‹ Vico et l'ItalieChapitre 18 sur 26 · LS GÉNIE DE VICO · texte numérisé non relu

LS GÉNIE DE VICO

Nul homme, plus que Vico, ne fut doué de cette force d’analogie qui transporte un fait , un principe dans tous les faits et dans tous les problèmes. 11 a cherché la philosophie dePythagore dans l’origine de la langue latine , et les étymologies de cette langue se sont arrangées comme par enchantement sous sa plume pour exprimer la philosophie de Pythagore. 11 a posé le modèle de Rome, etvoilàquela mythologie, les poèmes d’Homère , les traditions historiques de l’antiquité , les fiefs du moyen âge , tout a répété l’histoire de Rome. 11 a cherché l’embryon et l’éveil occasionnel des idées de Platon dans l’époque des dieux et des héros, et aussitôt les douze tables.

SCO

la jurisprudence ancienne, les mythes, toutes les institutions primitives , ont offert l’image et le réveil occasionnel des idées de Platon.

Yico présente toujours cette imprévoyance des hommes de génie qui se trouvent conduits à de nouvelles théories par des principes qu’ils sont appelés à développer, et dont on ignore la puissance. Chez Vico, il n’y a rien d’à priori et d’arrêté d’avance; il commence à penser quand il trouve des obstacles, des faits nouveaux , et il cesse de penser quand il n’a plus rien à soumettre à son innovation. D’abord il lutte avec le criticisme de Descartes , il réhabilite la tradition, et veut trouver sa philosophie chez les anciens peuples de l’Italie ; ici il rencontre un premier obstacle , et plus tard il est obligé de diviser le droit philosophique du droit romain. Cette division l’engage peu à peu à généraliser le droit romain , à établir un droit historique en dehors du droit philosophique, et alors il est forcé de soumettre toutes les histoires à l’histoire de Rome. Ici toute la philologie semble s’insurger contre la tyrannie de Rome : Homère , les mythes , une foule de faits semblent absolument étrangers à Rome ; mais Vico les dompte tous par une nouvelle science poétique. Les ressemblances entre Rome et les autres peuples se multiplient au point qu’il s’en dégage l’abstraction d’une histoire idéale ; alors

tout le travail historique de la civilisation romaine est inopinément transporté sur les bases d’une espèce de psychologie de l’humanité. Une fois idéalisée , l’histoire se soustrait à toutes les attaques de la réalité historique ; alors Vico devient inaccessible à toute opposition , et il achève son type idéal, méconnaissant à la fois la philosophie ancienne et la civilisation moderne.

L’histoire de Vico doit pourtant se diviser en quatre périodes. Dans la première , il s’oriente entre Leibnitz , Pythagore , Platon , Bacon et le droit romain. Dans la seconde, il met Grotius en opposition avec le droit romain, et, en cherchant une conciliation , il s’ouvre le champ d’une investigation immense. Dans la troisième période, son originalité éclate, et son innovation s’organise par principes. Dans la dernière période , Vico donne une forme géométrique à son système, et son originalité touchant aux derniers extrêmes devient paradoxale. ,

Il est étonnaut de voir comment à chaque nouveau progrès les principes de Vico se compliquent et ses idées se multiplient. Dans la première période , il se borne à combattre Descartes , à réhabiliter les anciens , à exposer sa théorie des points métaphysiques. Dans le Droit universel il donne une nouvelle histoire du droit romain , et il entreprend de fonder une nouvelle science philologique. Dans la seconde Science

nouvelle ce sont sept sciences nouvelles qui mar chent de front , savoir : une théodicée , une philosophie de l’autorité , une histoire des idées , " une nouvelle critique philosophique (ou critérium pour juger les histoires) , une histoire idéale , éternelle , commune à toutes les nations, un nouveau système du droit historique , et enfin une nouvelle théorie sur les principes de l’histoire universelle (1).

