , cosi avrebbe tenuto conto degli amichevoli sentimenti dell Italia verso di lui, ne avrebbe potuto opporsi in principio ad una soluzione che contentasse, salvi gli interessi dei terzi, le giuste aspirazioni del nostro paese.
Queste dichiarazioni generali (delle ([iiali lo ringraziai), cosi mi disse il signor di Freydorf, costituivano quanto per il momento egli era al caso di porgermi circa le comanicazioni che io gli avea f atte in nome della E. V.; essere necessario tuttavia che , prima di dar a tanto importanti aperture la rispostache meritavano, egli si consultasse con i suoi oolleghi, e ne tene.sse anche proposito con S. A. R. il Granduca. Egli mi chiese quindi di lasciargli per qualche tempo fra mani i documenli dall E. V. inviatimi , in via purarnente confidenziale; al che non credetti doveinni rifiutare, stante la forma e la natura di essi.
Al ricevere poi oggi la nuova circolare portante la data del 7 settembre, io feci chiedere al ininistro degli esteri di potermi abboccare con lui. Dissi che nello scopo, non lanto di proteggere 1 inviolabilita e I lntegrita del suolo
PIECES JUSTIFIGATIVES. 381
nazionale contro le rncne di un partito che porta sulla sua bandiera sovversione e rovesciamenlo di ogni ordine, (juanto per non abbandonare a qualsivoglia sorpresa le sorti del Capo della Cliiesa e per preveriire ogni conflitto ed effusione di sangue, di fronte alia itnpossibile resislenza del Santo Padre, il governo del Re credeva ormai giunlo il tempo di occupare militarmente il territorio romano ; che, del resto, fedele ai prineipii professati sin qui, egli lascierebbe alle popolazioni stesse la piena facolta di decidere sui loro futuri destini. Ed aggiunsi che nell interesse di (juegli Stati che contano sudditi di professione cattolica, il governo di S. M., mentre lasciava intatta la soluzione definitiva della questione romana, era pur tuttavia pronto ad entrare in accord! intorno alle condizioni ed alle garanzie da offrirsi per assicurare al Pontefice il libero esercizio della sua sovranita spirituale.
II signor di Freydorf, dopo avermi ascoltato attentamente, mi rispose nei seguenti termini :
Ho consultato i iniei colleghi circa le comunicazkmi che mi faceste per incarico del signor Visconti-Venosla : egli e avviso comune ad essi che non si debba esprimere )) un opinione decisiva quanto al merito della questione n che ci viene proposta, se non dopo aver sentito il parere di altri Stati ugunlmente interessati in tale materia. Noi i> non abbiamo a lodarci del governo pontificio ; pur vuole prudenza che in si grave faccenda debbasi maturarc ogni risoluzione che tenda ad afrrettarc lo sviluppo di cosi ingente cambiamento. Per mia parte, rispeth, riconosco il diritto nel governo italiano di agire liberamente e secondo i proprii bisogni nel caso presente; gia n fin d all epoca in cui ad iniziativa della Francia il gois verno badese fu invilalo a prender parte ad un con- 11 gresso per isciogliere quest a difficile (juestione, egli non
tenne un linguaggio disslmile dal presente, come non nudriva allora opinion! disformi da quelle che io vi espongo. Vogliate assicurare il vostro ministro che egli puo contare sulla nostra simpatia, e ch io gli sono veramente grato di avermi trattato da amico.
Gradisca, ecc.
Firm. GANTAGALLI.
PIECES JUSTIFIGATIVES.
14 septembre 1870.
DepSche du ministre dcs affaires etrangeres d ltalic au minis tre du Roi a Madrid.
