‹ Vingt ans d'exilChapitre 16 sur 39 · LÀ VEDOVA · texte numérisé non relu

LÀ VEDOVA

DEL VOLONTARIO.

Oh ! chi mi leva in alto e chi mi porta Dagli ellenici liti ad altre terre Per l’ampio liquido etra?... Oh quanto flutto Sottoposto al mio volo!... E non è questa Città dal mar, siccome nave , cinta La dolce mia Venezia?... I torreggianti Palagi e i templi e le memorie invito Mi fan ch’io pieghi inverso terra il nuovo Vïaggio e posi al mio nido nativo.

Sento l’aura mia antica, e i dolci luogh:

Veggio apparir ove fanciullo impresi Ad amare e a soffrir, fatal vicenda!

Grande in aere seren splende la luna;

Ed io m’assido ancor, quai mille volte Mi sono assiso, ad un marmoreo scanno Onde, per quanto il guardo io volga, miro Uno specchio di bruna onda tranquilla,

Cui dalT Adriaco mar partono i lidi,

Quai sottil riga, ed in suoi seni accoglie Délia Veneta terra il margo estremo.

* È questa parte délia mia cittade A Borea volta; e incontro sorgon l’isole Di San Michèle ov’ hanno ultima stanza 1 morti, e di Murano ove si foggia L’ardente soda in variopinte perle,

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LA VEDOVA DEL VOLONTARIO

Ed in vasi eleganti ove il lavoro Vince d’assai délia materia il pregio.

Fluttüanti sull’onda i verdi fuchi Commisti aile purpuree floroidee,

Che la tempesta da profonde svelse Adriache valli, e in Iarghi strati accolti , Veggo d’intomo ; ed il marino ispiro,

Gon tese nari e dilatato petto,

Aere salubre e pien del grato oiezzo • Che dall’ulva latissima si spande,

Dal croolepo odoroso al par d’intatta Mammola e dal fragrante protonema.

Mista all’aura che levasi da’ flutti ,

È talora la molle aura che i fiori

Délia vicina terraferma e l’erbe

Han profumato.... Altre accomanJa a’ venti

Grate fragranze il suol d’ingiardinate

Vaghe isolette, onde la mia laguna

È tutta seminata : il navigante

L’una ail’ altra succedersi le mira,

Corne lieti pensier d’ore serene.

Un venticello sull’ondoso piano A buffi a buffi spira e lo commove E l’aspetto ne muta, or l’increspata Onda eguagliando ed or tremole crespe Sul liscio specchio suscitando a mille,

Sovra di cui si frange e salta il raggio

Délia luna imminente. Avvien talora

Che addensati vapor facciano tenda

Al rilucente disco : il bel pianeta

In un tratto sparito ne inargenta

Gli orli; o li squarcia, e per lo strappo manda

Vivisprazzi di luce. Irradiante

D’anima bella in cotai guisa appare

L’almo splendor da ineleganti forme.

LA VEDOVA DEL VOLONTARIO

Talor di vario e lungo ordine cinta D’argentee nuvilette argentea ride Trivia : côsl vaghissima fanciulla Già matura agli amplessi infra compagne Minori appar délia futura aventi Bellezza in volto e nel sorgente petto I primi segni.... Alto è il silenzio, e solo Rotto di tantô in tanto.... Ad ostro echeggia, Or si or no corne lo porta il vento,

Un lontanô strosciar di flutti infranti Nelle scogliere che opponeva industre Mano all’Adria irrompente. Ad ora ad ora Trilli di flauto su per l’aere intendo,

O note rapidissime di cembali,

O, se la nota non è intesa, incerto Un tremolio.... Bocian talor da lunge Delle navi i custodi, e i rauchi accenti Odo echeggiar di quarto in quarto d’ora.

Un tintinnio d’oriuoli, o un lungo e acuto Scampanellar nell’ Arsenale, o i guizzi Sento de’pesci che fendono l’acque,

Un dietro l’altro , le leggere pinne Tutte aprendo alla luna ed a vicenda Rincorrendosi in guerra o per amore.