(1) Principali aspeili di quetla scienza. Dal detto fin qoi si raccoglie che la Provvedenza Divina appresa per quel senso umano che potevano sentire uomini crudi , selvaggi c fieri, che « ne* disperati soccorsi délia natura anco < essi disiderano una cosa alla natura superiore che li sal- « vasse , » ch’ è ’l primo prindpio sopra di cui noi sopra stabilimmo il metodo di questa Scienza; permise loro d'entrar nell’ inganno di temere la falsa divinité di Giovc, perché poteva fulminarli ; e si dcntro i nembi di quelle prime tempeste e al barlumc di que’ lampi videro questa grau vérité, che la Provvedenza Divina sovrainienda alla salvezza di tulto il gcner umano. Talchè quindi questa Scienza incomincia per tal principal aspclio ad essere una Tcologia civile ragionata delta Provvedenza : la quale cominciô dalla sapicnza volgare de' legislatori che fondarono le nazioni, con contemplare Dio per l’atiribuio di Promedenie ; e si compiè con la sapicnza riposta de' Fttosofi, chc ’l dimostrano con ragioni nella loro Tcotogia naturale.

Quindi incomincia ancora una Filosofia dell’ aulorilà, ch’è altro prhicipal aspclio c’ha questa Scienza ; prendendo la voce antorità nel primo suo significato di proptetà; nel quai senso sempre è usata questa voce dalla Legge

L)igitizedT5ÿ

ses

Le style même deVico se ressent de cette complication toujours croissante : dans le petit

délie XII Tavole : onde restaron aulori detti in civil Ragione romans coloro da’ quali abbiamo cagion di dominio ; m che tanto certamente viene da aùnsc , propriut , o tutu ipsitu, che molti Erudili scrivono autor et aulori tas , non aspirati. E l 'autorità ineomincio primieramente divina; cou la quale la Divinità appropid a sè i pochi gi garni che abbiamo detti , con propiamente atterrarli nel fondo e ne' nascondigli delle grotte per sotto i monti ; che sono l’anella di ferro con le quali restarono i gi garni per lo spavento del cielo e di Giove incatenati aile terre, dov’ essi al punto del primo fulminare del cielo dispersi per sopra i monti si ritruovavano ; quali furono « Tiiio e Prometeo in- « catenati ad un’alta rupe , a’ quali divorava il cuore un’

« aquila, > cioè la religione degli auspicj di Giove ; siccome li reii immobili per lo spavento restarono con frase eroica detti a’ Latini terrore deftxi; corne appunto i pittori li di- ♦

pingono di mani e piedi incatenati con tali anella sotto de’ monti; dalle qttali finella si formé la gran catena, nella quale Dionigi Longino ammira la maggiore sublimità di lutte le favole Omcrichc; la quai catena Giove, per appruo- «

, vare ch’ esso è '1 re degli uomini e degli Dei, propone che se da una parte vi si attenessero tutti gli Dei e tutti gji uomini , esso solo dall’ altra parte opposta gli strascinerebbesi tutti dietro ; la quai catena se gli Stotci vogltono che significhi la sérié elema délie cagioni, con la quale il lor Fato tenga cinio e legato il mondo, vedano ch’ essi non vi restino avvolli; perché lo strascinamento degli uomini e degli Dei con si fatta catena egli pende doit’ arbïtrio di esto Giove, ed essi vogliono Giove soggelto al Fato. Si fatta autorità divina porto di seguito i autorità umana con tutta la sua eleganza filosoüca di propietà d' umana nalura, che

traité De antiquissima Ilaloruvn Sapietitia ,■ sa période est courte , nette , simple ; peu à peu elle