Signer ministro,
In un eolloquio che ebbi oggi col signer Montemar, quest i mi disse che dai rapport i della S. V. io doveva gia essere informato della opinione del governo spagnuolo circa gli aff ari di Roma. Dal teJegramma del 9 settembre della S. V. io sapeva gia infatti che .la Spayna intende rispetlarc la liberta del governo italiano di at/ire in conformita del propri interessi , e dal teleyramma successivo dell l 1 corrente conobbi che le islruzioni date dal signor Sagasta alrappresentante spagnuolo a Roma WHO concepite nel senso di consiyliare it Santo Padre a nun partire dalla sua sede e ad acconsentire ad una conciliazione. Potei dunque rispondere al signer Montemar essere cosa per me molto grata Io esprimere al suo {joverno quanto noi apprezzavamo le idee elevate che esso porta negli affari di Rorna e le sue disposizioni amichevoli verso 1 Italia. Soggiunsi che la S. V. aveva ricevuto incarico di fare al gabinetto di Madrid delle comunicaxioni atte a rassicurarlo col fargli palesi i sentiment! di moderazione del governo ilaliano. Mi compiaceva tanto piu rn-l ripetergli lali assicurazioni, perche 1 Italia, colla sua condotta , non avrebbe certamente mancato alia fiducia che
384 PIECES JUSTIFIGATIVES.
il governo spagnuolo ripone nel fermo nostro proposito di tutelare contro ogni pericolo la sicurezza personale del Sommo Pontefice e di assicurare la plena indipendenza del suo potere spirituale.
Gradisca, ecc.
Firm. VISCONTI-VENOSTA .
18 septembre 1870.
Depeche du minis Ire chi roi d ltalie a Viennc.
Signer ministvo,
Ncl mio dispaccio del 10 corrente esposi all E. V. come
10 avessi adempiuto al mio ufficio di spiegare lo stato vero delle cose e gli intendimenti del governo iUiliano rispetto alia questione roinana, tan to col canccllierc dell Impero, quanto cogli allri principal i personaggi politic! . II mio compito in questaparteedivenulo piu grave e piu urgente mano a mano chc nuovi eventi accadevano, e quando le nostre truppe enlrarono nel territovio romano , e quando si accoslarono alia citla. Avvegnache era da aspet tarsi die
11 Papa e la cortc romana avrebbcro ditto ogni sforzo in questo frangcntc per procacciarsi I assistenza del governo imperiale. Le anticlie tradizioni, la nota pieta della corte, i vincoli di personali relazioni, 1 influsso del clero, la potenza e le clientele del partito che s intitola catlolico, tutto doveva essere Icntato e messo in opera per conseguire un aiuto o almeno una didnarazionesolcnnedi biasimo contro gli atti del governo italiano. Tale infalli e stata la domanda del iNunzio pontificio, confortala dalle espressioni piu manifeste della fidueia che il Papa riponeva neH linperatore d Austria infra tutti i potentati della terra. II governo imperiale e rimasto fermo alle preghiere ed ajjli eccitamenti. Esso ba riposlo nettamente die nun inlcndcva d ingerirsi nella presenle verlenza ; die non gli conveniva di esprimerc uu giudizio, quando era ben risoluto di non
dare a questo giudizio alcuna sanzione; che invero, se il Santo Padre accettasse di trattare col re d ltalia , avrebbe potato interporre i suoi buoni uffici, ma che, avendo rifmtato ogni trattativa, anche questa via gli era preclusa; che pero 1 opera sua si limitava araccomandare al governo italiano ogni riguardo verso la persona e la qualita del Pontefice, nel che aveva trovato non solo corrispondenza di sentimenti , ma spontanee e larghissime profferte da parte del medesimo. Debbo soggiungere infme non avere io dissimulate per nessun modo che le regie truppe entrate sul territorio pontificio , accolte ovunque festosamente, inoltratesi via via che le popolazioni stesse le domandavano, giunte oramai alle porte di Roma, non potranno quivi fermarsi, ma dovranno occupare la citta stessa. Esse pvocederanno colla rnassima prudenza, faranno tutti gli sforzi possibili per evitare ogni conflitto e spargimento di sangue. Ma, se la turba dei mercenari al soldo del Pontefice, imponendosi ai cittadini e spargendo il ten-ore fra i meclesimi, volesse ad ogni patto resistere, non sara per questo che le regie truppe si trattengano anche dall usare la f orza. Imperocche codesta sosta sarebbe piu nociva che utile, sia che si riguardi 1 interesse dei Romani, sia quello dell Italia, sia anche quello della religione, se si voglia pacatamente affrontare lo scioglimento del problema e trovave i modi di assicurare I indipendenza e la liber ta della Santa Sede. II conte di Beust ha indirizzato intorno al presente argomento due dispacci, 1 uno al ministro imperiale a Firenze, 1 altro al ministro imperiale a Roma.