Amore e guerra è l'universo; amore E guerra è tutta la terrestre mole,

Ove a noi pare e in suoi recessi ascosi ;

E il fragoroso d’animal i muti Brulicante Oceàn, guerra ed amore.

E questa pure in ciel perpétua vece Alternasi fatal.... Spesso la traccia D’un astro amato con eterni giri Un altro astro persegue, al par d’amico Che ricercar si veggia e premer l’orme Di dolce amico; e quelle belle luci

LA VEDOVA DEL VOLONTARIO

Favellano ammiccando infra di loro Parole al rozzo de’ mortali orecchio Mute, incomprese. Ma talora i mondi Obvii in un punto delle immense curve Cozzano, e infranti per lo spazio immenso Con orrendo boato si disperdono In polve. Avvien talor che quella polve Del cielo i campi espellano, e in ardenti Atomi sottilissimi si sparga Nell’aere nostro, corne pula sperde Il villan faticoso.... Allor cadenti Appajon stelle dall’eterea volta,

Corne cincinni che da bella chioma Si disciolgano penduli lambendo Una soave faccia.

Ed or ch’ io miro, Corne l’accesa fantasia li pinge,

Luoghi che forse non vedrô più mai,

Mi rappresenta il memore pensiero Tempi mai più non redituri, e bagno Il macro volto d’infinito pianto.

O bella patria a me dal ciel sortita,

E dagli uomini tolta !... O cari luoghi !

S’i’ v’oblio, risonar mai più non oda La melodia dell’Italo sermone Al disïoso orecchio, e all’infelice Esule amor mai rida, e oblii per sernpre Questa bella de’ carmi arte divina,

Solo conforto all’affannosa vita.

Ma non contemplo io sol la bella notte....

Ed ecco.... il Genio ch’ âpre a me le case E gli occulti pensieri de' mortali,

Vaga donna in pensoso atto m’addita,

LA VEDOVA DEL VOLONTARIO

Ghe al davanzal d’una finestra il niveo Braccio posa , e la luna e l’onda guarda.

D’un bianco ammanto ha il bel corpo velato, Cbe invece di coprir le sue perfette Forme, le scopre, sparso ed agitato Dalle lascive vespertine aurette....

Semiaperte ha le labbra ed abbassato Il ciglio sulle luci languidette :

Le spalle e il colmo sen le bacia l’onda Délia sottil prolissa chioma bionda.

Oh sventura, sventura!... È l’infelice,

Ahi ! derelitta e vedova consorte Del guerriero onde il mio carme ridice Gli addii pietosi e célébra la morte ;

E la vera cagione il cor le dice,

Onde awien che nessun novella porte Di lui o scritto, e (quel ch’altri le tace)

Ghe il suo diletto già fra’ morti giace.

Improviso la mesta vedovella Assal disio di credere a soavi Note la pièta del cor suo.,.. La mano Stende all’arpa da gran tempo negletta,

E la polve ne scuote onde coperte Son le corde vocali,... e suona e canta.

Corne allora che i molli venticelli Di primavera vengono soffiando,

Tra cespugli di floridi arboscelli Sta tenerello rosignuol cantando,

E in peregrini modi e tutti belli La moltisona voce varïando,

L’innamorata donna in metri sposa Diversi il canto all’arpa dolorosa.

LA. VEDOVA DEL VOLONTARIO

« O luna, fonte aôreo Di vaghi rai d’argento,

Di pure linfe candide Inondi il firmamento ;

Tutte le cose pingi E di molle ricingi Sottile, fluido vel.

« Luna, pensoso e vigile Occhio superno, il guardo Dalla tua sede eterea Conduci mesto e tardo Nelle terre e nei mari Che di tua luce schiari,

E ne’campi del ciel.

t Bell’ astro, ed io t’invidio...

Oh ! forse tu l’aspetto,

Che gli occhi miei non veggono,

Vedi del mio diletto ;

E forse ei tiene fiso Nella fua faccia il viso Che mi solea bear,

« Ahi ! forse invece il paUido Miri sparuto volto,

E ne vesti il cadayere Disfatto ed insepolto,

Là dove, in monte o in piano,

Coll’ archibugio in mano Ei cadde nel pugpar.