non puô essere tolta ail’ uorao nemmen da Dio , senza distruggerlo ; siccome in tal significato Terenzio disse voluplates proprias Deorum , che la felicilà di Dio non dipende da altri; ed Orazio disse propriam virtulis laurum, che 'I trionfo délia virtù non puô togliersi dall’ invidia ; e Cesare disse propriam victoriam , cbe con errore Dionigi Petavio nota non esser detto latino , perché pur con troppa latina eleganza significa una vittoria che ’l nitnico non poteva togliergli dalle mani. Cotai aulorità è il libcro uso delta volontà; essendo V intelletto una potenza passiva soggetta alla verità : perché gli uomini da questo primo punto di tulle te cote umanc incominciaron a celebrare la libertà dell' umano arbitrio di tener in freno i moti de’ corpi , per o quetarli aflatto, o dar loro migliore direzione; ch’è’l conalo propio degli agenti liberi, corne abbiam detto sopra nel Meiodo : onde que’ giganti si ristettero dal vezzo bestiale d’ andar vagando per la gran selva délia terra, e s’avvezzarono ad un costume tutto contrario di stare nascosti e ferai lunga età dentro le loro grotte. A si fatta aulorità di natura umana segui 1’ aulorità di dirillo naturale , che con l’ occupare e stare lungo tempo fermi nelle terre dove si crano nel tempo de’ primi fulmini per fortuna truovati , ne divennero signori per 1 ’occupazione con una lunga possession , ch’è ’l fonte di tutti i dominj del mondo : onde questi sono que’ . • .

..... Pauci qaos œquas araavit

Jupiter;

che poi i Filosofi, trasportarono a coloro c’han sortito da Dio indoli buone per le scienze e per le virtù ; ma il senso islorico di tal mono è , che Ira que’ nascondigli , in que’ fondi essi divennero i principi tlelle genti dette maggiori ,

se charge d’incidens et de digressions , et , dans

delle quali Giovc si novera il primo Dio , corne si è nelle degnilà divisato; le quali, corne si mostrerà appresso, turono case nobili anlichc , diramate in molle famiglie, delle quali si composero i primi regni e le prime città ; di che restarono quelle beilissime frasi eroiche a’ Latini , condere génies, condere régna, condere urbes; fundare génies, fundarc régna, fundare urbes.

Questa Filosojia dell’ autorità va di seguito alla Teologia civile ragionaia délia Provvedenza ; perché per le pruove leologiche di quella , questa con le sue (ilosofiche rischiara e distingue le filologiche ; le quali ire spezie di pruove si sono tutte noverate nel Metodo ; e d’intorno aile cose dell’oscurissima antichità delle nazioni riduce a certczza l’umano arbilrio , ch’è di sua satura incertissimo corne nelle degnilà si è awisato, ch’è tanto dire, quanto riduce la Filosofia in forma (ü scienza.

Terzo principal aspcllo è una sloria (fiimane idée, che , corne testé si è veduto, incominciarono da idee divine con la conlemplazione dcl cielo fatta con gli occhi del corpo ; . siccome nellu scienza augurate si disse da’ Romani conlemplari l’osservare le parti del cielo, donde venissero gli augurj, o si osservassero gli auspicj : le quali régions descritte dagli auguri co’ loro litui si dicevano templa Cœli; onde dovettero venir a’ Greci i primi e itzSr-

, divine o sublimi cose da contemplarsi , che terminarono nelle cose astratte metafisiche e malematiche ; ch’è la sloria civile di quel motto,

A Jotc printipium Maiæ

siccome da julmini di Giove testé abbiam veduto incominciare la prima Musa, che Omero ci diflînl scienza del bene e del male; dove poi venue troppo agiato a’ FUosofi d’intrudervi quel placito, che ’l principio délia tapiçnza sia la

la Science nouvelle , elle arrive à une complication qui est près (le briser la syntaxe.

pielà. Talchè la prima Musa dovetl' esser Urattia , contemplatrice del cielo aflin di prender gli augurj ; cbe poi passe a signifieare l'Asirottonûa, corne si vedrà appresso. K corne sopra si è partita la Mela/uica poetica in Utile le scknze subalterne, dalla stessa nalura délia lor madré, poeliche; cosi questa sioria d'idec ne darà le rosse origini cosi delle sciense pratiche che costuman le nasioni , corne dette teiense spéculative , le quali ora coite son celebrale da' doux.

