Quant Erichton.... Erichton était une magicienne
Quel color che viltà di fuor mi pinse, Veggendo il duca mio tornare in volta, Più tosto dentro il suo nuovo ristrinse.
Attento si fermò com’ uom che ascolta; Chè l’ occhio nol potea menare a lunga Per l’aer nero e per la nebbia folta.
« Pure a noi converà vincer la punga, Cominciò ei; se non.. tal ne s’offerse...
O quanto tarda a me ch'altri quì giunga!
Io vidi ben si com’ ei ricoperse Lo cominciar con l’altro che poi venne, Che fur parole alle prime diverse.
Ma nondimen paura il suo dir dienne, Perch’io traeva la parola tronca Forse a peggior sentenza ch’ ei non tenne.
« In questo fondo della trista conca Discende mai alcun del primo grado,
Che sol per pena ha la speranza cionca? »
Questa question fec’io. E quei : « Di rado Incontra, mi rispose, che di nui Faccia il cammino alcun per quale io vado.
Vero è ch’ altra fiata quaggiù fui Congiurato da quella Eriton cruda
La
Ceste palors dont viltés me teigni, Quand je mon duc vi prendre arrier sa route.
Fist que plus tost la sue il restreigni.
Il se ferma com li hom qui escoute ; Car la veüe nel pooit loin mener, 6 Que li airs noirs et la niule avait route. « À nous por tant conviendra sormonter, Comença il, ... se non... teus s'iofri....
Oh que ci tarde uns autre à se monstrer! »
Je bien conui si come il recovri Son premier dire o son dire dernier; 42 Car li derniers au premier n'assenti.
Mais non pourquant j'en oi moult destorbier, Traiant, espoir, la parole tronquée À pior sens que n’eut en son cuidier.
.« En ceste combe parfonde et desfaée Descendi nus du cercle premerain 18 Où sol por peine l’esperance est emblée ? » Si demandai, et il dit aparmain:
« Gueres ne fait nus de no compagnie, La voie où je te guie par la main.
Vrais est que fui gà jus une autre fie, Quant Ericthon m’envocha, la doutée,
de Thessalie dont parlent Ovide, Hér. XV, 139, et Lucain
24 Che richiama l’ombre a' corpi sui.
Di poco era di me la carne nuda, Ch’ella mi fece entrar dentro a quel muro, Per trarne un spirito del cerchio di Giuda.
Quello è il più basso loco e il più oscuro, E il più lontan dal ciel che tutto gira ; 30 Ben so il cammin; però ti fa securo.
Questa palude che il gran puzzo spira * Cinge d’intorno la città dolente U’ non potemo entrare omai senz’ ira. »
Ed altro disse; ma non l'ho a mente, Però che l’occhio m'’avea tutto tratto 36 Ver l’alta torre alla cima rovente, Dove in un punto furon dritte ratto Tre furie infernal’ di sangue tinte, Che membra femminili aveano ed atto, E con idre verdissime eran cinte; Serpentelli e ceraste avean per crine, 42 Ondele fiere tempie erano avvinte.
E quei che ben conobbe le meschine Della regina dell’ eterno pianto :
« Guarda, mi disse, le feroci Erine.
Questa è Megera dal sinistro canto ; Quella che piange dal destro è Aletto ; 48 Tesifone è nel mezzo ». E tacque a tanto.
Con l’ unghie si fendea ciascuna il petto, Batteansi a palme, e gridavan sì alto ‘Ch’io mi strinsi al poeta per sospetto.
VI, 507, qui lui fit évoquer un mort pour prédire à Sextus Pompée le sort de la guerre. Mais la scène imaginée par Lucain est antérieure de trente ans à la mort de Virgile. Ce n'est donc pas de cette évocation qu'il s’agit ici.