DOPO UN TEMPORALE
Sparisce il nembo, ed un vento sereno Le nubi squarcia e volge in fuga, a guisa Di pecorelle timidette.... Il sole Fa capolino, e ad asciugar comincia La terra e i tetti e l’aje e l’erbe molli.
Prima la testa e quindi il piede incerto Il villan fuor dell’umile abituro Mette, e va per le pozze saltelloni ;
Il ciel rimira e i campi, e poi rïentra.
Il fronzuto capanno ove dal nembo Ha cercato un ricovero, abbandona Una leggiadra montanina, un poco S’arresta, e poscia se ne va cantando.
Non versi artificiosi, ma stornelli Semplici canterella ; oppur talvolta,
Senza spiccar parole articolate ,
Lascia andare lo spirto dove vuole.
De’ rïavuti fiori onde sua via È dipinta, si fa corona al crine ;
Ed altri accoglie in mazzolini, e intorno In bell’ ordin dispone erbe fragranti.
Ed io verso di lei movo la voce :
c O montanina che cantando vai,
Al mio sentiero deh I l’orme ritorci.
LA MONTANINA D’ASSISI.
O senza cure, forse ne’tuoi rivi Obllo si beve delle atroci cure?
Abita forse queste tue solinghe Rupi la gioja?... Un infelice io sono ,
Che ha bisogno di pace.... O giovinetta,
Io ti sarb fratello, e a villeresche Faccende in rozze lane a te compagno. »
La montanina che andava cantando,
Tace ed il passe arresta e volge il capo ;
Ma quindi piglia la rincorsa, e sale Rapidissimamente un’ alta balza A’cittadini miei piedi inaccessa;
E dietro un’ elce ascondesi, o piuttosto Ella finge nascondersi e si mostra,
E sorridendo mi gitta dei fiori.
Terne d’ esser raggiunta e pur disia La montanina, e m’aspetta cantando. -
(Assisi, 1847.)
I RIMORSI.
I RIMORSI.
(La sema è in una chiesa : è la messa.)
l’angelo custode
Quanto diversa, o Angelica, sei fatta D’allor che in questa chiesa Fanciulla ed innocente E ignara ancor d’amore A’ sacri riti intesa Presso all’altar devotamente stavi,
E piano recitavi
Le tue preghiere !... Non tenevi allora L’ufflciuolo a rovescio,
Corne or lo tieni.... Angelica, a che pensi?
Che ti cruccia?... Il delitto Sulla tua fronte è scritto ;
Ed il rimorso che ti strazia il core,
La tinge di pallore.
ANGELICA
Oh Dio! che messa lunga oggi!... Rimasa Fossi piuttosto in casa !
l’angelo custode
Quanto diversa, o Angelica, sei fatta D’allor che giovinezza T’arrise e ti vesti di vaghe forme !
Sonava allor del tuo canto la via,
E avevi in core una perpétua festa.
Or vi sta la tempesta,
I RIMORSI.
Sebben calma mentisci. .. Ti rammenti Que’ fatali momenti ,
Allor che i primi palpiti Hai sentito d’amore?
Al favellio d’ un tristo seduttore Stolta ! porgesti fede,
Alla mia voce, alla mia voce, alla mia .vocesorda. Avevi poi giurato
Di tener chiuso a nuovi affetti il core ;
Ma il tuo proponimento
Se n’andô sperso corne polve al vento.
La voluttade a un nappo rassomiglia,
Onde l’abboccatura
Ha poco dolce, e molto amaro il fondo.
Tu lo sai, chè scrutato ha il tuo pensiero Ogni d’amor mistero.