* Molle auretta — lasciyetta,

A’ bei fiori — rubi odori;

E un olezzo si diffonde Sulla terra — e soyra l’onde.

« Deh I quel raggio di Juna foss’ io :

Morto o vivo, amor mio, ti vedrei.

LA VEDOVA DEL VOLONTARIO

« Se più non sei,

E spento in guerra Se’ fatto terra ;

« Almen vorrei Entro una fossa Chiudere l’ossa.

« Baciar del tumulo Vorrei l’erbelta....

Fossi un auretta!

* « O dolce sposo mio,

Da quel giorno che m' hai abbandonata, D’allor quest’oechi miei Chiudere non si ponno Altro che a breve sonno.

Da moite notti posa

Non m’hanno dato i vigili dolori

Là sul letto de’ nostri dolci amori. »

Tace il canto ed ail’ ultime risponde Note dell’ arpa un tremoüo che muore ;

E per le vaghe membra si diffonde All’infelice un provido sopore.

Un denso vel che tutto le nasconde,

Su’ begli occhi è disteso ; eppur d’amore

Gl’irrequleti spiriti non' ponno

Nel molle sen posar vinti dal sonno.

« Non piangere, amor mio....

Ci rivedremo un dl :

Unisce in cielo Iddio Quelli che in terra uni (5). a Cosl nel sonno ella fra sè discorre ,

E s’incolora il bel pallido aspetto;

Le labbra agita e sporge, e quasi occorre Al dolce amplesso d’un amato oggetto;

LA VEDOVA DEL VOLONTARIO

Un tremor tutta la persona corre,

E i lini ricompon sul nudo petto ;

Quando a un tratto si scuote e s’alza.... e intende L’orecchio a un suon che per l’aere si stende (6).

Lugubre è lenta Campana spande Un cupo suon....

E se la corda — allenta,

Un '» ' fremito Mandando dondola Il cavo bronzo,

E prolungando — il suon.

È la campana che invita la sera Dal camposanto

Per li poveri morti alla preghiera E a mesto canto....

A quel suono che in cuore le rimbomba,

In pianto rompe ed in ginoccbio cade La vedova infelice,

E la preghiera per li morti dice.

« Dal profondo gridai del dolore :

O Signore ! ‘

c Deh ! la voce ed il pianto alto mio Senti, o Dio.

« Il mio cor délia voce sull’ale A te sale:

« Deh! ti prego, l’orecchio vi tendi,

E m’intendi.

t Se i peccati tu scruti severo E il pensiero,

< A star contro il tuo sguardo il mortale No, non vale.

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LA VEDOVA DEL VOLONTARIO

« Ma tua legge è una legge clemente A tua gente :

« Ond’ io spero che ascolto mi doni E perdoni.

* Si, lo spera il miocore: tu stesso L’hai promesso.

t Corne scolta notturna che attenda Che il dl splenda,

« 11 tuo popolo aspetta, o Signore,

Nel dolore.

t K in te fidi : di grazie, o pietoso,

Sei copioso.

« Nella guerra de’ mali ove giace, Dagli pace.

n Soccorrevole mano gli porgi :

Digli « sorgi. »

* Ed or che per la misera Patria pregai, Signore,

Dal fondo del dolore Ancora io griderô.

t Concedi a’ mort! requie Eterna ove riluce

Una perpétua luce,

Ove annottar non puô.

(Atene, 1849).

Era sgombro in Vaticano Il funesto autico soglio,

Ed il popolo Romano Salutava in Campidoglio Sventolante all’aere il simbolo Dell’Italico avvenir.

Santo, santo era colui Dicui dice esser vicario....

Diè la vita per altrui,

Ed a trono ebbe il Calvario Di sua legge il mite codice Odiar vieta e insegna amar

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GLI SPOSI Dî ZAGAROLO.

Quante madri e quante spose Faran eco alla mia voce!...

