‹ Voyages en Corse. à l'île d'Elbe, et en Sardaigne;Chapitre 123 sur 129 · H EL I79O · texte numérisé non relu

H EL I79O

Libero spirto indagator del vero Di rea lusinga non aspergo i carmi ; Sol le bell'opre dell'oblio severo

Involo airarmi.

APPENDICE

Io de'potenti le superbe soglie Miro da lungi, e d'appressarmi sdegno, Nè al vano orgoglio, e aile dorate spoglie

Serve ringegno.

Stancar non so coVoti miei fortuna ; Pago di quel che mi concesse il fato Fra i lari umili , ove sortii la çuna ,

Vivo beato.

Qui le sacr'arti son mia dolce cura , Nè del volgo vénal temo il disprezzo , E a un vol sublime ver Tétà ventura

La mente avvezzo.

De'forti il braccio , e i nobili perigli , Non eflïmero onor di sangue avito, Sono agli alati délia cetra ngH

Possente invito.

Corne , se acciaro il duro sen percote , L'occulto foco si sprigiona , e mille Lucide a un tratto dalFalpestre cote

Scoppian scintille ; Tal , di stupor se mi ferisce il prode , Destansi in me l'immagini tacenti , Che al caldo labbro di non compra Iode

Chiedono accenti.

Ed or che a noi di bella gloria carco Dopo tant'anni alfin tu fai ritorno , Non deggio aprir d'eternitade il varco

Al fausto giorno?

Oh quai incendio per le fibbre io sento Scorrermi ratto î mai più bella forse Provocatrice di febeo conccnto

Gag ion non sorse.

390 APPENDICE

Ma indugio a me , signor, fa tua virtude :

Ammiro il folto stuol de'tuoi gran vanti , E quai temprar sulla canora incude

Non so f*a tanti.

D'Ida l'irsuto montanaro in cima Cosi guardando or quella pian ta, or que sta, Mentre non sa quai poi troncar, quai prima ,

Sospeso resta.

Dubbio cosi per odoroso prato Rustica Ninfa il passo avvien che volga, Ne sa fra mille fiori , ond'è smaltato,

Quai prima colga.

Teco rinchiusa in bianco vel la fede , Teco costanza intrepida e sicura , Teco prudenza vien, che tutto vede,

Tutto misura.

Tu délia patria, in sull'etade bionda , Torvo guatasti la servit catena , Nè più lusinghe ebbe per te la sponda

Délia Sirena.

Chè lei giacente a sollevar daU'onte Voli col lauro fra le chiome inserto ; E tosto tréma di Liguria in fronte

L'ingiusto serto.

Lunghe non fur le belliche contese :

Per te s'unir le forze in pria divise ; E aile veloci paventate imprese

Vittoria arrise.

D'ingiuriosa servitude il laccio Sciolto, onde fummo lungamente afllitti, Alfin riprese a bel la pace in braccio

Cirno i suoi diitti.

APPENDICE

La disperata tirannia contorse Ver te le luci allor di sangue ingorde, E per rabbia fuggendo il dito morse ,

» Ed anco il morde.

Parlàr le leggi, ed il delitto sparve, Fiorir costumi e de bei studj al chiaro Fulgor le cieche d'ignoranza larve

Si dileguaro.

Allor di cittadin di patria il nome La prima volta sul tuo labbro intesi , E ai dolci nomi , al sacro ardor oh corné

Anch'io m'accesi î Quantunque fossi sulla prima aurora De'miei verd'anni nel fuggir si lievi , Di que' bei giorai io mi rammento ancora

Ahi troppo brevi.

Straniere insidie contro noi repente Sorser velate d'amistà col manto , Che poi forzàr la libertà cadente

A nuovo pianto.

Ma nel cimento in te vigor non langue :

Urti , e combatti il prepotente insulto ; Tingonsi i campi di nemico sangue,

Ne cedi inulto.

Vide l'Europa i'inegual contrasto, E meglio vide il tuo valor distinto :

Biasmo sorti del vincitore il fasto,

E gloria il vinto.

Te generosa sull'amico lido Anglia chiamando, degno asil t'offerse :

Alzô di plauso libertade un grido ,

Le braceia aperse

592 APPENDICE

E noi , rapito di tue cure il frutto , Vittima ingiusta d'un peter tiranno Restamino in preda fra Torrore e'I lutto

A lungo affanno ; Che al fin cesso , poichè l'antico errore, Poichè più saggia i primi torti emendi , E a noi la libertade e il difensore,

Gallia tu rendi.

N.° A , page 27.