Gradisca, ecc.
Firm. MINGHETTI.
21 septembre 1870.
Depeche du minis tre des affaires e tranyeres d Italic au ministre du Roi d Vienne.
Le baron de Kiibeck est venu me donner lecture d une depeche dans laquelle S. E. lecomte de Beust expose, avee une elevation d idees et un sentiment amical auxquela je me plais a rendre bommage, ses vues sur la phase actuelle de la question romaine. Ne possedant pas une copie de cette remarquable depeche, je ne puis vous en donner, ainsi que je 1 aurais desire, un resume fidelc. Je me borne done a appeler votre attention sur quelques points qui , d apres la communication orale qui m a ete faite. m ont sernble les plus importants.
Apres avoir rappele les pourparlers que nous avons entames a Vienne sur cette question dans les demiers temps, et 1 aceueil favorable que nos vues ont rencontre auprc* du cabinet imperial et royal, S. E. le comte de Beust reconnait que , dans les cireonstances extraordinaires dans lesquelles se trouvait ( Europe, il n y avait des lors pour nous qiTun seul inoyen de veiller efficacement a la securite du Cliet" de I Eglise, celui d occuper certains points de Lerritoire. Aujourd bui le {j-oiiverncment austro-bongroig, sans cbercber a entraver la liberte de nos decisions dans une (juestion ({ui 1 interesse cependant au plus haul dejjre,
s adresse aux sentiments du jjouvernement italien et aji-
pelle notre serieuse attention sur la necessite de ne point augmenter les alarmes et de contenir les passions hostile* au Saint-Siege. Sa Majeste 1 Empereur et Roi ne peut voir sans emotion ce qui se passe a Rome. Le gouvernement d Autriche-Hongrie se doit done a lui-merne d elever la voix et d insister pour que le gouvernement du Roi lui donne des assurances tranquillisantes pour ee qui concerne 1 inviolabilite du Saint-Pere et le libre exercice de ses fonctions spirit uelles.
Ma reponse au baron de Kiibeck a ete conforme aux arguments que je vous ai exposes dans mes depeches du 29 aoiit et du 7 septembre. Ainsi que le rappelle S. E. le chancelier, des le commencement des complications actuelles, nous nous sommes rendu compte de 1 impossibilite de laisser la question romaiue dans les termes ou 1 avait laissee la convention du 15 septembre 18(34. Cette stipulation, faite en d autres temps et pour une situation tout a fait differente, devenait inapplicable au fur et a mesure fjue le conjiit cntre la Prusse el la France prenait nn caractere plus tjrave et menacait d acquerir de plus vastes proportions. Nous sommes profondement reconnaissants au gouvernement de Sa Majeste 1 Empereur et Roi d Autriche-Hongrie d avoirbien voulu tenir compte des difficultes toutes speciales de notre situation et appuyer par ses bons offices nos vives et pressanles recla mations aupres du cabinet de Paris.
Tel est de nos jours le caractere des grandes guerres, que leurs effets ne se bornent pas a alterer gravement les rapports internatioriaux , mais qu ils exercent aussi une enorme influence sur la politique interieure de chaque pays. En Italic, les effets de la crise actuelle devaient se faire sentir surtout relativement a la question i^ornaine. Nous n avons pas cesse depuis dix ans d en exposer
PIECES JUSTIFIGATIVES. 389
dangers; tous nos efforts tendaient a convaincre I opinion publique de la necessite d une solution. Gette question exposait chaque jour 1 Italie a un appel a des interven tions etrangeres ou a un debordernent des forces revolutionnaires.