Quarto aspelto è una Critica ftloso/ica , la quai na&ce dalla istoria dell’ idée anzi detta : e tat Critica giudicherà il vero sopra gli aulori delle nasioni medesime ; nette quali dee correrc da assai più di mille anni per potervi provenir gli scriUori , che sono il subbielto di questa Critica jilologica. Tal Critica filosofica, quindi incominciando da Giove, ne darà una Teogoma mlurale, o sia generasione deglï Dei fatta naturalmentc nette menti de gli aulori délia Genlilità, cite furouo per natura poeli teologi ; c i dodici Dei delle genti dette maggiori, l’idee de’ quali da costoro si fantasticarono di tempo in tempo a cerle loro uraane nécessita o utilité , si stabiliscono per dodici minute cpoche , aile quali si ridurranno i lempi ne' quati nacquero le favoie : onde tal Teogoma naturale ne darà una Cronologia ragionata délia sioria poetica almeno un novecenlo anni innanzi di avéré dopo il tempo rroico i suoi primé incominciamenli la sioria volgare.

(I quinlo aspelto è una sioria idéal eterna, sopra la quale corrono in tempo le storie di lutte le nasioni : ch’ovunque da lempi selvaggi , feroci c péri cominciano gli uomiui ad addimesticarsi coït le religioni, esse cominciano, procedano e finiscono con quelli grandi medilati in questo Libro II,

La mobilité progressive de la pensée de Vico

rinconlrati nel Libro IV, ove tratterenio del Corso die fanno le nazioni , e col Ricorso delle cose umanc nel Li- • bro V.

Il sesto è un sislcma del diritlo natural delle genli ; del quale col comnclar delle genli , dalle quali ne incomincia la materia, per una delle degnilà, soprapposta , dovevano cominciar la dottrina, ch’essi trailano, ii tre siïoi priucipi, Ugone Groxio, Giovanni Seldeno e Samuello Pufendor/io ; i quali in ciô tutti e tre errarono di concerto, incomincian* dota dalla metà in giù, cioè dagli ultimi tempi delle nazioni ingeniilite, e quindi degli uoinini illuminati dalla ragion , mturale lutta spiegala; dalle quali son usciti i Filosofi che s'alzarono a meditare una perfetia idea di giutùzia. Primieramente Groxio, il quale, per lo stesso grand’afTeUo che porta alla verilà, pretcinde dalla Provvedema Divina; e professa che ’l suo sislema regga , précisa anco ogni cognizione di Dio : onde tutte le riprensioni ch’ in un gran numéro di materie fa contre i giureconsulli romani, loro non appartengono punto , siccoine a quelli i quali , avcndone posto per principio la Provvedema Divina, intesero ragionare del dirillo natural delle genli, non già di quello de’ Filosofi e de’ morali Teotogi. Dipoi il Seldeno la suppone , senza punto avverlire ail’ inospitaliià de' primi popoli; né alla divisione che ’l popolo di Dio faceva di.tutto il niondo allor delle nazioni ira Ebrei e gémi; nè a quello che, perché gli Ebrei avevano perduto di vista il loro di* ritto naturale nclla scliiaviiù dell' Egiito , dovette csso Dio riordinarlo loro con la legye, la quai diede a Mosè supra il Sina ; né a quell’ altro che Iddio nella sua legge vieta anco i pensieri mena che giusii, de’ quali niuno de’ legislalori mortali mai s’impaccio ; ollre ail’ origini bcsùali che qui si ragionano di tutte le nazioni gentili ; e se pretende d’a-

s’entrevoit aussi dans la forme de ses ouvrages.