E fra l’aime generose Di color che un fato atroce Scrisse al numéro de’ martiri,

Or mi giova di cantar

Due bell’anime beate,

Che in perpetuo innamorate Fra’ sublimi cori angelici Nel Signore si posâr.

Di recente un dolce imen Consacrando i giuri santi Di carissime catene Cinto avea due cuori amanti, Fecondato il molle talamo Che i felici accolse e uni.

Nell’ebbrezza dell’amore,

Corne in dl festivo Fore Fra’ diletti si succedono, Succedeansi i loro di.

In quel tempo il suol Romano Calpestâr genti straniere....

Contro un popolo sovrano Spagna anch’essa le sue schiere

Invïô.... L’iniquo imperio lnsolenti esercitâr.

Un villan Spagnuol malnato La gentil sposa incontrato Ebbe un di.... L’afferra e braneica Per sue voglie in lei saziar.

Mentre stride invan la donna,

E rîempie l’aer di pianti,

E pudica entro la gonna Si rawolge e scherma, innanti Le si fa lo sposo.... Un gemito Ella ed egli un urlo fêr.

Mette? mano ad un pugnale, Assestar colpo mortale Fu un istante.... A piè dell’Italo Stramazzava lo stranier.

Di salvar la sua diletta,

Di fuggire ei tenta invano :

Del caduto a far vendetta Molti accorron di lontano....

Lei trafigge e quindi impavido 11 pugnal s’immerge in sen.

Awinchiati in un amplesso, Ambedue nel punto stesso D’atro sangue ondanti caddero Moribondi sul terren.

Proferiro ne’ lamenti I soavi estremi addio :

Mormorâr con rotti accenti « Ci vedreipo in grembo a Dio. »

Bocca a bocca essi coDgiunsero In un bacio e poi spirâr :

Indi l’anime beate In perpetuo innamorate Fra' sublimi cori angelici Nel Signore si posâr.

Ohfelici! ...Insiem morendo Non provarono i dolori Di quel dl, del dl tremendo Che due parte amanti cuori,

E un consorte lascia a piangere Quel che scese nell’avel.

Vedovetta colombella,

O deserta tortorella

Tutto il giorno in vani gemiti

Cosl chiama il suo fedel.

Oh felici !... Almen vedute Le sventure Itale estreme E’ non hanno, e di salute Venir men l’ultima speme, Quando a Roma ed a Venezia Giacque spenta libertà.

Ricco, ricco pur foss’io!

l’ vorrei que’ corpi santi Abbracciati in atto pio, Corne caddero spïranti;

E vorrei di marmi candidi Una tomba ad essi alzar.

Rinserrato in urna d’oro Bramerei quel mio tesoro

fra’ sculti marmi candidi mia mano collocar.

O la fossa elle li serra Con quest’ occhi almen vedessi !

Un gentil su quella terra Gelsomin piantar potessi,

E il novello cespo tenero Educar con molto amor !

Quando l’aere mattutino Agitasse il gelsomino,

Pioveria la molle polvere Dagli stami in grembo a’ fior.

Dona ai corpi eterna vece Nuovi sensi e nuove norme :

E se morte le disfece,

Ravvivarsi in altre forme Le due salme ancor potriano,

Ed olezzi al cielo alzar,

Ove l’anime beate In perpetuo innamorate Fra’ sublimi cori angelici Nel Signore si posâr.

(Roma-Atene, 1849.)

LA RUMÂNIA

LA RUMANIA.

Corne elettrioo fluido percorra L’ampia valle bagnata dall’ Istro,

Dalla Tissa diffondasi al Nistro (3)

La mia voce c i dl tristi passâr,

« Rumânia.... Tempo è alfine che innostri Una splendida aurora i Carpati,

E sian gli orridi nembi fugali

Che il tuo ciel troppo a lungo oscurâr.

« Pingui zolle, alti monti selvosi Ti concesse natura, bei clivi,

Vasti campi bagnati da rivi....