II y a dans la vie des peuples des instants on le gouvernement ne peut sauvegarder efficacement les principes d ordre et d autorite qu en prenant dans ses mains les questions qui touchent au sentiment national, en s efforcant de chercher leur solution afin de les soustraire a 1 empire des passions et du hasard. Le gouvernement du Roi se trouvait dans un de ces moments; il a la con science d avoir obei a une de ces necessites superieures.
A la nouvelle qu une insurrection venait d eclaler a Viterbe, nos troupes ont franchi la frontiere. Un personnagepolitique eminent avait etc charge (Tapper terauSaint- Pere une lettre du Roi. Cette lettre a etc publiee; ellc etait de nature a rassurer completement le Pape sur les consequences de cette mesure pour son autorite spirituelle.
Inaccessible a nos protestations de respect et a nos olires de conciliation, le gouvernement pontifical a voulu contraindre le gouvernement du Roi a se servir de la force. Nous le regrettons profondement. Nous avons la conviction d avoir fait tout ce qui etait humainement pos sible pour prevenir cette necessite. L envoi d<- plusieurs parlementaires, la lenteur calculee de nos operations militaires, sont la pour temoigner de la sincerite de nos efforts. L insucces de la mission de paix que le comte d Arnim a bien voulu remplir spontanement demontve que le Gouvernement pontifical n a pas recule devant de Idles extrernites. II a peut-etre voulu donner plus de rctentissernent a ses protestations; le Pape a peut-etre aussi etc oblige d<- subir les eonserjuences inevitables de I enro-
lenient de volontaires recrutes parmi les hommes les plus exaltes.
Loin de nous etonncr que ces evenements emeuvent les souverains et les gouvernements, nous trouvons cette emotion legitime. Bien plus, nous la partageons. Souverain catholique, Sa Majeste le Roi aurait voulu pouvoir apporter lui-meme au Saint-Pere Phommage de son affec tion respectueuse et. filiale. La conciliation, que 1 intervention etrangere, sous la double forme d un protectorat et de Pintrusion d armes mercenaires, avait rendue jusqu ici impossible, est encore le vceu le plus ardent du gouvernement du Roi. Aucune dynastic, aucun peuple n ont de traditions plus sincerement religieuses, plus profon dement catholiques, que la dynastic et la nation italiennes. Ce n est pas le roi Victor-Emmanuel qui portera la main sur les prerogatives du Saint-Pere, sur les condi tions qui lui sont necessaires pour le libre exercice de son autorite spirituelle. Ge n est pas Pltalie, qui a toujours garde precieusement Punite religieuse, dont Phomogeneite des traditions et du culte n a jamais ete compromise par ses nombreuses vicissitudes politiques, qui cherchera a faire au Saint-Siege , qu elle regarde comme une de ses gloires les plus splendides, une situation moins independante , moins grande , moins digne de 1 auguste mission que le Pape remplit dans le monde.
L antagonisme existant entre le sentiment national et le pontifical a ete toujours regarde comme un mal tempoi^aire qui s evanouirait le jour ou Pon reussirait a degager le Saint-Siege de ses liens terrestres , du legs funeste des responsabilites mondaines dans lesquelles il se trouvait implique. Get antagonisme n a pas affaibli chez les Italiens le sentiment religieux. La popvilation est restee aussi attachee qu auparavant aux ceremonies et aux cou-
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turnes pieuses du culte catholique. Les membres du clerge qui ont su se soustraire aux querelles de parti et se renfermer dans la sphere de leurs fonctions, ont conserve une grande et legitime influence sur les masses populaires. II n y a pour nous aucuii doute que, la lutte ayant cesse, le pouvoir temporel n etant plus un obstacle au developpement national, 1 instinct religieux, si enracine et si puis sant en Italic, ne s epanouisse librement et ne prenne un nouvel essor.
