‹ Voyages en Corse. à l'île d'Elbe, et en Sardaigne;Chapitre 121 sur 129 · SUSANNA · texte numérisé non relu

SUSANNA

Sola e ignuda dcl bagno in sulla sponda L'ebrea sedeasi giovinetta sposa ; E attonita godea doppiarne Tonda L'inconsapevol nudità vezzosa.

Gclata dietro alla sécréta fronda De'vegli rei la coppia insidiosa Esce tosto d'aguato e la circonda , E chiede, e tenta, e minacciar pur osa.

La morbidetta man Tuno le prende Colla man rude ; un bacio Taitro a côrre Col labbro informe in sul bel labbro pende.

E sola e ignuda, oh Dio! chi la soccorre?

Ah ! nulla terne chi l'onor difende , Chi la vita non cura , e il fallo abborre.

APPENDICE

LA MALINCONIA.

Il cittadino strepito Il f umo ed il tumulto , E più l'orgoglio abbomino :

Ermo sentiero occulto S'indaghi e più pacifico Non profanato asil ,

Ove d'uman vestigio Piè non deturpi il campo :

Le confidenti ombrifere Pian te ricetto e scampo Dienmi : il duol m'urta, e mormora In lamentoso stiï .

Caro all'alme sensibili Saggio cantor britanno , Quella, che t'odo sciogliere, Favella dell'affanno , In me un soave fremito Desta, cbe par piacer.

Piacere ! idol fuggevole , Te in van l'uom brama e traccia Dietro t'anela, abi misero!

Ed un fantasma abbraccia ; Pur delTinganno appagasi ; Nè cura, o abborre il ver.

Fra gl'ilari spettacoli , E nel rumor giocondo

APPENDICE

Sogna, délira, e imniagina D'esser felice al mondo :

Oh illusion! non abita Félicita quaggiù.

Felice fia chi fluttua Fra cento affetti , e oltraggio Fa al bel candor deU'aninia Prestando al vizio omaggio Velato deiripocrita Immago di virtù?

De'venti al torbid'impeto Il mar vast'onde estolle , Mugghia, spumeggia, s'agita, S'ammonta , infuria , e bolle , E al lido in bianchi frangersi Sprazzi gemendo va.

Deirelemento instabile NelForrida tempesta Veggio l'inevitabile Dell'uom sorte funesta :

Gontro al suo fasto il lugubre Scoglio di morte sta.

Ti scorgo , o solitaria Via dal clamor rimota Ai passi miei sol cognita :

Già l'aima a te devota A salutarti un flebile Svelle sospir dal sen.

Diritte fila in ordine Di cipressi funebri

D*ambo i lati t'ombreggiano Co'sacri rami e crebri :

Serto vô al cri ne intessere Quale al mio duol convien.

Il piè s'innoltra, e crescere L'errante ciglio vede Il muto orror patetico AU'innoltrar del piede ; Sol d' aura un cupo sibilo D'intorno odo vagar.

Ob ! quai già sento piovere DelPegro spirto in grembo A mano a man di tetrici Pensier gravoso nembo , Clie affollansi per cbiedermi L'usato lamentai .

Salve , o bosco , ricovero De'tristi lai soltanto :

Qui alcun non puô contendernii La libeità del pianto :

Ah! quando posso piangere Meno infelice io son.

Fronzute querce intrecciano L'annose braccia intorno, Tal che qui mai non pénétra Se non di furto il giorno; Gli occhi a fatica scernere I dubbi oggetti puon.

Luce importuna , fûrati Per sempre agli occhi iniei :

APPENDICE

Tu dmique, o di Dio fulgida Primicra figlia, i rei Dell'uom mislatti illumini, E insozzi il tuo candor ?

Io t'odio : a nuovi palpiti , Luce crudcl , mi danni , Che sol in parte mitiga Sotto i tacenti vanni Quel che invocando accelero A m ho tenebror.

Ma quai udir mai sembraini Per l'aer cheto e fosco JRombo improviso? Gl'ospiti Ah î son di questo bosco Malaugurati e striduli Augei nemici al di.

Quest'è un ruscel che origine Ha dal vicin dirupo ; Col languido discorrerc Va mormorando cupo :

V è i molli fior sonniferi Che il pigro umor nutri.

Accento uman qui fiederc L'orechio a me non puote :

Lungi i detti inûngevoli , L'amare ontose note , E quanto un labbro perfido Sa di più nero ordir.

A te, sacro silenzio, Genio di questo loco ,

APPENDICE. 385

10 di mia cetra dedico H flebil suono e roco :

Le austère leggi venero Che vietano il garrir.

Di qua s'apre e profondasi Tetra ed énorme grotta ; Tentarne il varco è inutile :

Per entro ognor v'annotta; L'ingresso spaventevole Mi fa arretrare il piè. - *

Io mi soffermo all'adito Qui dove un nudo masso Duro riposo apprestami.

11 travagliato e lasso Fianco adagiar su morbide Piume non lice a ine.

A voi , figli d'ignavia , A voi poltrir conviene In seno aile delizie :

Le più lontane arène A gara a voi forniscono Multipliée gioir.

Virtù... ? negletta aggirisi Aile superbe soglie Avvolta in manto logoro, E le discrète voglie Ond'appagar, desideri , Nè speri unqua fruir.

Odo a di mezzo rendere Le voci il cavo speco ;

APPENDICE

Ah! fore a ripercotere Con lagrimevol eco L'estreme noie querule L'ecrita il mio dolor.

Scroscio di frasche e strepito Ecco che di là parte :

Biancheggia il loco mfausto D'ossa all'inlorno sparte :

D'un disperato duoi !

Taie è il tenore immobile Ah ! di mia sorte ria , Che il core audace e timido Paventa e in on desia , L'estremo fato accéléra , Ed evitarlo vuoi.

Tu, vita, don benefico De'numi? e in te chi trova Ombra di bene? U vivere A che cotanto giova ?

D'un maie ahi che si valiça Sempre in un altro mal !

Uom , che sei tu? t'esamino, Ed ahi! gelar mi sento ; Chè nel pensiero memore S'innova lo spavento :

Mostro d'istinto perfido Puô a te trovawi egual?

No, sel va o spiaggia inospita Tal non ne alberga ancora :

APPENDICE

Sol frodi studia e insidie , Il suo simil divora, E sotto il riso l'odio Nasconde ea il livor.

Tutto saper desidera Tutto saper ei crede Vano, orgogiioso, instabile, E illuso ognor travede :

Nel natio carcer brancola Fra l'ombre dell'errOr,

Che il quinto lustro io supero Volge il prim'anno ornai :

Vien , morte : segno a barbaro Cruccio bo vissuto assai :

Altro non fei che piangere Dal primo mio vagir !

Al reo commercio involami De'vivi : ecco il mio voto ; Ver me pietosamôstrati.

Ah spargo i preghi a vuoto!

Col volto scarno ridere

ve ggio a'miei sospir.

Si pianga almeno; alleggiansi Col pianto i miei martori ; Ristoranmi le lagriine , Corne i più puri umori Dell'alba ai fior ristorano L'illanguidito sen.

Ma quai torpor mai serpemi Nel petto a poco a po^> ?

388 APPENDICE

Le stanche luci aggravaini , Più rende il labbro fioco :

È il sonno : e non fia TuUimo ?

Ah fosse lungo almen!

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