‹ Souvenirs d'ItalieChapitre 131 sur 134 · CANTIQUE DE TOUQIATO TASSO · texte numérisé non relu

CANTIQUE DE TOUQIATO TASSO

Ecco fra le tempeste e i fieri venti Di questo grande e spazioso mare,

0 santa Stella, il tuo splendor m'ha scorto, Ghe illustra e scalda pur l'umane menti, Ove il tuo lume scintillando appare,

E porge al dubbio cor dolce conforto In terribil procella, ov' altri è morto : E dimostra co" raggi

1 sicuii viaggi,

E questo lido e quelle, e 1 polo, el porto

(*) Tursell. Iiisl. doinus l.aiir. lih. IV . cajj IV.

522 SOI VEMRS U ITALIE.

Délia vita niortal ch' appena varca.

Anzi sovente affonda,

In mezzo 1 onda — aima gravosa e carca.

Il tuo splendor maffida. o chiara Stella,

Stella onde nacque la serena luce,

Luce di non creato e sommo Sole :

Sol, che non seppe occaso, e me rappella

Teco da' lunghi errori, e mi conduce

Air alta rupe, ov' in marmorea mole

L'umil tua Casa il mondo onora e cole.

Grave di colpe, e d'onte,

Già veggio il sacro monte,

Talchè del peso ancor l'aima si dole,

E sotto doppio incarco, e tarda, e lenta r

Ne contra il cielo imporre

Superba torre — a' poggi ardisce o tenta.

Quanti diversi nionti, e qualc altezza Di saper vano. e di possanza inferma Soglion pur invaghir i folli, e gli empi : Anima vaga al precipizio avvezza Angelico, ed umano or ti conferma Conquesti piîi sicuri, e santi esempi ; Qui va piangendo i tuoi passati tempi, Quando con fragil possa Pensavi Olimpo, ed Ossa, E di lagrimo jiie lo core adempi, I)i virtiite in virtii sublime ed alta Piii che di colle in colle Via qui nestolle — e l'umiltà ncsalta.

Qui gli angeli inalzaro il santo albergo,

CANTigLK DE TOIigi ATO TASSO. 523

Che già Maria col santo Figlio accolse,

El portai sovia i nembi, e sovra l'acque,

iVIiracoI giande ! a cui sollevo ed ergo

La mente, ch' altro obbietto a terra volse,

Mentre da suoi pensier oppressa giacque.

Questo è quel monte, che onorar ti piacqiu'

Dcllc tue santé mura,

Vergine casta e pura

Anzi il tuo parte, e poscia, e quando ei nacque :

Perch' Atlante gl' invidj, avendo a scorno

Suoi favolosi pregi,

Del Re de' régi — e tuo l'umil soggiorno.

O voi, ch' in altra età le piaggie apriche,

E i più gelidi monti, e i saisi lidi

Peregrini cercaste, e'I mar profonde,

Colossi, ed altre maraviglie antiche,

Onde la fama avrà perpetui gridi ;

Sepolcri e mura aller non ebbe il mondo.

Ne niiracolo primo, ovver seconde

A questo, ch' io rimiro.

Parte fra me sospiro,

E di lagrime appena il viso inondo.

Quelle fur d'uom superbo, opre son queste,

Ov' io fisse le ciglia

Per maraviglia — d'umiltà céleste.

Felici monti, onde lavi\a pietra Si rozza fu recisa, e questi ancora Ove il marmo di fuor la cinge e copre, Perche tal grazia olla dal Ciolo impetra, Anzi da lei, che tutlo il Cielo onora, Mentre la sua pietà ri\ cla e scopre,

'')2i SOUVENIRS D ITALIE.

Ghe via men pregio i magisteri e l'opre

Di Fidia, o di chi move

La mano ardita a piova,

E dando vita al sasso, il ferro adopre,

E felice il color lo stile e l'arte

Del beato pittore,

C umilia il core, — e move interna parte.

E tragge a rimirar la santa immago

Dair estremo occidente a stuolo a stuolo

Peregrinando con tranquilla oliva

Quei, che dianzi bevean l'Ibero e'I Tago,

E da' regni soggetti al freddo polo,

Di là dair Istro, e di più algente riva •

E mille voti alla céleste Diva,

Che scaccia i nostri mali,

Sol von gli egri mortali,

Il cui pregar per grazia al Cielo arriva

E i magnanimi duci a Dio più cari

Offrono argento ed auro

Sacro tesauro — a' tuoi devoti altari.

Quinci di ricchi doni intorno splende.

E di spoglie ritolte a morte avara

Il tempio ed i trofci del vinto Inferno.

Gregorio ancor più adorno e bello il rende,

Mentre la sua virtutc in Ciel i)repara

Alla sua gloria eterna un seggio cterno :

Gregorio, a cui già diè l'alto governo

Délia nave, ch'ei rogge,

E délie fide gregge,

E lechiavi del Cielo il Rc suptcino

Gregorio, c buono, c grande, c saggio, o santn

cAMiguK ui; TongiATo tasso. 325

Quai vide antica Roma

Colla gran sorna — già dcl grave rnarito.

Ma tu chc vedi sovra i monti in terra

L'immaginc osaltata e te sublime

Sovra ogni altezza de' celesti cori,

Reggi la penna, che vaneggia ed erra,

E prendi in grado le cangiate rime :

E non sdegnare^ ove talor t'onori

Il tardo stile, e ch' io nel cor t' adori,

Perch' oda in altri modi

Le tue divine lodi,

E d'angelici spirti i santi onori,

Ne manchi il suon, corne agli accenti nostri,

Air eterna armonia

In dir Maria — negli stellanti chiostri.

Vergine, se con labbra ancora immonde,

E di mêle, e d'assenzio infuse e sparse,

Di lodare il tuo nome indegno io sono,

Di canto invece il pianto io chiedo, e l'onde

Dell' amorose lagrime son scarse,

Caro délia tua grazia e santo dono,

Che sovente impetrôpace, e perdono.

Vagliami lagrimando,

Quel,ch'io sperai cantando,

Vagliami de lamenti il mesto suono :

Vedi, che fra' peccati egro rimango,

Quai destrier, che si volve

NeU'alta polve — o ncl tenace fango.

0 Regina del Ciel Vergine e Madré, Col mio pianto mi purga.

Sicch'io per te risurga

Dal fondo di mie colpe oscure ed adre,

E saglia ove tua gloria alfin rimiri

Desto limo terreno,

Su nel sereno — delucenti siri.

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