Abi! sinora fa inutile don. «

Spiega i vanni ed i teuipi che furo Si figura il mio genio presenti,

Ed intuona i fatidici aocenti L’ispirata italiaua canzon....

Procelloso dal ponte Trajano Ve’... si slancia sonante ueirarmi,

Tra le grida ed i bellici carmi,

Nella Dacia il Romano invasor.

L’aspro Daco résisté : lo stermina,

Sta ne’ campi deserti e cruenti,

E le donne del vinto dolenti Rende madri il crudel vincitor.

Ecco mura di cento cittati,

Ed altari d’incenso fumanti ;

Ecco messi quai or biondeggianti....

Furon belli ma pochi que’di !...

LA ROMÂNIA.

Hai veduto famelici stormi Di locuste che invadono i campi?

Od un foco i cui subiti vampi Canna od arida stoppia nutrl ?

Cosl dense barbariche turbe E di nome e d’aspetto diverse Sulla terra Rumâna disperse Strage, lutto, ruina portâr.

Quai canneto che al suolo s’adegua E dispar sotto i buffi del vento,

Quando il soffio diviene più lento,

Suol di nuovo le cime levar :

Cosi quando dal Nistro e dal Volga Mille irrupper barbarici sciami,

Fe’ il Rumân.... Regnatori e reami Sparver tutti : egli solo riman ;

Chè la santa semenza di Roma In quel suolo ove messo ha radice,

Si perpétua.... Se visse infelice,

Almen visse;... non pere il Rumân....

Chi mi toglie all’età de’ codardi, All’etate de’ fiacchi epuloni?

Quali son queste belle regioni Ove un popol di bravi m’appar?

Da’ Carpati disceser due prodi Conduttor di guerriere coorti....

Dopo Dragos e il Negro altri forti A’ Moldavi e a’ Munteni imperâr.... (9) Odo un carme : t La tromba risuoni Preparate son Parmi e il furore :

Il Rumâno ha una festa nel core Se chiamare alla pugna s’udl.

« Altri posi, non esso, tra’ lini, Benchè il sole già in alto riluca;

O fra danze le notti produca,

LA RÜMANIA.

* E in tripudi consumi i suoi di. »

Forti tempi !... Quai poi fu costume Turpe viver tra i fiacchi ed i pravi,

Per la patria e la fede degli avi In que’ tempi fu bello morir.

Rinunciava il feroce Ottomano Alla bella agognata conquista,

E la luna falcata fu vista Nel sentier délia fuga sparir....

Maledetto chi primo chiamato Ha nel suolo Rumân lo straniero!

Maledetto colui che primiero Passé il Milcov e uccise un fratel !

Le discordie la patria ban perduto,

Non il Turco, il Magiaro o il Polono;

Ed il servo sudor del colono Ha chiamato vendetta dal ciel....

E comincia un’etate di ferro,

Di nequizie, di turpi mercati,

Di lordure, di patti esecrati,

Di stranieri abborriti signor (10).

Ma le vergini Muse il bel peplo Han raccolto e son lungi fuggite :

Son di Terni le lanci sparite....

Veggio ovunque miseria e squallor!...

Ho sentito profeti bugiardi Bestemmiar « Rumânia morta giace »....

Ma chi disse quel detto è un mendace :

Ella vive, ella grande sarà,

Se da’ monti Poloni al Danubio Stringa un patto le genti vicine,

E le miste entro un solo confine Leghi un nodo di santa amistà.

(Jassi, 1859).

RUMÂNIA.

TRA.DUCTÏÏJNE.

Vocea mea sa curra, ca fluidulu electricu, prin intinsa valle udata de Dunare, sa se respândésca de la Tissa plna la Nistru.... » Zilele triste au sflrsitu pentru tine,

« Rumâni’o.... Infine e timpulu cô o aurora straluciôsa sa coloreze Carpatii, si sa dispare timpestile celle Infricosate care pré multu timpu au intunecatu cerulu tûu.