verlo gli Ebrei a’ Gentili insegnato apprcsso, gli riesce im- * possibile a poterlo pruovare per la confessione magnanima di Giuse/fo , assistita dalla grave riflessione di Lattanzio sopra arrecüti, ed alla nimistà che pur sopra osservammo aver avuto gli Ebrei con le genti; la quai ancor ora conservano dissipati ira tulle le nazioni. E finalmente Pufendorfio, chel’incoraincia con un’ ipotesi epicuorea, che pope l’uomo gittato in questo mondo senza niun ajuto e cura di Dio ; di che essendone stato ripreso , quantunque con una particolar Dmerlazione se ne giustifichi , perô senza il primo principio délia Provvedenza non puo aflatto aprir bocca a ragionare di diritto , corne l’udimmo da Cicerone dirsi ad Attico, il quai cra Epicureo, dove gli ragionô delle Leggi. Per tutto cio noi da questo primo antichissimo punto di tutti i tempi incominciamo a ragionare di diriito, detto da’ Latini Jus , contralto dall’ antico Jous, dal momento che nacque in mente a’ principi delle genti 1 ’idea di Giove : nello che a maraviglia co’ Latini convengono i Greci; i quali per beila nostra ventura osserva Platone nel Cratilo , che dapprima il Gius disscro &aeô» , che tanto suona quanto discurrens , o permanans; la quai origine filosofica vi è intrusa dalla stesso Platone, il quale con niitologia erudita prende Giove per l'etere che pénétra e scorre tutto; ma l 'origine isiorica viene da esso Giove, che pur da’ Greci fu detto Aiiç, onde vennero a’ Latini su b Dio egualmente e sub Jove, per dir a ciel aperto; e che poi per leggiadria di favella avessero proferito îixwov Laonde incominciamo a ragionare del diritto , che prima nacque divino con la propietà con cui ne parlé la divinazione o sia scienza degli auspicj di Giove ; che furono le cote divine con le quali le genti regolavano lutte le cose umane; ch’ entrambe compiono alla giurisprudcnza il di lei adeguato

Quelques notes sur Grotius le conduisent à écrire

subbietlo : e s) incominciano a ragionare del diriito naturelle dall’ idea di essa Provvcdenza Divina , con la quale nacque congenita l'idea di diriito, il quale corne dinami se n'è meditata la guisa , si cominciô naturalmente ad o&servare da’ principi delle genti propiamente dette , e délia spezie piü antica, le quali si appellarono genti maggiori , delle quali Giove fit il primo Dio.

Il settimo ed ullimo de’ principali aspetti ch’ha questa Scienza , è di principj délia storia univenale; la quale da questo primo momenlo di tutte le cose uraane délia Gentilità incomincia con la prima età del mondo, che dicevano gli Egizj scorsa loro dinanzi , che fu l'età dcgli Dci ; nella quale comiucia il < Cielo a regnar in terra , e far agli uo- < mini de’ grandi beneficj , > corne si ha nelle degnità; comincia l’età dell’ oro de’ Greci, nella quale gli Dci pralicavano in terra con gli uomini, corne qui abbiam veduto aver incomincialo a tare Giove. Cosi i greci poeti da questa tal prima età del mondo ci hanno nelle loro favole fedelmente narrato Y universale diluvio, e i giganti essere stati in natura; e si ci hanno con verità narrato i principj délia storia universale profana. Ma non potendo poscia i vegnenti entrare neile fantasie de' primi uomini che fondarono il Genlilesimo, per le quali sembrava loro di vedere gli Dei; e pon intesasi la propietà di tal voce atlerrare , ch’era rmndar sotterra; e perché i giganti, i quali vivevano nascosti nelle grotte sotlo de' monti, per le tradizioni appresso di genti sommamente credule furono alicrati ail’ eccesso , ed appresi ch’imponessero Olimpo, Pelio ed Ossa gli uni sopra degli altri , per cacciere gli Dei (che i primi giganti empj non già combatterono , ma non avevano appreso , (incité Giove non fulminasse) dal ci cio innalzalo appresso dalle menti greche vieppiù spiegate ad una s formata allezza ; il

