DI DIONIGI SOLOMOS (II
( Tradusione dal greco).
Dolce è la notte, nè le stelle asconde La luna... Milïoni, irmumerevoli,
Altre splendono sole, altre congiunte,
In tutta grazia : celebrano anch’ esse Pasqua, e del mare nell’ immenso specchio Quella festa superna si riflette (12).
« Traggo i capelli sovra il mencio petto,
E incrocicchio le mani.... Astri del Gielo,
Dite a colui ch’ oggi è risorto, ch’ abbia Pietate délia povera Maria (13).
Giorno è d’amore... Vinto fu l’inferno :
Rïardono le viscere del mondo E gli elementi ; levasi l’incendio,
E verso lui le sue faville innalza.
Suona il ciel d’alleluja, ed alla terra Volgesi innamorato.;. Anche la goccia,
La goccia d’acqua che al bicchier s’apprende, Oggi s’avviva, ed alleluja anch’ essa Meco grida.... Allorchè si spalancô La porta dell’ inferno, oh! quai fragore S’udi nel mondo di laggiù... L’abisso Gioisce e imbianca ; e l’aer fiammeggia e sibila, Mentre il divino Salvator lo fende. »
LA NOTTE DI PASQUA
Sta Lambro in chiesa finchè più respiro D’ uom non si sente, e d’un pensiero in altro Pensier trapassa, ed è sua mente un mondo Deserto in cui si perde... Dallo stailo Esce lento alla fin, sospir mettendo Dali’ imo petto. Le fragranti sparse ■ Foglie d’alloro sotto a’ piedi suoi Scricchian :.... altro per l’aer cheto non suona.
Ed il volto gialliccio al par di zolfo Chinando, ei si prorompe a bassa voce :
« Sordi, immobfli a guisa di sepolcri
I santi !... Fino a mezzanotte invano,
Invan pregai, gridai... Checchè prescriva
II fato, l’uomo di sè stesso è Dio,
E sa mostrarlo in le miserie estreme.
Disperazion, t’annida in core e dormi. » *
Va finalmente per uscir di chiesa Ad una porta e l’apre...; e una vocina * Cristo è ri8orto » dice... A un’ altra corre,
Ed una voce pur sottil si sente « Cristo è risorto »... Per la terza porta Tenta fuggire, ed una terza voce « Cristo è risorto » dice... E da sè sole S’aprono e cbiudon sempre le tre porte Senza romore... Ed ecco trè fantasmi Apparir, tre frateüi aile sembianze,
Tenendo in mano una candela spenta.
Lambro s’arretra e fugge ; ma i fantasmi,
Ovunque egli si volga, senza posa,
Rincorrono i suoi passi frettolosi. m
Sono vestiti d’abiti di festa,
Ma scuciti, strappati ed a brandelli.
Negli stalli dinanzi e in quei di dietro S’avvolgou fruscïando a lui dappresso
LA NOTTE DI PASQUA
Que’ cenci, e gli stan sopra e indietro e intorno ; Ed otto piè battono pari il lastrico,
Ma odi sol quei di Lambro... Per sottrarsi Spicca invan lungo un salto, a guisa d’astro Che nell’ estate vorticosamente Cinque projelta, dieci astri precipiti....
Fan trenta volte il giro délia chiesa,
Che ne rimbomba ; ed un odor d’incenso,
Quai di trenta turiboli, si spande.
Si chinano e fra lor parlan somraesso Le larve : rimenar vedi per boeca La bambagia e diresti che si stacchi (14).
Fatto è il corso più rapido ; ed il vivo In6ne presso al pulpito s’inciampa,
E ginocchion dinanzi ai morti casca.
Spaventato li guarda e loro grida :
* Vi conosco... Miei siete : a me ciascuno Di voi somiglia; il veggo... Or che volete?
Scostatevi da me... Deh! perdonate.
O figli miei, le mie mani lasciate.... »
Labbra con labbra appiccicarsi vedi (15)...
Quanti baci gli danno, ed altrettanle Si figgono coltella in cor del misero :
Da quando in cielo splendon gli astri, mai Si dieder tali spaventosi baci.
La bambagia dei morti entragli in boeca ;
E invan, corne veleno fosse, sputa.
Resta, quai marmo, infino a giorno, e sono Già dileguati i giovinetti morti.
' Allor solleva l’aiterrito viso,
Respira il grave mortüario lncenso,
Aile foglie d’allor volge lo sguardo,
E molto dopo * vanne (grida), vanne,
Segno di gioja ; > e contro il crocifisso Con ambedue le man le gitta ed urla :
LA NOTTE DI PASQUA
c L’inferno !... Ci cred’ io : c’è, c’è l'inferno,
E dentro le mie viscere fiammeggia.
Stanotte un tal che fa tutto che vuole,
Dal sepolcro mandomrai i figli miei :
Jeri mi spinse sozzamente in braccio Mia figlia... Ed or che far altro gli resta,
Che sè stesso disfar poichè m’ ha fatlo? »
Si lancia.... e via per la campagna.... Fende Campi, montagne, valli e boschi... Negra È la verzura agli occhi suoi; son negri Gli alberi e l’acque... Ya precipitoso,
Ed inseguito ancor si crede ; ancora La bambagia dei morti in bocca sente.
Cosl se avvien che gli occhi al sonno chiuda Un assassino di delitti carco,
Pieni di sangue i trucidati in frotta
Gl’ incombono sul petto... » Ajuto, ajuto » \
Grida a gran voce, e fuor del letto slanciasi Nudo; e cosl la mente in lui vaneggia,
Che ad occhi aperti se li vede innanzi.
(Atene, 1850.)
ATENE.
ATENE