Ges fails sont connus de tout le monde, ces considera tions sont evidentes par elles-memes. Gela devrait suffire a ecarter la crainte de nous voir apporter a Rome une politique mesquine de rancunes et de jalousies. L acquisition d un territoire, la possession d une ville, quelque illustre qu elle soit, n est pas le but que nous nous somines propose d atteindre. Nous sommes animes d une plus grande ambition. La separation complete de 1 Eglise et de P&at, le deVeloppement harmonique des forces sociales et religieuses pour moraliser les classes populaires , Pacrord entre la liberte et 1 autorite, voila les maxirnes que nous nous proposons de proclamer a Rome.
Nous faisons appel avec confiance aux gouvernements qui nous honorent de leur amitie. Nous leur demandons de s associer a nous pour une ceuvre qui ne sera pas ste rile pour la civilisation europeenne. Nous esperons qu ils voudront prendre acte des garanties que nous sommes prets a offrir au Saint-Pere. Elles sont de nature a sauvegarder largement son independance et le mainfini de sa grande position dans le monde. Je me reserve de vous envoyer a ce sujet des instructions plus detaillees. Pour le moment il suffira de rappeler que le privilege de Pextraterritorialite mettra la personne du Saint-Pere dans hi condition d un souverain , en le placant dans une spliciv
inaccessible a toute influence politique ; que des ambassadeurs continueront a representer aupres de lui les puis sances, et qu il continuera d avoir des nonces aupres de celles-ci; que le meme privilege d extra-territorialite couvrira ses palais et ses residences ; que les cardinaux conserveront leur rang de princes et auront les honneurs qui y sont attaches ; enfm qu une liste civile, garantie au besoin par un traite public, mettra le Saint-Siege en mesure d exercer avec la meme splendeur qu auparavant ses fonctions spirituelles.
II est digne des souverains catholiques et des gouvernements eclaires de s associer a nous pour nous aider a mettre hors de discussion 1 efficacite et la porter reelle des garanties que nous offrons au Saint-Pere. Les bons offices des Etats reussiront peut-etre a persuader le Pape qu il a rempli jtisqu au scrupule ses devoirs de conscience, et que la conciliation repond aux veritables interets de i Eglise. Quand bien meme le Pape resterait sourd a ces prieres, les gouvernements ayant des sujets catholiques rempliraient une noble mission en negociant en faveur du Chef de I Eglise des garanties qui rassurei^aieiit cornpletement les consciences. Ge serait la, nous en avons la conviction, une politique feconde en resultats utiles pour la religion et pour la civilisation de 1 Europe.
Veuillez donner lecture a S. E. le chancelier de cette depeche et lui en donner copie , s il en exprime le desir.
Agreez, ecc.
Firm. VISCONTI-YENOSTA.
PIECES JUST1FICATIVES. 303
21 septembre 1870.
Depeche du minis Ire du roi fi Ilalie a Munich.
Signer ministro,
Ho ricevuto il telegramma col quale V. E. si compiacque informarmi clie le noslre truppe enlrarono ieri a Roma, dopo una breve resistenza per parle del la legione t stera. Ebbi stamane 1 onore di dare al route Uray i annunzio degli avvenimenti in discorso. Eglimi ha dato al.lc di queste comunicazioni e mi espresse la sua soddisfazione che tutto siafinito quasi senza spargirnento di sangue.
Oradisca, ecc.
Firm. MIGLIORAXI.
Loi vote e par le Parlement italien, le 13 mat 1871, re giant les garanties accordees an Pape et au Saint- Siege , ainsi quc les rapports tie I Egiise et de t Etat en Italic.
VICTOR -EMMANUEL II, par la grace de Dieu et la volonte de la nation, roi d ltalie.
Le Senat et la Chainbre des deputes ont appro uve ;
Nous avons sanctionne et nous promulguons ce qui suit :