« Natura te a daruitu eu brasde manôse, eu munti lnalti si padurosi, eu dealuri frumôse, eu eâmpii intinse si udate de rturi.... Vai ! Plna acumu acestu daru fu nefolositoru ! »

Geniulu meu deschide aripile sale si isi figuréza timpurile trecute, casi safie de façia si cânticulu Italianu cellu inspiratu lntona vorbe profetice....

Écca.... navalitorulu Romanu se arrunca, ca o vijelie, de la podulu lui Traianu ln Dacia printre sgomotulu si cânticile resbellice.... Armele sale resuna tnfricosatu.

Asprulu Dacu se oppune lnvingatorulu cruntu lllu stermina, se aséza pe eâmpii pustiite sisângerose, si face cô femeile duiôse aile lnvinsului sa devie marne.

Écca mûri a sute de cetati ! Écca altare fumându de tâmêie ! Écca holde stralucitôre ca aurulul... Zile frumose, dar vai! furô puçine....

Vezutu-ai ceti flamânde de locuste pe eâmpii ?... Vezutu-ai flacare ce mistuirê trestii uscate?....

Astu-felu nisce desse turme barbare, de nume si de aspectu deosebitu, respândite pepamôntulu Rumânu, adduserê pretutindeni macellu, plânsu si ruina.

RUMÂNIA.

Ca o trestie ce se pléca la pamêntu si dispare sub suflarea vêntului, dar cându suflarea adiaza, éra se ridica catre ceru ;

Astu-felu facù Rumânulu cându mii de ôrde barbare navalirê in térra rumânésca de la Nistru si de la Volga.... Domnitorii si domnii au disparutu : ellu singuru a remasu.

Sfânta semintia a Romei nu se pote stîrpl din pamêntulu unde a prinsu radacina.... Rumânulu a traitu neferice, dar cellu puçinu a traitu.... Rumânulu nu pere....

Cine me trage afara de etatea marsaviloru, de etatea strabogatiloru?.... Care sunt aste terri frumôse ce vedu pline de unu populu de bravi ?

Doi vitezi conducatori de voinici se cobora de la Carpatii. Dupa Dragosu si Radu Negru altii bravi sunt domni ai Moldoveniloru si ai Munteniloru....

Audu unu cânticu » Trûmbitia resune. Armele si resbellica mânie sunt gata. Este o zi do serbatôre pentru Rumânulu acea ln care se aude chiamându la bataie.

« Altii sa se odichnésca pe asternutu eu tôte cô sôrele stralucesce : altii sa petréca nopti intregi ln jocuri si se consume zilele loru ln desfrenari, éra nu Rumânulu. »

Timpuri de barbatiel.... Precumu peurma a fostu obiceiulu de a tral russinatu eu marsavi si eu scelerati, ln acelle timpuri era frumosu de a mûri pentru patria si legea strabuniloru.

Ferosulu Ottomanu renuntià la frumôsa conquista ce dorisse ; si semiluna s’a vezutu disparêndu pe callea fugei....

Blestematu fie aeella care ântêiu a chiamatu pe streinu ln térra Rumânésca!.... Blestematu fie acellu d’ântôi care atrecutu Milcovulu si a omorltu pe unu frate allu sûu !

Discordiile, nu Turculu, nu Magiarulu,nici Polonulu,au stri catu patria ; si serva sudore a terranului a strigatu resbunare la Dumnezeu....

Acumu lncepe o etate de ferru, de sceleratetie, de precu-* petii russinôse, de murdarii, de pacte esecrate, de urlti domni streini.

Ma virginile Muse s’au strlnsu vestimintele frumdse si au

RDMÂNIA.

fugitu départe : cumpanile Temei au disparutu. Vedu pretutindeni saracie si lntristare....

Am auditu falsiprofeti blastemându « Rumânia zace môrta....» Cinearostilu acea vorba, este unu mincinosu. Ea traesce, ea va fi mare,

Daca de la muntiiPoloni plna la Dunare unu pactu va strlnge populii vecini, si daca o sfânta amicitie va uni aceia cari locuescu lntr’ acellasi confinu.

LA NOTTE DI PASQUA

LA NOTTE DI PASQUA

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