SUSANNA
Sola e ignuda dcl bagno in sulla sponda L'ebrea sedeasi giovinetta sposa ; E attonita godea doppiarne Tonda L'inconsapevol nudità vezzosa.
Gclata dietro alla sécréta fronda De'vegli rei la coppia insidiosa Esce tosto d'aguato e la circonda , E chiede, e tenta, e minacciar pur osa.
La morbidetta man Tuno le prende Colla man rude ; un bacio Taitro a côrre Col labbro informe in sul bel labbro pende.
E sola e ignuda, oh Dio! chi la soccorre?
Ah ! nulla terne chi l'onor difende , Chi la vita non cura , e il fallo abborre.
APPENDICE
LA MALINCONIA.
Il cittadino strepito Il f umo ed il tumulto , E più l'orgoglio abbomino :
Ermo sentiero occulto S'indaghi e più pacifico Non profanato asil ,
Ove d'uman vestigio Piè non deturpi il campo :
Le confidenti ombrifere Pian te ricetto e scampo Dienmi : il duol m'urta, e mormora In lamentoso stiï .
Caro all'alme sensibili Saggio cantor britanno , Quella, che t'odo sciogliere, Favella dell'affanno , In me un soave fremito Desta, cbe par piacer.
Piacere ! idol fuggevole , Te in van l'uom brama e traccia Dietro t'anela, abi misero!
Ed un fantasma abbraccia ; Pur delTinganno appagasi ; Nè cura, o abborre il ver.
Fra gl'ilari spettacoli , E nel rumor giocondo
APPENDICE
Sogna, délira, e imniagina D'esser felice al mondo :
Oh illusion! non abita Félicita quaggiù.
Felice fia chi fluttua Fra cento affetti , e oltraggio Fa al bel candor deU'aninia Prestando al vizio omaggio Velato deiripocrita Immago di virtù?
De'venti al torbid'impeto Il mar vast'onde estolle , Mugghia, spumeggia, s'agita, S'ammonta , infuria , e bolle , E al lido in bianchi frangersi Sprazzi gemendo va.
Deirelemento instabile NelForrida tempesta Veggio l'inevitabile Dell'uom sorte funesta :
Gontro al suo fasto il lugubre Scoglio di morte sta.
Ti scorgo , o solitaria Via dal clamor rimota Ai passi miei sol cognita :
Già l'aima a te devota A salutarti un flebile Svelle sospir dal sen.
Diritte fila in ordine Di cipressi funebri
D*ambo i lati t'ombreggiano Co'sacri rami e crebri :
Serto vô al cri ne intessere Quale al mio duol convien.
Il piè s'innoltra, e crescere L'errante ciglio vede Il muto orror patetico AU'innoltrar del piede ; Sol d' aura un cupo sibilo D'intorno odo vagar.
Ob ! quai già sento piovere DelPegro spirto in grembo A mano a man di tetrici Pensier gravoso nembo , Clie affollansi per cbiedermi L'usato lamentai .
Salve , o bosco , ricovero De'tristi lai soltanto :
Qui alcun non puô contendernii La libeità del pianto :
Ah! quando posso piangere Meno infelice io son.
Fronzute querce intrecciano L'annose braccia intorno, Tal che qui mai non pénétra Se non di furto il giorno; Gli occhi a fatica scernere I dubbi oggetti puon.
Luce importuna , fûrati Per sempre agli occhi iniei :
APPENDICE
Tu dmique, o di Dio fulgida Primicra figlia, i rei Dell'uom mislatti illumini, E insozzi il tuo candor ?
Io t'odio : a nuovi palpiti , Luce crudcl , mi danni , Che sol in parte mitiga Sotto i tacenti vanni Quel che invocando accelero A m ho tenebror.
Ma quai udir mai sembraini Per l'aer cheto e fosco JRombo improviso? Gl'ospiti Ah î son di questo bosco Malaugurati e striduli Augei nemici al di.
Quest'è un ruscel che origine Ha dal vicin dirupo ; Col languido discorrerc Va mormorando cupo :
V è i molli fior sonniferi Che il pigro umor nutri.
Accento uman qui fiederc L'orechio a me non puote :
Lungi i detti inûngevoli , L'amare ontose note , E quanto un labbro perfido Sa di più nero ordir.
A te, sacro silenzio, Genio di questo loco ,
APPENDICE. 385
10 di mia cetra dedico H flebil suono e roco :
Le austère leggi venero Che vietano il garrir.
Di qua s'apre e profondasi Tetra ed énorme grotta ; Tentarne il varco è inutile :
Per entro ognor v'annotta; L'ingresso spaventevole Mi fa arretrare il piè. - *
Io mi soffermo all'adito Qui dove un nudo masso Duro riposo apprestami.
11 travagliato e lasso Fianco adagiar su morbide Piume non lice a ine.
A voi , figli d'ignavia , A voi poltrir conviene In seno aile delizie :
Le più lontane arène A gara a voi forniscono Multipliée gioir.
Virtù... ? negletta aggirisi Aile superbe soglie Avvolta in manto logoro, E le discrète voglie Ond'appagar, desideri , Nè speri unqua fruir.
Odo a di mezzo rendere Le voci il cavo speco ;
APPENDICE
Ah! fore a ripercotere Con lagrimevol eco L'estreme noie querule L'ecrita il mio dolor.
Scroscio di frasche e strepito Ecco che di là parte :
Biancheggia il loco mfausto D'ossa all'inlorno sparte :
D'un disperato duoi !
Taie è il tenore immobile Ah ! di mia sorte ria , Che il core audace e timido Paventa e in on desia , L'estremo fato accéléra , Ed evitarlo vuoi.
Tu, vita, don benefico De'numi? e in te chi trova Ombra di bene? U vivere A che cotanto giova ?
D'un maie ahi che si valiça Sempre in un altro mal !
Uom , che sei tu? t'esamino, Ed ahi! gelar mi sento ; Chè nel pensiero memore S'innova lo spavento :
Mostro d'istinto perfido Puô a te trovawi egual?
No, sel va o spiaggia inospita Tal non ne alberga ancora :
APPENDICE
Sol frodi studia e insidie , Il suo simil divora, E sotto il riso l'odio Nasconde ea il livor.
Tutto saper desidera Tutto saper ei crede Vano, orgogiioso, instabile, E illuso ognor travede :
Nel natio carcer brancola Fra l'ombre dell'errOr,
Che il quinto lustro io supero Volge il prim'anno ornai :
Vien , morte : segno a barbaro Cruccio bo vissuto assai :
Altro non fei che piangere Dal primo mio vagir !
Al reo commercio involami De'vivi : ecco il mio voto ; Ver me pietosamôstrati.
Ah spargo i preghi a vuoto!
Col volto scarno ridere
ve ggio a'miei sospir.
Si pianga almeno; alleggiansi Col pianto i miei martori ; Ristoranmi le lagriine , Corne i più puri umori Dell'alba ai fior ristorano L'illanguidito sen.
Ma quai torpor mai serpemi Nel petto a poco a po^> ?
388 APPENDICE
Le stanche luci aggravaini , Più rende il labbro fioco :
È il sonno : e non fia TuUimo ?
Ah fosse lungo almen!