leDroit universel (1); quelques notes sur le Droit universel le conduisent à la première Science nouvelle ; un volume de notes ajouté à celle-ci le jette dans la dernière méditation de la Seconde Science nouvelle , où l’on entrevoit encpre une dernière hésitation , si l’on parcourt les nombreuses variantes qu’il y a faites dans la seconde édition de 1744 (2).

A chaque pas les convictions de Vico s’affermissent. Dans la première période, il se cachait derrière l’autorité de Pythagore et de Zenon ; il attaquait hardiment Descartes , mais au nom de la tradition ; plus tard , il se retrancha encore volontiers derrière les sentences des jurisconsultes romains, mais il annonça une révolution dans la science. En 1723, Vico afficha la nou-

quale a’ primi gignnli fu la cma de’ mono, corne appresso dimostreremo ; la quai (avala dovette flngersi dopo Ornera, e da altri essere stala nell’ Odissca appiccata ad Omero ; al cui tempo bastava che crollasse l'Olimpo solo per farne cadere gli Dei, che Omero nell’ Iliade sempre narra allogati sulla rima del monte Olimpo : per totte queste cagioni ha finora mancalo il principio ; e per avéré finor mancato la Çronologia ragionata delta storia poelica , ha manepto ancora la perpetuità délia noria universale profana. Il' Sc. Nouv., p. 177-187.

(1) Voir la Vie de Vico , vol. IV des œuvres complètes, pag. 413-414.

(2) Voir la préface an cinquième vol. des Œuvres complètes de Vico.

veauté de ses découvertes ; il s’en piqua , il n’y a pas un seul de ses mots qui ne trahisse en lui l’ambition de novateurs. En 1752, dans la Seconde Science nouvelle , il est si persuadé de la hauteur unique de son génie , qu’il repousse tous les lecteurs qui ne réunissent pas sept grandes qualités ; savoir : 1 0 une force remarquable d’abstraction ; 2“ l’habitude du raisonnement géométrique ; 5° une érudition immense ; V un esprit vaste et logique ; 5° un talent assez ferme pour ne pas rester ébloui par le grand nombre des découvertes; 6“ la patience de lire trois fois son ouvrage pour s’habituera la nouveauté du système ; 7° la capacité d’appliquer la nouvelle science , et de créer idéalement ce qu’elle suppose (1).

(I) Conchiudiamo finalmente con questi pochi seguenti nvvisi , per alcun giovitie che vogiia profittare di queata Scienza.

Primieramente etla fa il suo lavoro lutto melafuico ed astratto nella sua idea : onde ti è bisogno nel leggerla di spogliarù d’ogni corpolcnza , c di tutto cià che da quella alla nostra pura mente proviene, e quindi per un poco addormenlarc la fantasia , e sopir la memoria : perché se q ues te faculté vi son deste , la mente non puù ridur&i in istalo d'un puro intendimenlo, informe d’ogni forma particolarc ; per lo che non polravvi afl'atto indurvisi la forma di questa Scienza ; c per tua colpa darai in quell’ uscita che non s'intenda. •

Ella ragiona con uno slretto melodo gcomelrico, con cui da vetv passa ad immedialo vero , e cosi vi fa le sue con-

La Seconde Science nouvelle est un livre unique par la grandeur et l’originalité de sa rédac-

chiusioni. Laonde ti è bisogno di aver fatto l’afûfo del rayionar geometricamenie ; e perciô non aprire a sorte questi libri per ieggerli, nè per salti, ma continovarne la lezione da capo a piedi : e dei attendere, se le premesse sieno vere e ben ordinale; e non mcravigliarti , se quasi tutte le conchiusioni n’escano maravigliose : lo che sovente avviene in essa geometrica, corne quella per eseraplo delle due linee che tra loro in infinilo sempre s’accostano, e non mai si loccano; perché la consegucnza: è turbata dalla fantasia, ma le premesse s'attennero alla pura ragion asiratia.