LA CADUTA dell' abbate d. giuseppe straforelli.

E scritto in cielo , che chi nasce muora.

Ogni uomo ai nove mesi al mondo viene ; Ma del morire è incerto il mese e Fora.

Qui sento chi mi dice : il sappiam bene :

Domina èdi fede, e chiosa di notai.

Leggi i miei versi , e meglio lo saprai.

Quando Faspetti men , morte t'assale ; Quando Ion tan la credi , ell' è vicina.

Puoi morir di quaresma o carnovale , Puoi morir dalla sera alla mattina ; E taluno oggi sciala , e fa figura , E domani dà il tuifo in sepoltura.

APPENDICE. 59

E una grazia del cielo , s'ei talora , Col darci un opportuno awertimento , Previen quella vecchiaccia traditora , Ch ! ammazza l'uomo senza complimento.

Si buon avviso io Fho dai cielo avuto , Benchè in un modo che non m'è piaciuto.

Poco mancô , che mentre al camposanto Stavo colla candela e col breviario Intonando l'esequie in fermo canto De ' trapassati nell' anniversario ; Poco mancô , dicea , senza motivo , Ch* io non restassi sotterrato vivo.

Dando indietro una gamba per pregare In suifragazion de' miei bisavi , Nel punto ch' io volea propio inlonare De profundi ad te Domine clamavi, Casco a rovescio d'una fossa in fondo ; E mi credo con quei delT altro monde

Ebbi al fil délie rené un duro scrollo ; E mentre steso li con divozione Ringrazio Dio che non mi ruppi il collo y Mi cadde in testa un pezzo di sabbione :

Credctti d'aver sopra il beccan:orto :

Non mi coprir, gridai , ch' io non son morto.

Risero tutti senza discrezione ; E io pur li stava immobile e confuso.

Clii più pietoso mi porse il cordone Délia sua cappa per tirarmi suso ; Chi il subvenitc sancti Dei mi lesse :

Clii gridô : terra addosso, e poche messe.

594 APPENDICE

Io n'uscii salvo, chè Domeneddio Non volea , che morissi ab intestato.

Voi che rideste allor sul caso mio , Che m'intronô le rené ed il costato , Vi guardi Iddio da quel luogo fatale , E dal cascarci senza farvi maie.

IL R1TRATÎO.

Fra tante voglie che mi son cavato > Vo' cavarmi anche questa ad ogni patto, Di vedermi in un quadro ritrattato.

Mi feci prête , e quel ch' è fetto è fatto ; Nè giusta il jus canonico poss' io Lasciare in carne e in ossa il mio ritratto.

Ritrattami tu dunque, o compar mio ; Ch' ad ogni modo , in cera o in carta pesta Alla posterità vo' andare anch' io.

Tu mi dirai : che strana brama è questa Or che già grinzo e improsciuttito sei , E non hai denti in bocca e crini in testa?

Alla morte pensar certo io dovrei :

E ben ci penso, quando mi rammento Che sto già per finir tre giubilei.

Pur m' è venuto in cor questo talento :

Se non Fappago ( vedi fantasia ) !

Non mi parrebbe di tnorir contente

APPENDICE

S' altro non posso , alla famiglia mia

10 vo' lasciar, corn' un legato pio ,

11 profil délia inia fisonomia.

Era questi , diranno, il nostro zio Penitenzier canonico, vecchietto, Ch* in età di tanti anni sen morio.

Oh quanto gli somiglia î il poveretto Àvea cosi buon core e buona testa , Faceto , allegro , cordiale e schietto.

Àlmen di lui questo ritratto resta , Che ci rimette giusto alla memoria Corn' andava vestito il di di festa.

Il poveraccio , Iddio se l'abbia in gloria , Non ebbe ugual, pria che perdesse i denti, NelT intonar Y Eleisonne e il Gloria.

Poi con facezie divertia le genti , Cantando in versi storielle amené , E bizzarri, ridicoli accidenti.

Ancor quella cascata ci sovvienne , Che gl' inteiruppe a mezzo il Miserere, E per poco non ruppegli le schiene ;

Quand* intonando funebri preghiere Cascô dentro una fossa alF impensata ; Ne so coine n' usci coll' ossa intere.

Ei si rizzô da quella straminazzata , E a guarirgli le coste e il mesentero , Gli bastô d' uova fvesche una chiarata.

596 APPENDICE

Ma questa volta ci casco davvero Il pover' uom , nè in prosa o in poesia Puô venirla a contar dal cimitero.

Requiescat in pace , e cosi sia.

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