Suppone la medesima una grande e varia cosi dottrina , corn’ erudizione ; dalle quali si prendono le vcrilà , corne già da te conosciule, e se ne serve corne di termini, per far le sue proposizioni. Il perché se non sei di tutte pienamente fornito , vedi che tu non abbia il principio nell’ ullima disposizioni di riceverla.

Oltre a cotai suppeUettile, ti fa d’uopo d’una mente comprensiva ; perché non è cosa che da questa Scienza si ragiona , nella quale non convengano altre innumerabili d’altre spezie che traita, con le quali fa acconcezsa, e partit amen le con ciascheduna, e con lutte insieme net tutto; nello che unicamente consiste tutta la bellczza d’una scienza. Perciô se ti manca o questo o l’antecedenle ajuto, e molto più entrambi per leggerla , ti avverrà ciô ch' avviene a' sordaslri , i quali senlono una o due corde più sonore del gravicembalo con dispiacenza, perché non senlono le altre , con le quali toccate dalla mano maestra di musica fanno dolce e grata armonia.

Ella contiene tutte discoverte in gran parte diverse , e moite dello ’ntulto contrarie ail’ oppenioue che delle cose,

tion ; elle commence par une idée de l'ouvrage qui est une confusion inexplicable de toutes les idées de Vico : suivent une foule de morceaux détachés d’une critique philologique inattendue ; c’est le coup d’œil de l’aigle qui aperçoit à priori toutes les erreurs dont fourmille l’histoire positive. Après cela on passe cent douze axiomes qui résument en peu 'de mots une méditation de trente ans , et donnent le moyen de faire disparaître à priori toutes les erreurs de la philologie. Vient ensuite un long traité de la sagesse poétique ; elle est disposée de manière à représenter en embryon la sagesse des ~ *

philosophes ; mais elle sillonnée par une foule d’aperçus sur les caractères poétiques, l’histoire des mythes , l’histoire de la Grèce et de Rome , etc.

Au troisième livre , on arrive à Homère ; ses

le quali qui si ragionano , si è avuto finora. Talchè li bisogna d’una forte acutezsa di mente , da non abbacinarsi al grau numéro de’ nuovi lumi ch’ ella dappertutto diffonde.

Di più ella spiega idée tutte nuove nella loro spezie : perciô li priego a volertici avveszare, con leggerc almeno ire voile quest’ Opéra.

Finalmente per farti sentire il nerbo delle pruove, le quali col dilatarsi si debililano, qui poco si dice, e si lascia molto a pensare : e perciô ti bisogna meditare più addentro le cose ; e col combinwrle vieppiù, vederle in più ampia dhtesa, affinchè lu possa averne acquistato la facullà. H*

Sc. Nouy., p. 44-45.

poèmes sont envahis par tous les antécédens de la sagesse poétique ; ils sont bouleversés ; on voit s’amonceler soudainement une foule de contradictions sur l’existence d’Homère ; en deux mots elles sont détruites quand Vico annonce que l’existence de ce poète n’est elle-même qu’une sorte de poésie. L’histoire idéale est le sujet des deux derniers livres ; l’on voit tourner les nations dans le cercle de l’histoire ancienne; puis on trouve que toute l’histoire moderne n’est qu’une répétition de celle de la Grèce et de Rome. Toute la Science nouvelle est arrangée de manière à entraîner la conviction par une critique dont on i gnore le secret et dont on ne peut pas repousser les conséquences ; on y marche d’étonnement en étonnement , et ce mélange de philosophies poétiques , de vanités nationales et savantes , cet enchevêtrement de géographies idéales , de chronologies abstraites , d'histoires grecques, romaines , modernes , ces lois éternelles qui prennent des noms romains , ces événemens positifs qui prennent des dénominations abstraites , ces rappi’ochemens entre la baguette du prêteur et le caducée de Mercure , entre la jalousie d’ Argus et les Lucus du Latium , ces assimilations qui transforment les douze tables en un poème , et les poèmes d’Homère en une histoire du droit , tout cela, dis-je, produit un éblouissement continuel, et l’on ne sait pas toujours si l’on est sous

le charme d’une innovation irrésistible ou sous la fascination d’un délire inouï.

A quelle époque appartient le génie de Vico? — Son point de départ fut le seizième siècle : à son respect pour les anciens , à son ignorance de la marche de l’Europe moderne , à son enthousiasme pour le catholicisme , que néanmoins il compare au paganisme ; aux idées de Machiavel, qu’il partage si souvent quand il s'agit d’expliquer Rome par la Grèce , et quand il fait tourner le monde ancien et moderne dans un cercle invariable de révolutions politiques et sociales ; aux nombreux points de contact qu’il offre avec Sigonius, et enfin à son style même, tantôt latin, tantôt maîtrisé par la syntaxe latine, il résulte évidemment que Vico appartenait au seizième siècle. Il lisait Grotius et Descartes , mais poulies réfuter ; il contemplait le spectacle du commerce moderne, mais pour n’y voir qu’une source de corruption ; il voyait la révolution religieuse de Luther, mais pour se souvenir des troubles d’Alexandrie, et pour la détester comme un symptôme de la décadence européenne. Tout , dans Vico , rappelle l’homme du seizième siècle , cette verve indomptable de Bruno qui s’allie librement à l’étude et même à l’imitation des anciens : et si , après le seizième siècle , ce mélange de deux civilisations cessa, si nul Italien , dans les sciences morales , ne s’éleva à la hauteur de

Machiavel , il faut en conclure que Vico est la dernière production de l’époque de Léon X.

Cependant Vico n’aurait jamais été accepté au seizième siècle : alors on ne possédait pas un droit philosophique pour comprendre son droit historique ; on croyait trop à la volonté individuelle pour admettre sa fatalité historique, et ces hommes qui attribuaient la civilisation à la philosophie , et les religions aux révolutions des astres , n’auraient jamais accordé qu’Hermès , Romulus , Py thagore , Homère ne sont que des symboles des premières initiations de la société.

On sait que le mouvement critique du dix-septième et du dix-huitième siècle ne s’est pas même arrêté un instant devant les idées de Vico : ceux qui se ralliaient à Leibnitz et à Descartes, en 1 720, ne comprenaient pas ce que c’était qu’une science philologique ; ils croyaient que c’était la prétention de tout savoir : ceux qui se jetaient dans le mouvement de la philosophie française étaient trop occupés à détruire l’Antique et à sortir du cercle de la monarchie pour songer à la science catholico-païenne de J.-B. Vico.

C’est à notre siècle que Vico doit sa gloire posthume ; il tient à nous par une foule d’idées sur la poésie, les mythes , l’histoire romaine , et surtout par l’entreprise de réduire à l’état de science la philologie. Mais Vico ne partage aucune de nos passions; s’il vivait , il ne saurait plus où

se ranger au milieu de nous ; il lui faudrait trouver d’autres démonstrations pour dire les mêmes vérités ; il lui faudrait renoncer à la plus grande partie de ses convictions ; il devrait recommencer ses méditations pour s’expliquer l’Orient et le monde moderne , et la rébellion de tant de faits le jetterait dans une crise qu’il n’aurait pas la force de surmonter.

Nous allons contempler cette crise , nous verrons la Science nouvelle aux prises avec les idées modernes , et elle se trouvera jugée par l’histoire.

DigTtrzwi byGOOjle

Croient* parti*.

Page 1